Con la sentenza del 12 maggio, il Tribunale dell’UE (Tribunale) ha respinto il ricorso presentato dalla società Hamr–Sport (HS), società a scopo di lucro attiva nella fornitura di servizi sportivi, avverso la decisione della Commissione europea (Commissione) con cui il finanziamento concesso dalla Repubblica Ceca a diverse organizzazioni sportive senza scopo di lucro era stato dichiarato compatibile con il mercato interno.  

La sentenza in commento risulta di particolare interesse in quanto contiene un’analisi dei soggetti che possono proporre ricorso avverso decisioni della Commissione aventi ad oggetto aiuti di Stato. Al fine di meglio apprezzarne la portata, è necessario soffermarsi sui fatti in causa.  

Nel corso del 2011, HS aveva segnalato alla Commissione che la Repubblica Ceca stava concedendo finanziamenti a organizzazioni sportive senza scopo di lucro al fine di costruire impianti sportivi. Secondo HS, questa misura costituiva un aiuto di Stato illegale. Tuttavia, nel giugno 2014, la Commissione aveva concluso che tale finanziamento era compatibile con il mercato interno e, pertanto, non vi era la necessità di avviare un’indagine formale. HS aveva quindi presentato ricorso dinanzi al Tribunale, sostenendo il difetto di motivazione nella decisione di non procedere circa la asserita compatibilità della misura con il mercato.  

Giova premettere che l’articolo 263 TFUE in materia di aiuti di Stato prevede che “…qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre […] un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e individualmente…”. Di conseguenza, essendo la decisione della Commissione indirizzata alla Repubblica Ceca, ci si chiedeva se potesse essere impugnata da HS, ossia se la ricorrente avesse un interesse ad agire meritevole di tutela da parte dell’ordinamento comunitario.  

In primo luogo, il Tribunale si è soffermato sulla definizione di parte interessata contenuta nel regolamento n. 659/1999 in materia di aiuti di Stato. In particolare, l’articolo 1, h), precisa che sono parti interessate le “…imprese o associazioni di imprese i cui interessi possono essere lesi dalla concessione degli aiuti, in particolare il beneficiario, le imprese concorrenti e le associazioni professionali…”. Secondo il Tribunale, tale nozione estensiva di parte interessata si rende necessaria al fine di assicurare il rispetto dei diritti procedurali di quei soggetti che, sulla sola base dell’articolo 263 TFUE, non potrebbero presentare ricorso contro una decisione della Commissione di dichiarare un aiuto di Stato compatibile con il mercato interno.  

Tuttavia, la giurisprudenza ritiene che la qualifica di impresa concorrente, l’unica di cui si potesse valere HS, richieda il rispetto di due condizioni: la dimostrazione (i) del rapporto di concorrenza che intercorre con le imprese beneficiarie della misura finanziaria; e (ii) dell’impatto concreto dell’aiuto sulla propria situazione. Entrambi i requisiti sono stati rispettati da HS, la quale ha dimostrato (i) di operare sullo stesso mercato per i servizi sportivi in cui erano attive le organizzazioni beneficiarie; e (ii) che i prezzi praticati da tali organizzazioni fossero inferiori a quelli imposti dalla ricorrente. Il ricorso è stato quindi dichiarato ammissibile in quanto HS è stata ritenuta impresa concorrente delle organizzazioni beneficiarie dell’aiuto di Stato.  

In secondo luogo, il Tribunale ha verificato se, come sostenuto da HS, la Commissione avesse violato l’obbligo di motivare la sua decisione, sottolineando tuttavia che, quando non viene dato avvio ad un’indagine formale, è sufficiente che la Commissione fornisca una motivazione succinta.  

Ciononostante, secondo il Tribunale, la Commissione aveva comunque proceduto ad un’analisi completa dell’aiuto di Stato soffermandosi (i) sull’obiettivo di interesse comune svolto dalle organizzazioni sportive beneficiarie e rappresentato dalla promozione dello sport e della salute; e (ii) sull’adeguatezza delle misure, considerate necessarie e proporzionali in quanto, in loro mancanza o in presenza di finanziamenti più ridotti, i servizi sportivi non sarebbero stati forniti stante la mancanza di mezzi delle organizzazioni sportive beneficiarie. Inoltre, la Commissione ha ritenuto che non vi fosse alcun impatto dell’aiuto di Stato sul commercio tra Stati membri, in quanto le organizzazioni beneficiarie operano nella sola zona limitrofa alla città di Praga, e dei suoi servizi sportivi possono usufruire unicamente i suoi membri.  

In particolare, tali ultime considerazioni hanno portato la Commissione a dichiarare l’aiuto di Stato compatibile con il mercato interno. Resta ora da vedere se verrà chiesto alla Corte di Giustizia di controllare la correttezza della sentenza in commento.