Con la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale) del 14 luglio scorso (causa T-146/09 RENV), la cui traduzione italiana non è ancora disponibile, l’annosa vicenda del cartello dei tubi marini si arricchisce di un ulteriore episodio. Pronunciandosi nuovamente su una causa rinviatagli dalla Corte di Giustizia (CdG), in questa occasione il Tribunale ha parzialmente annullato la decisione della Commissione europea (Commissione), riducendo le sanzioni ivi inflitte a Parker ITR e alla società madre, Parker-Hannifin.

I fatti all’origine del caso in commento sono i seguenti. Il 31 gennaio 2002, Parker-Hannifin aveva acquisito Parker ITR dall’italiana ITR S.p.A., società che, secondo la Commissione, era già da tempo attiva nel cartello dei tubi marini. Al tempo della cessione, Parker ITR, originariamente ITR Rubber (di seguito sempre denominata Parker ITR), altro non era se non una società veicolo appena formata e interamente controllata dalla cedente ITR, dalla quale appena un mese prima (il 1 gennaio 2002) aveva ricevuto il ramo di azienda attivo nelle condotte collusive accertate dalla Commissione. Sulla base del principio della continuità economica, nel 2009 la Commissione aveva riconosciuto la responsabilità di Parker ITR anche rispetto alla condotta della cedente ITR anteriormente alla cessione della prima a Parker-Hannifin. Pertanto, Parker ITR veniva sanzionata con riferimento all’intera durata del cartello (1986-2007), mentre la responsabilità solidale di Parker-Hannifin veniva affermata esclusivamente per il periodo successivo all’acquisizione di Parker ITR da parte della stessa (2002-2007).

Successivamente, nel 2013 il Tribunale aveva una prima volta parzialmente annullato la decisione della Commissione nella parte in cui riconosceva la responsabilità di Parker ITR anche per il periodo anteriore al trasferimento in capo alla stessa del ramo d’azienda attivo nel cartello, cioè sin dal 1986. Secondo il Tribunale, la Commissione non avrebbe dovuto applicare il principio della continuità economica, bensì il diverso criterio della responsabilità personale. Tuttavia, nel 2014 tale sentenza del Tribunale veniva a sua volta ribaltata dalla CdG, la quale sanciva la correttezza dell’approccio seguito dalla Commissione e rinviava la causa al Tribunale.

Seguendo le indicazioni della CdG, l’odierna sentenza del Tribunale ha dapprima confermato l’applicazione del principio della continuità economica. Su tali basi, il Tribunale ha riconosciuto la necessità di considerare le evidenze fornite dalle ricorrenti con l’obiettivo di vincere la presunzione dell’esercizio di un’influenza decisiva da parte di ITR su Parker ITR in relazione al periodo intercorso tra la costituzione di Parker ITR e la sua cessione a Parker-Hannifin. Tuttavia, il Tribunale ha da ultimo rigettato le argomentazioni delle ricorrenti, reputandole insufficienti a superare la suddetta presunzione. In particolare, il Tribunale ha considerato irrilevante la clausola del contratto di cessione di Parker ITR in base alla quale qualsiasi attività eccedente l’ordinaria amministrazione di Parker ITR nel periodo compreso tra la firma ed il perfezionamento del contratto di cessione necessitava del consenso della cessionaria Parker-Hannifin. In altre parole, il Tribunale ha ritenuto che, nonostante tale clausola, la cedente ITR ha mantenuto il controllo di Parker ITR fino al perfezionamento della cessione in data 31 gennaio 2002. Di conseguenza, la Commissione ha correttamente affermato, da un lato, la responsabilità esclusiva di Parker ITR fino a tale ultima data, che assorbe altresì la condotta di ITR anteriore al trasferimento del ramo attivo nel cartello avvenuto il 1 gennaio 2002 e, dall’altro lato, la responsabilità di Parker-Hannifin in solido con Parker ITR a far data dal 31 gennaio 2002. Pur essendone stata confermata la responsabilità per la partecipazione al cartello, ambedue le società ricorrenti hanno comunque ottenuto una riduzione delle sanzioni loro inflitte. Infatti, sotto un primo aspetto, il Tribunale ha censurato l’applicazione alla controllante Parker-Hannifin dell’aumento del 30% della sanzione fondato sulla circostanza aggravante del ruolo di leader del cartello assunto da ITR. Ciò, in ragione del fatto che tale ruolo è stato esercitato da ITR limitatamente al biennio 1999-2001, ossia prima dell’acquisizione di Parker ITR da parte di Parker-Hannifin. Pertanto, il Tribunale ha affermato che tale aumento di sanzione si applica unicamente a Parker ITR in qualità di successore legale di ITR.

Infine, sotto altro aspetto, il Tribunale ha altresì sancito l’erroneità del metodo usato dalla Commissione per calcolare la soglia di fatturato del 10%, ossia il tetto massimo della sanzione imponibile. Infatti, in relazione alla parte di sanzione riferibile unicamente a Parker ITR, in quanto relativa al periodo anteriore alla sua acquisizione da parte di Parker-Hannifin, la Commissione avrebbe dovuto considerare solo il fatturato di Parker ITR e non il fatturato consolidato di Parker-Hannifin. Il Tribunale ha quindi ridotto anche la sanzione inflitta a Parker ITR per la parte eccedente il nuovo tetto del 10%.

La pronuncia qui commentata chiude un altro capitolo della saga giudiziaria del cartello dei tubi marini, chiarendo importanti aspetti relativi alla corretta allocazione della responsabilità da cartello in situazioni di successione legale nella titolarità delle attività illecite nel corso dell’intesa stessa. A questo punto, non resta affatto esclusa la possibilità di un ulteriore appello dinanzi alla Corte di Giustizia.