Il restringimento delle condizioni per l’accesso alle tariffe incentivanti per la produzione di energia da fonti rinnovabili disposta con l'introduzione del c.d. “Quarto conto energia” (attuato con il decreto ministeriale 5 maggio 2011, Decreto), e la correlata riduzione del periodo di vigenza del precedente “Terzo conto energia” da dicembre 2013 al 31 maggio 2013, non violano il principio di legittimo affidamento.

A ribadirlo è stato il Consiglio di Stato (CdS), il quale ha respinto il ricorso presentato da Renew Consorzio Energie Rinnovabili, attivo nella produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici, contro la sentenza pronunciata dal TAR Lazio nel febbraio 2013.

Con una motivazione volutamente “sintetica” (sul presupposto che la questione in esame fosse già stata trattata in più occasioni da parte dei giudici amministrativi), il CdS si è limitato a confermare quanto dallo stesso già affermato in merito all’assenza di una situazione di legittimo affidamento in capo agli operatori incisa dall’intervenuto Decreto. In particolare, il CdS non ha ravvisato alcun “…investimento meritevole di essere salvaguardato, perché la rimodulazione legislativa non è affatto incerta o improvvisa, ma conosciuta dagli operatori (accorti) del settore come in itinere (la nuova direttiva comunitaria [ossia la direttiva che ha determinato l’introduzione del “Quarto conto energia” ad opera del Decreto] è infatti del 2009)…”.

Il CdS ha altresì negato che il Decreto in esame, e le connesse limitazioni operate all’allora vigente regime degli incentivi, violi la Costituzione. Sotto tale profilo, appare quantomeno curiosa la motivazione resa dal CdS che, nel negare la sussistenza di una violazione dell’art. 3 Cost. e del principio di ragionevolezza, ha ritenuto di considerare i “danni alle aziende” determinati dal Decreto e lamentati dalla ricorrente alla stregua di meri “…inconvenienti di fatto non direttamente riconducibili alla norma denunciata, che in quanto tali non sono idonei a rendere costituzionalmente illegittima la normativa in esame…”.

Con la sentenza in commento, il CdS ha pertanto confermato la linea dura che da tempo i giudici amministrativi hanno inteso adottare con riferimento ad una tematica che, benché a detta di questi ultimi non determini alcuna situazione di legittimo affidamento “giuridicamente” tutelabile in capo agli operatori del settore, ha sicuramente inciso sulla situazione economica e finanziaria di tutte quelle aziende che, sulla base del precedente regime incentivante previsto dal “Terzo conto energia”, avevano pianificato e, in molti casi, già effettuato cospicui investimenti, determinando conseguenze a dir poco gravose per le medesime.

Conseguenze, queste, che il CdS ha oggi ricondotto a meri “inconvenienti di fatto”.