Con la sentenza in forma semplificata n. 11140 pubblicata lo scorso 10 novembre, il TAR Lazio (TAR) ha accolto il ricorso proposto da Fastweb s.p.a. (Fastweb) avverso il diniego di accesso parziale da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) e di una disposizione contenuta in un regolamento della stessa (delibera n. 217/01 concernente l’accesso ai documenti, nella misura in cui possa essere interpretata in maniera da limitare il diritto di accesso sui dati, documenti e informazioni richiesti dalla ricorrente).

La richiesta di accesso pervenuta da Fastweb si innesta all’interno di una specifica controversia: originariamente il Consiglio di Stato (CdS) era intervenuto (con la sentenza n. 1856/2013) ad annullare la delibera dell’AGCom n. 578/10/Cons con cui era stato definito un modello di costo per la determinazione dei prezzi dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa di Telecom Italia (Telecom) ed al calcolo del valore del c.d. WACC (per rilevare, nella formula tariffaria, il costo del capitale). Successivamente a tale decisione, l’AGCom riesercitava il proprio potere ed emanava un provvedimento, il quale veniva nuovamente impugnato da Fastweb in un giudizio di ottemperanza, per violazione della citata sentenza. Con istanza del 14 maggio 2015 Fastweb chiedeva quindi all’AGCom di accedere al fascicolo del procedimento all’esito del quale era stata adottato il provvedimento adottato in violazione del giudicato (delibera n. 86/15/Cons). L’AGCom consentiva un accesso parziale, ribadendo tuttavia la non accessibilità degli ulteriori documenti. Il TAR accoglieva inizialmente il ricorso proposto da Fastweb avverso il parziale diniego di accesso. Tale decisione veniva appellata da Telecom, le cui doglianze venivano accolte in relazione ad una mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei controinteressati. In tale contesto, Fastweb ha proposto il ricorso che ha condotto alla decisione in commento.

Nella sentenza in commento, il TAR ha evidenziato come possa ritenersi sussistente l’interesse fondante il diritto di accesso in capo a Fastweb. Infatti, quest’ultima è uno degli operatori che paga la tariffa fissata dall’AGCom per i servizi di accesso alla rete e tale sua posizione già di per sé ciò giustificherebbe la necessità di conoscere gli elementi istruttori sulla cui base AGCom ha definito i suddetti prezzi. Con riferimento ai singoli atti di cui si chiede l’ostensione, il TAR rileva l’inerenza degli stessi rispetto al processo decisionale dell’AGCom nella determinazione dei nuovi prezzi da porre a carico degli operatori telefonici, nonché l’insussistenza di profili di riservatezza di terzi. Sul punto il giudice di primo grado ha affermato che “…la qualità di soggetto inciso da un atto regolatorio, che comporta per lo stesso delle voci di costo, integra in maniera sufficientemente determinata, l’interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso a conoscere gli atti del procedimento istruttorio all’esito del quale il provvedimento è stato emanato…”.

Viene messo in luce anche come Fastwb fosse parte di alcuni giudizi promossi avverso la delibera in questione e ciò confermerebbe l’interesse ad acquisire informazioni utili a tutelare la propria posizione giuridica soggettiva. Sul punto viene effettuato un utile ed esaustivo richiamo alla giurisprudenza del CdS, secondo cui:

-     “…la disciplina dell'accesso agli atti amministrativi non condiziona l'esercizio del relativo diritto alla titolarità di una posizione giuridica tutelata in modo pieno, essendo sufficiente il collegamento con una situazione giuridicamente riconosciuta anche in misura attenuata, sicché la legittimazione all'accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell'accesso abbiano cagionato o siano idonei a cagionare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita, distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto (cfr., in ultimo, Cons. Stato, sez. III, n. 696/2016)…”;

-     “…ai fini dell'accesso a documenti amministrativi, il requisito della necessaria sussistenza di un interesse giuridico diretto e concreto, collegato al documento di cui si chiede l'ostensione, non significa che l'accesso sia da configurare come meramente strumentale alla difesa in un giudizio sulla situazione sostanziale principale; esso, invece, assume una valenza autonoma, non dipendente dalla sorte del processo principale (cfr., in ultimo, Cons. Stato, V, n. 1026/2016; IV, n. 1363/2016)…”;

-     “…va accolta una nozione ampia di 'strumentalità' (nel senso della finalizzazione della domanda ostensiva alla cura di un interesse diretto, concreto, attuale - e non meramente emulativo o potenziale - connesso alla disponibilità dell'atto o del documento del quale si richiede l'accesso), non imponendosi che l'accesso al documento sia unicamente e necessariamente strumentale all'esercizio del diritto di difesa in giudizio, ma ammettendo che la richiamata 'strumentalità' vada intesa in senso ampio in termini di utilità per la difesa di un interesse giuridicamente rilevante (cfr., in ultimo, Cons. Stato, sez. V, n. 4452/2015; sez. III, n. 3214/2015)…”.

Pertanto, il TAR, sulla base di tali principi, ritiene che l’operatore soggetto al pagamento dei prezzi dei servizi di accesso abbia interesse a conoscere tutti i documenti che confluiscono nella riedizione dell’istruttoria finalizzata alla determinazione di detti prezzi, anche in considerazione del fatto che in materia “…la maggiore trasparenza di dati ed informazioni (…) rilevano, in definitiva, non solo nell’interesse del singolo operatore, ma nell’interesse della concorrenza del mercato…”.

Infine, il TAR nel valutare la presunta sussistenza di esigenze di riservatezza addotte da Telecom, e nel bilanciarle con l’esigenza di trasparenza ampiamente dimostrata dalla ricorrente, esclude la prima e detta dei principi generali richiamando il D. Lgs. N. 30/2005 (Codice della proprietà industriale) contenente la definizione di “segreto commerciale” in cui rientrano i marchi ed altri segni distintivi, i disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità e le informazioni aziendali che sono oggetto di tutela soltanto nelle ipotesi previste dall’art. 98 del medesimo Decreto. Sul punto il giudice di prime cure chiarisce che al fine di individuare informazioni aziendali coperte da segreto e, quindi, oggetto di tutela, occorrerà verificare se ricorrono, nel caso di specie, le condizioni richiamate dal menzionato art. 98 (vale a dire se “…le informazioni: a) siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore; b) abbiano valore economico in quanto segrete; c) siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete…”). Qualora ricorrano tali condizioni, l’acceso potrà essere consentito nei limiti previsti dall’art. 2, comma 3, e 4, comma 6, del menzionato Regolamento concernente l’accesso ai documenti soltanto mediante presa visione e senza estrazione di copia. Circostanze non ravvisabili nel caso di specie.

In tal modo, viene accolto il ricorso di Fastweb, con conseguente annullamento del provvedimento di parziale diniego dell’istanza di accesso e recante l’ordine alla resistente amministrazione di consentire alla ricorrente l’accesso agli atti richiesti.