Nelle sue conclusioni rese il 2 giugno u.s., Juliane Kokott, Avvocato generale (AG Kokott) presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CdG), ha ritenuto che, estendendo il regime nazionale di garanzia dei depositi alle quote concesse alle persone fisiche delle cooperative finanziarie ARCO (garanzia ARCO), il Regno del Belgio avrebbe violato il diritto dell’Unione Europea (UE). Anzitutto, l’AG Kokott, confermando la decisione 2014/686 (la Decisione) della Commissione Europea (Commissione), ha qualificato la garanzia ARCO come nuovo aiuto di Stato attuato in maniera illegale. L’AG Kokott ha inoltre rilevato che la Direttiva 94/19 assume, relativamente al tema in esame, un approccio essenzialmente neutrale.

Ai sensi dell’art. 36/24, paragrafo 1, punto 3, della Legge sulla Banca nazionale del 22 Febbraio 1998, nel Novembre 2011 lo Stato Belga concedeva a 800.000 azionisti privati delle tre cooperative finanziarie ARCO - Arcopar, Arcofin e Arcoplus (gruppo ARCO) - la stessa garanzia di quella prevista per i depositi di risparmio o certi tipi di assicurazione sulla vita (quote fino ad un tetto di € 100.000 per investitore). Sulla base di suddetto articolo veniva emanato il regio decreto del 10 Ottobre 2011 con il quale si consentiva alle cooperative attive nel settore finanziario di aderire, su base volontaria, al fondo speciale di tutela istituito in Belgio nel 2008 per i depositi e le assicurazioni sulla vita (Fondo speciale di tutela dei depositi, assicurazioni sulla vita e capitale delle cooperative riconosciute). Con regio decreto del 7 Novembre 2011 veniva infine accettata la domanda presentata dal gruppo ARCO volta ad ottenere la tutela del suo capitale. Il gruppo ARCO era allora uno degli azionisti principali della banca Dexia.

Lo stesso 7 Novembre 2011, lo Stato belga notificava la garanzia ARCO alla Commissione la quale, nel 2014, la qualificava come aiuto di Stato illegale e ne ordinava il recupero dei vantaggi. Il gruppo ARCO e il Regno del Belgio rispettivamente presentavano due ricorsi in annullamento di detta decisione che pendono attualmente dinanzi al Tribunale dell’UE. La garanzia ARCO ha inoltre dato origine alle azioni di una serie di investitori privati e istituzionali in Belgio che avevano investito il loro denaro direttamente in azioni della Dexia o di altre società di capitali e che si sentivano dunque svantaggiati in quanto esclusi da tale garanzia. A questo riguardo, la Corte Costituzionale (CC) del Regno del Belgio è attualmente chiamata a pronunciarsi, su richiesta del Consiglio di Stato, sulla costituzionalità della garanzia ARCO, ovvero se tale misura sia compatibile con i principi di parità di trattamento e di non discriminazione sanciti negli art. 10 e 11 della Costituzione belga. A seguito del rinvio pregiudiziale della CC con sentenza pervenuta il 19 Febbraio 2015, la CdG è chiamata ora ad occuparsi di entrambi gli aspetti della garanzia ARCO.

In primis, le eccezioni sollevate dal gruppo ARCO contro la decisione della Commissione si riferiscono alla nozione di aiuto di Stato ai sensi dell’art. 107, paragrafo 1 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) ed all’obbligo di motivazione gravante sulla Commissione ai sensi dell’art. 296 TFUE. Come ricordato dall’AG Kokott, la qualifica di aiuto ai sensi dell’art. 107, paragrafo 1 del TFUE richiede che sussistano i seguenti requisiti: i) deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali; ii) tale intervento deve essere idoneo ad incidere sugli scambi tra gli Stati membri; iii) deve concedere un vantaggio al suo beneficiario ed infine iv) deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza. Nel caso di specie, è in discussione, da un lato se la garanzia ARCO integri un vantaggio selettivo per il gruppo ARCO e, dall’altro, se esso sia idoneo a incidere sugli scambi tra gli Stati membri e a falsare la concorrenza sul mercato interno. L’AG Kokott chiaramente conferma la posizione della Commissione secondo la quale la garanzia ARCO è un nuovo aiuto di Stato in quanto il gruppo ARCO era stato “l’unico vero beneficiario del regime di garanzia” e che ciò gli conferiva un vantaggio “chiaramente selettivo”. La Commissione osservava inoltre che la garanzia ARCO fornisce al gruppo ARCO uno strumento per fronteggiare i flussi in uscita dei capitali o, quantomeno, per limitarli o ritardali: è evidente per l’AG Kokott che ciò conferisce al gruppo un vantaggio concorrenziale rispetto ad altre imprese attive nel settore finanziario - sia a livello nazionale che europeo. Ancora, l’AG Kokott elogia l’appropriatezza e l’accurata selezione di dettagli che presenta la motivazione della Commissione. In conclusione, l’AG Kokott ritiene che il Regno del Belgio abbia concesso un nuovo aiuto di Stato al gruppo ARCO che sarebbe dovuto essere notificato alla Commissione ai sensi dell’art.108 TFUE. La notifica, essendo avvenuta lo stesso giorno in cui il gruppo ARCO fu ammesso formalmente nel sistema belga di garanzia dei depositi mediante decreto, non può essere considerata tempestiva secondo l’AG Kokott.

In secundis, relativamente al profilo costituzionale, l’AG Kokott analizza le disposizioni di diritto dell’UE in materia di garanzia di depositi e conclude che la Direttiva 94/19 debba essere interpretata nel senso che essa non obbliga gli Stati Membri, ma neppure vieta loro, di estendere il rispettivo sistema nazionale di garanzia dei depositi alle quote detenute da persone fisiche in cooperative finanziarie, purché ciò non pregiudichi l’effetto utile della garanzia dei depositi e non violi altre disposizioni del diritto dell’UE.

Qualora la CdG adottasse l’opinione dell’AG Kokott e ritenesse valida la decisione della Commissione, la stessa rimarrebbe comunque libera di annullare la decisione della Commissione nei due procedimenti pendenti dinnanzi alla stessa CdG per ragioni diverse da quelle discusse in sede di rinvio pregiudiziale.