Con le pronunce dello scorso 6 settembre (n. 9553, n. 9554, n. 9555, n. 9556, n. 9559, n. 9560, n. 9561), il TAR Lazio (TAR) ha respinto il ricorso delle società Sielte s.p.a., Telecom Italia s.p.a., Sirti s.p.a., Ceit Impianti s.r.l., Alpitel s.p.a, Site s.p.a. e Valtellina s.p.a. (le ricorrenti), nei confronti del provvedimento con cui l’AGCM aveva accertato l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’art.101 TFUE sul mercato della fornitura dei servizi di manutenzione correttiva su linee in accesso disaggregato (ULL) della rete di accesso nazionale di Telecom Italia, sanzionando le ricorrenti per complessivi 28 mln di euro.

L’intesa “hard core” accertata dall’AGCM si era consumata attraverso lo scambio di informazioni commerciali finalizzato al coordinamento nell’offerta del servizio di manutenzione correttiva su linee ULL. Tale coordinamento era finalizzato sia alla redazione delle offerte da formulare nei confronti degli operatori Wind e Fastweb (concorrenti di Telecom sul mercato dei servizi voce e dati) nel contesto delle procedure per la selezione dei fornitori predisposte da queste ultime società, sia in occasione delle informazioni che i medesimi dovevano trasmettere all’AGCOM nell’ambito di un procedimento di vigilanza sul mercato avviato da AGCOM.

Le ricorrenti hanno impugnato la decisione dell’AGCM avanzando diverse censure:

- un primo gruppo era volto ad evidenziare l’illegittimità in radice dell’operato dell’AGCM, perché avrebbe riguardato un mercato non ancora esistente, quello dei servizi di manutenzione correttiva, in assenza dell’intervento definitorio del mercato da parte dell’AGCOM. Sul punto il TAR ha semplicemente ricordato come la definizione di mercato rilevante ai fini antitrust ha accezione di natura economica, in virtù della quale un mercato esiste laddove vi siano una domanda ed un'offerta di determinati prodotti e servizi, e non è invece riconducile a norme legislative o regolamentari, ivi inclusa una decisione dell’AGCOM, che detto mercato specificamente predefiniscano e caratterizzino;

- con un secondo gruppo di censure le ricorrenti hanno contestato la configurabilità di un’intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’art. 101 TFUE, in quanto l’AGCM non avrebbe qualificato gli illeciti contestati quali accordi ovvero come pratiche concordate. Sul punto il TAR ha ripercorso l’interpretazione delle corti europee sulla questione, secondo cui il percorso collusivo che interessi imprese diverse per un certo periodo di tempo può essere considerato manifestazione di un illecito unico, caratterizzato in parte da accordi e in parte da pratiche concertate. Secondo il TAR, ciò non determina un effetto di compressione dei diritti di difesa delle imprese interessate anche se lo stesso conduce a un alleggerimento dell’onere probatorio per l’autorità procedente, non essendo, questa, tenuta a definire e a “categorizzare” ogni elemento della coordinazione come un accordo o una pratica concordata. In altri termini, il TAR ha confermato la validità dell’operato dell’AGCM che ha contestato alle parti una concertazione complessa avente una portata anticoncorrenziale generalizzata, senza specificare se si trattasse di un accordo o di una pratica concordata.

Il provvedimento dell’AGCM è stato confermato in toto anche in relazione alla quantificazione della sanzione irrogata, fissata in 28 mln di euro, e comprensiva per tutte le imprese della c.d. entry fee ossia una somma una tantum che può essere applicata in particolare alle infrazioni di breve durata (§14 delle Linee guida adottate dall’AGCM) e, per quanto riguarda Telecom, comprensiva altresì di un incremento pari al 25% della sanzione inflitta all’ex monopolista in virtù delle sue dimensioni economiche, ai sensi del §25 delle Linee guida.