Con la sentenza resa lo scorso 9 giugno, il Tribunale UE (Tribunale) ha accolto il ricorso proposto dalla Repubblica Italiana avverso la decisione con cui la Commissione UE (Commissione) aveva imposto all’Italia di tener conto degli interessi composti sugli importi da recuperare. La vicenda ha origine dal mancato adempimento, da parte della Repubblica Italiana, degli obblighi di recupero di un aiuto di Stato dichiarato illegittimo, erogato, in origine, a sostegno di interventi mirati a favorire l’occupazione.

Il Tribunale ha ravvisato un errore di diritto nella scelta operata dalla Commissione consistente nel computo degli interessi composti sull’ammontare degli aiuti in oggetto, ai fini della determinazione della penalità dovuta per il ritardo nell’esecuzione della sentenza di inadempimento, in relazione al semestre compreso tra il 17 maggio e il 17 novembre 2012. Il Tribunale, dapprima, ha fatto riferimento al quadro giuridico di base per la valutazione del caso di specie (rappresentato dal Regolamento n. 659/99 del Consiglio dell’UE e dal relativo Regolamento n. 794/2004 della Commissione di attuazione). Se il Regolamento n. 659/99 dispone che l’aiuto da restituire comprende, altresì, gli interessi, lo stesso omette di precisare quale sia il regime (semplice o composto) alla luce del quale siffatti interessi debbano essere conteggiati. In virtù del Regolamento n. 794/2004, di contro, con riguardo alle decisioni di recupero notificate dopo il 20 maggio 2004, è necessario calcolare il tasso di interesse su base composta fino alla data di recupero dell’aiuto. Tuttavia, nel caso in esame, la decisione che accertava la sussistenza di un aiuto incompatibile con il relativo ordine di recupero era stata notificata ben prima della data di entrata in vigore del suddetto Regolamento e, pertanto, quest’ultimo non poteva trovare applicazione.

Il Tribunale, al fine di dare consistenza alle fondamenta del proprio impianto logico-argomentativo, si è ispirato, in particolare, a due sentenze che, in passato, hanno fatto luce sul tema nell’ambito della giurisprudenza comunitaria: la prima è la decisione Commissione/Département du Loiret, adottata in data 11 dicembre 2008, la seconda invece è la decisione A2A, assunta lo scorso 3 settembre. La sentenza del 2008, nello specifico, è meritevole di attenzione nella parte in cui si interroga circa la normativa da applicare ai casi intervenuti anteriormente all’entrata in vigore del Regolamento n. 794/2004. La Corte, in quel caso, aveva statuito che, in ragione del vacuum legislativo in tema di regime da applicare al calcolo degli interessi, era necessario tener presente la prassi della Commissione, che, a sua volta, “...ricollegava la questione dell'imposizione degli interessi alle modalità procedurali del recupero e rinviava, al riguardo, al diritto nazionale...”. Da tale precedente deriva che gli interessi possono essere conteggiati su base composta soltanto in presenza di una disposizione nazionale orientata in tal senso, il che non corrisponde alla situazione propria della vicenda in esame. Nell'ordinamento giuridico italiano, infatti, trova applicazione la norma di cui all'articolo 1283 del codice civile, in virtù del quale – come ricorda il Tribunale - “...gli interessi scaduti non producono automaticamente interessi..”.