Con decisione del 20 luglio scorso la Commissione Europea (Commissione) ha messo la parola fine al procedimento avviato nel marzo 2011 relativo alla sussistenza di un presunto coordinamento tra 16 banche di investimento, la International Swaps and Derivatives Association (ISDA) e il provider a livello globale di servizi di informazione finanziaria Markit posto in essere nel mercato dei credit default swap (CDS) a danno delle piattaforme di borsa.

Ed infatti, se nel dicembre 2015 la Commissione aveva chiuso detto procedimento nei confronti delle banche coinvolte, riscontrando l’assenza di evidenze idonee a dimostrarne l’asserita condotta collusiva, l’istruttoria era proseguita nei confronti di ISDA e di Markit, le quali, a giudizio della Commissione, avrebbero posto in essere condotte tese ad ostacolare l’accesso delle piattaforme borsistiche alle negoziazioni dei CDS, negando alcuni input essenziali di cui erano titolari, quali il c.d. “final price”, ossia il parametro di riferimento per la determinazione del pagamento dovuto in caso di default dell’obbligazione sottostante il CDS, ovvero determinati indici fungenti da benchmark per la determinazione delle caratteristiche di tali prodotti finanziari. E ciò, secondo la Commissione, avrebbe pertanto bloccato, o comunque ritardato, lo sviluppo del mercato borsistico relativo a tali strumenti finanziari, rimanendo gli stessi confinati alle negoziazioni “over the counter” (OTC), ossia al di fuori di sistemi regolamentati, in assenza di adeguati meccanismi di compensazione e sotto il forte potere dei c.d. CDS dealer (tra i quali figuravano anche le suddette 16 banche di investimento) che potevano così applicare alte commissioni di trading.

ISDA e Markit hanno presentato degli impegni, che la Commissione ha deciso di rendere giuridicamente vincolanti con il provvedimento in commento, concludendo il relativo procedimento senza l’irrogazione di alcuna sanzione.

Tali impegni prevedono, in sintesi:

  1. l’esclusione dei c.d. “CDS dealer” dalla possibilità di assumere individualmente, o comunque influenzare, le decisioni connesse al rilascio delle licenze aventi ad oggetto i suddetti input essenziali di proprietà di ISDA e Markit;
  2. l’impegno, da parte di ISDA, ad offrire la licenza all’utilizzazione del “final price” a favore delle piattaforme di borsa a condizioni c.d. FRAND (i.e. eque, ragionevoli e non discriminatorie);
  3. il corrispondente impegno di Markit ad offrire la licenza all’utilizzazione dei propri indici fungenti da benchmark per i CDS a favore delle piattaforme di borsa a condizioni FRAND.

Tali impegni avranno durata di 10 anni e il rispetto degli stessi sarà di volta in volta monitorato da trustee indipendenti.

Con la decisione in commento la Commissione ha quindi inteso facilitare l’accesso a dati concernenti prezzi e indici ritenuti essenziali ai fini della contrattazione dei CDS all’interno di mercati regolamentati, finendo, in definitiva, per riportare equilibrio tra il ricorso alla negoziazione di tali strumenti finanziari OTC (dove i CDS si sono sviluppati, ma che presenta notevoli rischi e una scarsa regolamentazione e controllo da parte delle autorità competenti) e nell’ambito del mondo borsistico, caratterizzato dall’applicazione di normative e meccanismi tesi a ridurre sostanzialmente i rischi connessi a tali operazioni finanziarie e/o speculative.

Tale risultato va inquadrato nell’ambito del progetto di riforma dei mercati finanziari avviato a livello europeo e che nel 2018 vedrà l’applicazione della nuova direttiva MIFID 2 e del regolamento MIFIR, tesi a spostare quasi del tutto la contrattazione di tali contratti finanziari derivati nell’ambito dei mercati regolamentati, garantendo un accesso indiscriminato ai relativi servizi di trading.