La Commissione europea (Commissione) dovrà rideterminare il quantitativo massimo annuo delle quote di emissioni di gas a effetto serra che devono essere assegnate gratuitamente agli impianti industriali per il periodo 2013-2020.

Tale rideterminazione dovrà avvenire entro dieci mesi dalla pubblicazione della sentenza con cui la Corte di Giustizia (CdG) ha dichiarato invalida la decisione 2013/448/UE della Commissione (Decisione), nella parte relativa al calcolo del c.d. fattore di correzione transettoriale uniforme (fattore di correzione), ossia l’elemento sulla base del quale le diverse autorità nazionali competenti avevano proceduto all’assegnazione di dette quote per il periodo 2013-2020.

In particolare, pronunciandosi sul rinvio pregiudiziale operato da diversi giudici nazionali, tra cui il TAR del Lazio (TAR), la CdG ha riscontrato come il calcolo del quantitativo massimo delle quote – che, a sua volta, incide sulla definizione del fattore di correzione – sia stato effettuato dalla Commissione sulla base di dati forniti dagli Stati membri tra loro incoerenti, in quanto basati su una differente interpretazione dell’art. 10 bis della direttiva 2003/87 (Direttiva).

Tale fattore di correzione viene infatti applicato ai fini del calcolo del quantitativo annuo definitivo delle quote gratuite assegnate a ciascun impianto industriale, essendo questo funzionale ad evitare che il quantitativo preliminare di dette quote assegnate in via provvisoria da parte degli Stati membri ecceda quello massimo annuo stabilito a livello comunitario ai sensi della Direttiva.

Ed infatti, il fattore di correzione viene calcolato dalla Commissione confrontando la somma dei quantitativi annui preliminari delle quote gratuite assegnate dagli Stati membri agli impianti industriali ogni anno nel periodo 2013-2020 con il quantitativo massimo annuo di quote, calcolato ai sensi dell’art. 10 bis della Direttiva.

Con riguardo a tale ultimo valore, la CdG ha ricordato come, ai sensi dell’art. 10 bis, par. 5, lett. b), della Direttiva, ai fini del calcolo del quantitativo massimo annuo di quote, la Commissione debba tenere conto delle “…sole «emissioni (...) da impianti inclusi nel sistema comunitario soltanto a partire dal 2013» e non [de]ll’insieme delle emissioni incluse a partire da tale data…”, lettura, quest’ultima, che alcune versioni della Direttiva tradotte nelle lingue dei vari Stati membri, come ad esempio in francese, tuttavia suggerivano.

La CdG ha quindi rilevato come, ai fini del calcolo di tale quantitativo massimo, la Commissione si sarebbe basata su dati trasmessi da alcuni Stati membri che, contrariamente ad altri, avrebbero preso in considerazione anche le emissioni prodotte da nuove attività svolte da impianti già sottoposti al sistema di scambio di quote prima del 2013.

Sotto tale profilo, la CdG ha pertanto ritenuto invalida la Decisione, nella parte relativa al calcolo di tale quantitativo massimo di quote e, conseguentemente, del fattore di correzione, posto che, “…nei limiti in cui [i] dati [trasmessi dai diversi Stati membri] non le consentivano di determinare il quantitativo massimo annuo di quote e, di conseguenza, il fattore di correzione, [la Commissione]avrebbe almeno dovuto chiedere agli Stati membri di effettuare le necessarie correzioni…”.

Tuttavia, in considerazione delle gravi ripercussioni che l’annullamento del fattore di correzione potrebbe avere sull’intero sistema per lo scambio di quote istituito dalla Direttiva, la CdG ha stabilito che la dichiarazione di invalidità contenuta nella propria sentenza sarà suscettibile di produrre effetti solo al termine di un periodo di dieci mesi concesso alla Commissione per adottare le misure necessarie.

Le assegnazioni finali anteriori alla sentenza della CdG rimangono pertanto valide, in quanto effettuate dalle autorità nazionali “…sulla base di una normativa ritenuta valida…”, per lo meno sino ad oggi.

Paradossalmente altrettanto valide dovranno altresì ritenersi le misure e le decisioni adottate nei successivi dieci mesi dalle autorità competenti sulla base delle disposizioni invalidate, le quali “…non potranno essere rimesse in discussione…”, posto che simile dichiarazione di invalidità, “…in mancanza di un fattore di correzione applicabile, [impedirebbe] l’assegnazione di quote nel periodo successivo alla data di pronuncia della presente sentenza…”.

Sarà interessante vedere come si comporterà ora il TAR di fronte a questa pronuncia di invalidità, la cui efficacia “differita” nel tempo è stata espressamente estesa dalla CdG anche nei confronti delle società ricorrenti nei giudizi principali, tra cui Eni, Esso, Lucchini, Buzzi Unicem, ecc., posto che “…non è escluso che dalla revisione derivi una riduzione del quantitativo massimo annuo di quote nonché un aumento correlativo del fattore di correzione…”.

Una vittoria amara, quindi, per le imprese produttrici di gas a effetto serra. Per lo meno fino al febbraio 2017.