IL GOVERNO BRITANNICO DOVRÀ CONSULTARE IL PARLAMENTO PRIMA DI AVVIARE DELLE NEGOZIAZIONI FORMALI SULL’USCITA DALLA UE. LA DECISIONE ODIERNA DELL’ALTA CORTE INGLESE È TALE DA RENDERE PIÙ COMPLICATO IL PROCESSO DI USCITA DEL REGNO UNITO DALL’UE ED È DESTINATA AD AGGRAVARE LO STATO DI INCERTEZZA POLITICA CHE AVVOLGE IL PAESE A SEGUITO DELL’ESITO DEL REFERENDUM DELLO SCORSO GIUGNO.

L’azione legale che ha portato a questa decisione era stata instaurata da taluni gruppi di soggetti interessati, capitanati da Gina Miller, una donna d’affari e filantropa che avevano sfidato il diritto del governo inglese ad effettuare passi formali in direzione dell’uscita dalla UE senza preventivamente consultare il Parlamento.

Gina Miller, ad esito della decisione dell’Alta Corte, ha dichiarato che il Governo dovrebbe accettare la decisione e rinunciare al diritto di appellarsi alla Corte Suprema. Il Governo presieduto dalla Signora Theresa May ha, però, già annunciato che farà ricorso alla Corte Suprema anche se è pure ipotizzabile (seppur improbabile) un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea, circostanza che andrebbe a creare con ogni probabilità un interessante corto circuito istituzionale.

Il quesito sul quale l’Alta Corte è stata chiamata a decidere è se, in base alla costituzione del Regno Unito ed alla European Communities Act del 1972 (ECA), che sancisce l’adesione del Regno Unito alla UE (allora Comunità Europea), il Governo abbia il diritto di comunicare l’intenzione di uscire dalla UE ai sensi dell’art. 50 del Trattato di Lisbona, sulla base di poteri di prerogativa reale (oggi esercitati dal Governo) e, pertanto, senza riferire preventivamente al Parlamento. Si tratta quindi di una questione di diritto anche costituzionale; la Corte non si è infatti dovuta esprimere circa la meritevolezza dell’uscita dalla UE, che invece rimane una questione prettamente politica.

Le prerogative reali prevedono una serie di poteri esecutivi ed il Governo ritiene che questi siano applicabili nel caso di uscita del Regno Unito dalla UE, la decisione politica essendo già stata adottata con l’esito del referendum. L’Alta Corte ha deciso, al contrario, che, ai sensi dell’ECA non vengano riservate tali prerogative reali e quindi ogni determinazione in merito alle modifiche ai diritti in capo ai cittadini conferiti in base all’ECA stesso spetta al Parlamento.

Un’ulteriore questione che viene sollevata è se l’eventuale voto in Parlamento debba prevedere un semplice “si” o “no” in relazione al quesito referendario o se, invece, sia necessaria una proposta di legge in merito. Sarà interessante vedere se la Suprema Corte (che si occuperà della vicenda tra l’11 e il 12 dicembre) affronterà anche tale questione.

Il leader della Camera dei Comuni David Lidington ha annunciato che lunedì prossimo ci sarà una dichiarazione formale presso la Camera dei Comuni e, in quella occasione, potranno essere poste domande e chiarimenti ai ministri.

Il testo integrale in lingua inglese della decisione può essere trovato qui