Lo scorso 24 giugno la Competition & Markets Authoriy (CMA) ha pubblicato gli esiti dell’indagine avviata su richiesta dell’Autorità di regolazione dell’energia elettrica (il Regolatore) del Regno Unito circa due anni fa. Lo scopo dell’indagine è incentrato nell’analizzare i diversi mercati energetici, sia all’ingrosso, sia al dettaglio, evidenziando le criticità concorrenziali e proponendo un pacchetto di misure volte a garantire un incremento del livello concorrenziale ed una maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori.

Nella trattazione dei diversi profili, risulta interessante l’approccio adottato dalla CMA nei confronti del c.d. capacity market, della tipologia di impresa verticalmente integrata e delle criticità derivanti dalle perdite nell’attività di trasmissione.

Per quanto concerne il “mercato della capacità”, l’autorità inglese ritiene che il meccanismo adottato, basato su procedure d’asta, sia in grado di garantire un livello appropriato sia di concorrenzialità, sia di sicurezza negli approvvigionamenti, oltre che fornire i giusti incentivi nell’effettuare investimenti.

In relazione alle imprese verticalmente integrate, considerato che i maggiori operatori inglesi originariamente hanno tale struttura, la CMA, concordando sulla necessità evidenziata dal Regolatore inglese di effettuare un’analisi costi-benefici, ha ritenuto che: da un lato non sembrerebbero sussistere particolari restrizioni legate al rifiuto da parte dei produttori verticalmente integrati di fornire gli operatori c.d. indipendenti ovvero rilevanti barriere all’ingresso; dall’altro, che una possibile criticità legata all’integrazione verticale potrebbe derivare dalla mancanza di trasparenza a livello finanziario; inoltre, la recente tendenza che vede l’abbandono da parte di alcuni dei principali operatori di tale modello integrato sembrerebbe indicativa del fatto che l’integrazione verticale non sia necessaria per generare rilevanti guadagni di efficienza.

Con riferimento al terzo profilo segnalato, ossia le sopra citate perdite nell’attività di trasmissione, la CMA sottolinea l’impatto negativo che ne può derivare. I costi di tali perdite variano a seconda della localizzazione geografica – ad esempio, in un’area caratterizzata da bassi livelli di domanda e da elevati livelli di produzione, il consumo di energia sarà correlato ad un basso numero di perdite e la produzione a sua volta sarà correlata ad un elevato livello di perdite. Alla luce del quadro regolatorio vigente, i suddetti costi sono allocati in capo ai produttori e ai clienti a prescindere dal criterio geografico. Tale struttura, a detta della CMA, creerebbe un sistema di sussidi incrociati in grado di comportare una distorsione della concorrenza.

In relazione ai restanti profili rilevanti, la CMA ha incentrato la propria analisi sul livello elevato dei prezzi praticati sui mercati, la quale evidenzierebbe anche una rilevante eterogeneità tra i diversi operatori nonostante l’omogeneità dei prodotti energetici in questione. Soprattutto in relazione al segmento retail, l’attenzione della CMA si è focalizzata su diversi elementi tra cui una ingiustificata discriminazione a livello di prezzi; l’esistenza di barriere all’ingresso per quanto concerne la fornitura; ed infine le criticità legate al quadro regolatorio di riferimento. In relazione al primo profilo, soprattutto viene chiarito che vi sono delle discrepanze significative tra le condizioni praticate dai principali operatori energetici, che non sembrerebbero trovare una giustificazione oggettiva nella diversa differenziazione di costi. Alla luce dell’analisi effettuata dalla CMA, tale eterogeneità è il risultato del fatto che gli stessi operatori detengono un potere di mercato che deriva anche dallo scarso coinvolgimento dei clienti nelle dinamiche di mercato, anche a causa di carenze informative. Gli operatori, quindi, sono in grado di sfruttare tale posizione fino ad applicare dei prezzi superiori al livello che invece potrebbe essere giustificato dalle differenze di prezzo. Sempre in relazione al mercato al dettaglio, si è affrontata anche la questione relativa ai c.d. “prepayment customers” (tipologia particolare di clienti che effettua il pagamento prima del consumo di energia), segmento connotato da una rilevante asimmetria informativa, soprattutto in relazione allo switching e a cui si andrebbero ad applicare delle condizioni svantaggiose rispetto agli altri clienti. L’autorità inglese, inoltre, ha effettuato una critica nei confronti di alcune disposizioni regolatorie che hanno comportato il divieto delle tariffe complesse, la fissazione di un limite massimo sul numero di tariffe che i fornitori sono in grado di offrire e la semplificazione degli sconti.

Parallelamente, per quanto riguarda il mercato del gas è emerso che l’attuale sistema di bilanciamento è suscettibile di preoccupazioni concorrenziali a causa di una inefficiente allocazione dei costi che, a sua volta, implica una riduzione delle efficienze.

Alla luce di tali evidenze, la CMA ha proposto l’adozione di un pacchetto di 30 misure in cui sono incluse imposizioni da parte della stessa autorità, raccomandazioni nei confronti del Regolatore e al contempo impegni che dovranno essere assunti dai principali operatori. Le misure più rilevanti consistono nell’introduzione di alcune modifiche tariffarie, nella necessità di effettuare un’analisi costi-benefici in relazione al sistema di bilanciamento dell’energia elettrica, di garantire una maggiore trasparenza da parte dei fornitori sulle stesse condizioni contrattuali e di introdurre il criterio geografico in relazione alle citate perdite di rete. La CMA inoltre ha previsto una “soluzione” anche in relazione ai clienti che effettuano il c.d. “prepayment”, introducendo, seppur per un periodo transitorio (2017-2020), un sistema di “price cap”, con specifiche modalità tali da incoraggiare una maggiore concorrenza. Nel pacchetto è inclusa anche la raccomandazione nei confronti del Regolatore di pubblicare annualmente un report illustrativo dello stato attuale dei mercati che tenga conto di alcune criticità quali l’evoluzione dei prezzi di mercato e delle fatture sui consumi; i livelli di redditività dei principali operatori economici; l’impatto delle iniziative relative alla decarbonizzazione e le possibili previsioni.

Non resta che attendere i risultati derivanti dall’attuazione delle suddette misure.