Dopo un giudicato di annullamento da cui derivi il dovere o la facoltà di provvedere di nuovo…”, la pubblica amministrazione ha l’obbligo “…di esaminare l’affare nella sua  interezza, sollevando, una volta per tutte, tutte le questioni che ritenga rilevanti, dopo di ciò non potendo tornare a decidere sfavorevolmente neppure in relazione a profili non ancora esaminati…”.  

È il principio del c.d. one shot, recentemente ribadito dal Consiglio di Stato (CdS), che limita la discrezionalità della p.a. rispetto ad un giudicato formatosi sulla decisione di questa di rigettare un’istanza presentata da un soggetto privato. Tale principio costituisce, infatti, un “punto di equilibrio” tra le due opposte esigenze rappresentate dalla garanzia dell’inesauribilità del potere della p.a. e quello della portata cogente del giudicato, al quale la prima, anche nell’esercizio della propria discrezionalità, è in ogni caso vincolata, permettendo alla p.a. di indicare, una volta sola dopo il giudicato, nuove ragioni ostative all’accoglimento di un’istanza avanzata da un soggetto privato.  

In applicazione di tale principio, il CdS ha quindi accolto i ricorsi presentati da Eni e Isab (collettivamente, leSocietà), proprietarie di stabilimenti per la raffinazione siti nei comuni di SannazzaroTaranto e Prioro Gargallo, avverso le sentenze del TAR Lazio con le quali quest’ultimo ha ritenuto legittima la decisione del Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE (Direttiva) relativa al sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (Comitato Ets) di rigettare, per la terza volta consecutiva, l’istanza avanzata dalle Società volta ad ottenere l’assegnazione di quote integrative di CO2, in qualità di “nuovi entranti” per le modifiche effettuate sui relativi impianti.  

Infatti, a norma del D.lgs. 216/2006, ai fini dell’ottenimento a titolo gratuito delle quote integrative di CO2  riservate ai “nuovi entranti” dalla Direttiva, sono considerati “nuovi entranti” anche quei soggetti che abbiano già ottenuto un’autorizzazione all’emissione di gas a effetto serra e che successivamente ottengano un aggiornamento di detta autorizzazione “a motivo di modifiche significative apportate alla natura o al funzionamento dell’impianto”.  

Nel caso in esame, il Comitato Ets, pur avendo concesso alle Società detto aggiornamento, ha però rigettato l’istanza di queste ultime volta ad ottenere le suddette quote integrative. E ciò per ben tre volte. Infatti, a fronte dei primi due rifiuti del Comitato Ets, entrambi impugnati dalle Società innanzi al giudice amministrativo e da questo annullati, il Comitato Ets ha nuovamente rigettato tali istanze, avendo tuttavia “…esaurito il proprio potere discrezionale…”. Ed infatti il CdS, riconoscendo come, dopo il giudicato relativo all’annullamento del primo provvedimento di rigetto del Comitato Ets, quest’ultimo “…ha adottato altri due provvedimenti di rigetto, indicando in entrambi “nuove” ragioni ostative all’accoglimento dell’istanza…”, ha accertato la contrarietà del terzo rifiuto opposto da quest’ultimo “…alla regola dell’esaurimento del potere discrezionale, con conseguente sua illegittimità…”.  

Un chiaro limite, dunque, posto dalla giurisprudenza amministrativa in capo alla p.a., allo scopo di tutelare le esigenze di certezza del diritto e di tutela degli interessi legittimi dei privati anche nei confronti dell’esercizio di attività discrezionali dell’amministrazione stessa, rispetto alle quali la portata accertativa e conformativa del giudicato rischierebbe di venir vanificata “…ove [la p.a.] ogni volta ponesse a sostegno del “nuovo” provvedimento fatti “nuovi” (in quanto non precedentemente esaminati)…”.