Buona la … terza: pronunciandosi per la terza volta sull’annosa vicenda che era iniziata con la concessione da parte di ItaliaFrancia e Irlanda di un’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumia a beneficio dei rispettivi produttori nazionali, il Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale), nelle sue sentenze dello scorso 22 aprile, contrariamente alle sue prime due sentenze del 2007 e del 2012, ha ritenuto che la decisione della Commissione europea (Commissione) che dichiarava detta esenzione un aiuto di Stato sia corretta e che detti aiuti debbano essere pertanto recuperati.

Ripercorrendo brevemente i fatti, i tre Stati sopra citati avevano esentato i rispettivi produttori nazionali di allumia dall’accisa sugli oli minerali utilizzati per la produzione di tale polvere. Il Consiglio dell’Unione Europea (Consiglio) nel 2001 aveva dato il suo benestare a dette esenzioni e aveva prorogato la loro efficacia fino al 31 dicembre 2006. Nel 2005, tuttavia, la Commissione aveva accertato che tali misure, finanziate mediante risorse statali, conferivano un vantaggio selettivo alle società beneficiarie e che le esenzioni concesse da Italia, Francia e Irlanda costituissero aiuti di Stato illegittimi. La Commissione aveva tuttavia deciso che la misura concessa fino al 2 febbraio 2002, benché incompatibile con il mercato comune, non dovesse essere recuperata in quanto tale recupero sarebbe stato in contrasto con i principi del legittimo affidamento e della certezza del diritto. Di contro, la Commissione aveva ordinato il recupero degli aiuti concessi tra il 3 febbraio 2002 e il 31 dicembre 2003. Tale decisione era stata tuttavia annullata dal Tribunale una prima volta nel 2007 ed una seconda volta, con diversa motivazione, nel 2012, a seguito di due rispettivi annullamenti con rinvio da parte della Corte di Giustizia (CdG).

Il Tribunale, nella sentenza in commento, ha stabilito che la decisione della Commissione del 2005 è corretta nei rilievi afferenti l’esistenza di un aiuto selettivo e la sua incompatibilità con il mercato interno ed ha riconosciuto che la Commissione non ha violato il principio del legittimo affidamento dei beneficiari delle misure in discussione.

Il Tribunale in primis ha rilevato che la Commissione, nonostante l’approvazione del Consiglio, era competente ad esaminare se le esenzioni concesse dai tre Stati costituissero un aiuto di Stato. Infatti, le decisioni del Consiglio potevano produrre effetti solo nell’ambito coperto dalle norme in materia di armonizzazione delle legislazioni relative alle accise e lasciavano impregiudicati gli effetti di un’eventuale decisione della Commissione nell’esercizio delle proprie competenze in materia di aiuti di Stato. Inoltre, il Tribunale ha ritenuto che la Commissione avesse correttamente rilevato che l’esenzione controversa fosse una misura selettiva sia sul piano regionale, nella misura in cui favoriva qualsiasi produttore di allumia situato nelle regioni nazionali interessate rispetto a potenziali investitori desiderosi di investire in altre regioni, sia sul piano materiale, in quanto favoriva le società produttrici di allumia rispetto ad altri beni o produzioni. Infine, il Tribunale ha ritenuto che la Commissione non avesse violato il principio del legittimo affidamento in quanto, sebbene avesse adottato la decisione controversa in un termine irragionevole (erano infatti trascorsi 49 mesi tra l’avvio del procedimento e l’adozione della decisione controversa), tale ritardo non costituiva una circostanza eccezionale tale da far sorgere in capo alle imprese interessate un legittimo affidamento quanto alla regolarità degli aiuti controversi. Infatti, l’inerzia della Commissione era priva di significato nel momento in cui i regimi di aiuto non erano stati notificati e la mera violazione del principio del rispetto di un termine ragionevole per l’adozione della decisione non ostava a che la Commissione ordinasse il recupero degli aiuti controversi.

L’ultima parola spetta ora alla CdG.