La press release pubblicata lo scorso 19 luglio sul sito della Commissione europea (Commissione) dà conto delle sanzioni irrogate complessivamente per € 2.926.499.000 nei confronti di MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF (le Parti) per la partecipazione ad un’intesa restrittiva della concorrenza, accertata nel novembre 2014, a seguito delle ispezioni condotte nel 2011 presso gli uffici delle società coinvolte.

Dalle evidenze istruttorie era emerso che le Parti si accordavano sui prezzi dei listini all’ingrosso da applicare nello Spazio Economico Europeo; inoltre, le Parti concordavano prezzi e tempistiche di introduzione delle tecnologie di riduzione delle emissioni inquinanti (con particolare riferimento a “Euro 3” e “Euro 4”), oltre a trasferire i costi sostenuti per tali tecnologie sui clienti finali attraverso un meccanismo di passing on.

I contatti finalizzati alla pianificazione comune delle condotte da adottare sul mercato erano avvenuti dal 1997 al 2004 in occasione di riunioni, eventi e telefonate tra alti dirigenti; dal 2004 al 2011, le informazioni erano, invece, circolate perlopiù tramite messaggi di posta elettronica scambiati tra le subsidiaries tedesche delle Parti.

A seguito dell’accertamento dell’infrazione antitrust, le Parti avevano ritenuto di non contestare gli addebiti formulati dalla Commissione europea e di addivenire alla definizione della controversia in via transattiva (c.d. settlement).

Nella quantificazione dell’importo delle sanzioni, la Commissione ha dovuto tenere in considerazione diversi elementi. MAN è stata esentata dall’applicazione della sanzione per aver portato a conoscenza della Commissione la violazione (secondo i calcoli elaborati dalla stessa Commissione, l’importo della sanzione comminata a MAN sarebbe ammontato a circa € 1.200.000.000). Ad eccezione di DAF, anche le altre Parti hanno beneficiato di una riduzione delle ammende (compresa tra il 10% e il 40%), a fronte della collaborazione offerta nel fornire le prove idonee a dimostrare l’esistenza del cartello.

Inoltre, a tutte le Parti è stata applicata una riduzione del 10% delle sanzioni per aver scelto di aderire alla procedura di settlement (si tratta del ventunesimo caso, dal 2008, di utilizzo di tale procedura in caso di accertamento di un cartello). A tal riguardo, è opportuno ricordare che all’intesa restrittiva della concorrenza aveva preso parte anche Scania che, tuttavia, ha ritenuto di non aderire alla soluzione in via transattiva e, pertanto, nei suoi confronti il procedimento proseguirà secondo le ordinarie modalità istruttorie.

La Commissione ha comminato le sanzioni quantificando l’importo più elevato nella storia degli accertamenti di singoli cartelli (è stata sostanzialmente raddoppiata quella che fino ad ora risultava essere la sanzione con l’importo più elevato, risalente al 2012) tenendo conto del valore delle vendite di autocarri medi e pesanti realizzate da ciascuna impresa nel SEE, della significativa quota di mercato combinata delle Parti, nonché della notevole durata, dell’estensione geografica e della gravità dell’infrazione.