SECONDO FONTI DI STAMPA, LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI LEADER EUROPEI CONCORDA SU UN’USCITA RAPIDA DEL REGNO UNITO DALL’UNIONE. QUESTA SAREBBE ANCHE LA POSIZIONE DI BORIS JOHNSON, MINISTRO DEGLI ESTERI DEL REGNO UNITO NONCHÉ PRINCIPALE SOSTENITORE DELLA CAMPAGNA PER IL LEAVE, SECONDO CUI IL GOVERNO INGLESE DOVREBBE INIZIARE LA PROCEDURA FORMALE DI RECESSO DI CUI ALL’ARTICOLO 50 DEL TRATTATO GIÀ DAL PROSSIMO GENNAIO. LA PREMIER THERESA MAY NON HA ANCORA ASSUNTO UNA POSIZIONE FORMALE IN MERITO, MA FONTI DI DOWNING STREET CONFERMANO CHE LA PROCEDURA SARÀ AVVIATA NON PIÙ TARDI DEI PRIMI MESI DEL 2017.

Se così sarà, gli inviti alla cautela arrivati da differenti settori cadranno nel vuoto. Secondo il think tank Open Europe, infatti, il Governo inglese avrebbe dovuto prima di tutto fare chiarezza sul tipo di accordo da stipulare con l’UE, rimandando l’inizio della procedura a dopo le elezioni francesi della primavera del 2017, oppure a dopo quelle tedesche del mese di settembre del 2017. D’altro canto, però, sul versante economico, i manager della City fanno notare che il boom che ha seguito la Brexit terminerà a breve, in quanto l’incertezza politica nuoce alle prospettive di crescita, favorendo la recessione.

A tal proposito, non si sa ancora quale forma prenderà l’accordo. Boris Johnson sembra propendere verso una sorta di “opzione zero”, ovvero una partnership europea nuova basata sul libero commercio e affidata, in sostanza, alle regole dell’Organizzazione del Commercio Internazionale piuttosto che a un trattato specifico. Secondo il Financial Times, però, l’Unione non è disposta a concedere accesso al mercato unico in presenza di limitazioni alla libertà di movimento dei suoi cittadini.

Altro punto interrogativo riguarda chi deciderà la strategia da seguire. Sebbene Theresa May abbia affiancato a Boris Johnson, il ministro per il Commercio internazionale Liam Fox e quello per l’uscita dall’UE David Davis, si ritiene che le fila delle trattive saranno alla fine gestite direttamente dalla Premier.