Lo scorso 10 novembre la Corte di Giustizia dell’Unione europea (CdG), nella causa C-449/14 P, ha rigettato l’appello presentato da DTS Distribuidora de Television Digital SA (DTS) avverso la sentenza dell’11 luglio 2014 del Tribunale dell’Unione europea (Tribunale) che aveva confermato la decisione con la quale la Commissione europea (Commissione) aveva ritenuto le modifiche al sistema di finanziamento della Corporación de Radio y Televisión Española SA (RTVE) conformi al principio di proporzionalità e alla normativa in materia di aiuti di Stato.

La denuncia all’origine della vicenda, formulata da DTS (società operante nel settore dei media principalmente attraverso la gestione di una piattaforma a pagamento di televisione digitale tramite satellite), riguardava alcune modifiche apportate al regime di finanziamento misto pubblico-privato dell’operatore incaricato del servizio pubblico radiotelevisivo spagnolo RTVE. Ai sensi della nuova normativa applicabile, infatti, RTVE non aveva più potuto ricevere introiti commerciali derivanti dall’attività pubblicitaria, di sponsorizzazione e di fornitura dei servizi di accesso e, a parziale compensazione della perdita di tali entrate, la legge introdotta aveva previsto un’imposta dell’1,5% sugli introiti degli operatori di servizi televisivi a pagamento stabiliti in Spagna, il cui 20% veniva destinato direttamente al bilancio di RTVE, mentre la restante parte confluiva nel bilancio generale dello Stato spagnolo; laddove la somma di tutti i summenzionati meccanismi di finanziamento di RTVE non fosse risultata sufficiente a coprire i costi complessivi di quest’ultimo, lo Stato spagnolo era tenuto a colmare tale divario.

A seguito dell’indagine avviata dalla Commissione, conclusasi con la decisione di compatibilità degli aiuti, e la successiva sentenza confermativa da parte del Tribunale, nella sentenza in commento, la CdG si è preliminarmente soffermata su alcuni aspetti di carattere formale (sollevati dall’interveniente in primo grado RTVE), ritenendo il ricorso presentato da DTS pienamente ricevibile sia con riferimento all’individuazione chiara e precisa dei capi di impugnazione, sia in merito alla lunghezza del ricorso, precisando che il limite massimo delle 25 pagine riportato nelle istruzioni pratiche alle parti per le cause proposte dinanzi alla CdG (GU 2014, L31, pag. 1) è da considerarsi meramente indicativo e, di conseguenza, non giuridicamente vincolante.

Da un punto di vista sostanziale, la CdG ha ricordato che il summenzionato intervento dello Stato spagnolo nel finanziamento di parte dei costi derivanti dallo svolgimento del servizio pubblico fosse da ritenersi secondario e residuale, in quanto subordinato all’avveramento contestuale di due condizioni (gettito dell’imposta sugli operatori di servizi televisivi a pagamento inferiore ai costi di esercizio del servizio pubblico e importo del fondo di riserva insufficiente a coprire tali costi). Pertanto, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, la CdG ha stabilito che l’importo dell’aiuto concesso a RTVE non dipendesse dall’imposta applicata agli operatori di servizi televisivi a pagamento (tra cui la stessa DTS); ai sensi della normativa applicabile, infatti, laddove l’insieme degli introiti percepiti da RTVE fosse risultato superiore ai costi netti sostenuti per l’espletamento del servizio pubblico – parametro a cui è effettivamente correlato l’aiuto in parola –, tale eccedenza sarebbe stata destinata al fondo di riserva o al Tesoro spagnolo in un’ottica redistributiva.

Nel proprio ricorso, DTS ha sostenuto che RTVE avesse beneficiato di un vantaggio concorrenziale, in quanto parte dei fondi ricevuti da quest’ultima derivavano in qualche misura dall’ imposta versata dai suoi diretti concorrenti. Anche sulla base di precedente giurisprudenza, la CdG ha respinto tali argomentazioni in merito agli effetti distorsivi della concorrenza determinati dall’applicazione asimmetrica dell’imposta appena citata, in particolare, chiarendo che “…affinché un contributo possa ritenersi parte integrante di una misura di aiuto, deve sussistere un vincolo di destinazione cogente tra il tributo e l’aiuto in forza della normativa nazionale pertinente, nel senso che il gettito del tributo viene necessariamente destinato al finanziamento dell’aiuto e incide direttamente sulla sua entità e, conseguentemente, sulla valutazione della compatibilità dell’aiuto medesimo con il mercato interno…”.

Nel caso di specie, al contrario, l’imposta applicata agli operatori di servizi televisivi a pagamento e l’aiuto a favore di RTVE non costituiscono due elementi indissociabili della stessa misura, non rilevandosi un’incidenza diretta dell’imposta sull’aiuto concesso a RTVE, non essendo previsto dalla normativa applicabile alcun vincolo di destinazione in tal senso.