Un recente aggiornamento da parte dell’ International Maritime Bureau (IMB) relativo ai primi nove mesi del 2014, mostra che la pirateria a livello globale ha subìto una riduzione nel numero di incidenti, che sono passati da 352 nel 2011 ai 178 dello scorso anno. L’attenzione, in questo caso, è stata posta sul crescente problema della pirateria in Asia Sud Orientale, che non differisce molto dal fenomeno dell’Africa Occidentale, con il sequestro di nave ed equipaggio per il furto del carico e dei beni personali in modo molto violento, prima di consentirne il rilascio. La zona è di cruciale importanza per il trasporto di greggio, se si pensa che nello stretto di Malacca si è stimato che transitino circa 15 milioni di barili al giorno, e 17 milioni nello stretto di Hormuz che collega il Golfo di Oman con il Golfo Persico. Dal 2011 ad oggi si sono registrati 103 incidenti. Proprio recentemente, alla fine del mese di gennaio, la petroliera REHBOT, battente bandiera Indonesiana e con a bordo circa 1,100 tonnellate di carburante, è stata attaccata a largo dell’Indonesia. Secondo quanto riportato, otto uomini mascherati ed armati di coltelli avrebbero abbordato la nave da un barchino di legno, forzando 14 componenti dell’equipaggio a salire sulle scialuppe di salvataggio, per poi salpare con la nave.

Tutti sono stati tratti in salvo, ma si pensa che 10 ulteriori membri dell’equipaggio siano ancora sullaREHOBOT. Nessun riscatto sarebbe ancora stato richiesto.

La rilevanza del fenomeno cresce se si pensa che, a livello mondiale, si sono verificati sei sequestri di cui cinque nella regione del Sud Est Asiatico. La piccola isola di Bintan rappresenterebbe il peggior punto geografico, considerato l’alto numero di incidenti registrati nel 2014. Gli Stati Uniti hanno preso delle contromisure prendendo parte al Regional Co-operation Agreement on Combatting Piracy and Armed Robbery against Ships in Asia (ReCAAP), di cui abbiamo parlato nello scorso Bollettino sulla Pirateria. Il gruppo, formato al momento da 20 Stati, include Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Australia, Regno Unito e Norvegia. Grandi assenti, Indonesia e Malaysia. La sede informativa del ReCAAP di Singapore ha riportato 11 casi di pirateria e furto a mano armata contro le navi durante il mese di febbraio, quando nello stesso periodo lo scorso anno se ne erano manifestati 14. Tra questi, si è registrato un caso di pirateria, mentre 10 sono stati casi di furto a mano armata, tre dei quali classificati come molto seri.

Sei incidenti si sono registrati su navi in transito lungo lo Stretto di Malacca e Singapore, quattro a bordo di navi ancorate al porto o ancoraggi in Vietnam, e quattro a bordo di una nave ancorata nel Mare Cinese Meridionale. Il fatto che gli incidenti si siano verificati tutti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro nel periodo 10-14 febbraio c.a., lascia pensare che si tratti molto probabilmente dello stesso gruppo criminale.

Allo stesso tempo, riportiamo, tuttavia, un nuovo attacco recentemente avvenuto in Africa Occidentale.

La superpetroliera KALAMOS, battente bandiera Maltese e gestita dalla compagnia greca Aeolos Management, è stata attaccata e poi abbordata da 8 pirati il 9 febbraio scorso, quando si trovava in attesa di caricare a largo del terminal petrolifero nigeriano Qua Iboe.

Nell’attacco, un membro dell’equipaggio ha perso la vita ed altri tre sono stati sequestrati dai pirati. Sembra che il numero di pirati durante l’attacco, avvenuto a bordo di due barchini veloci, fosse oltre i 14 uomini.

Pochi giorni prima, l’Agenzia per l’Amministrazione e Sicurezza Marittima Nigeriana (Nigerian Maritime Administration and Safety Agency), che rimane al momento la sola legittima fonte di protezione, aveva evidenziato come ogni nave facente ingresso in acque nigeriane con guardie armate straniere a bordo sarebbe stata sottoposta al rischio di fermo, confermando l’avversità alle compagnie di sicurezza straniere al fine di favorire quelle locali.

Tre navi sono state recentemente sottoposte a fermo dalla menzionata autorità per aver fatto ingresso in acque nigeriane con a bordo soggetti legati a compagnie di sicurezza privata.

Tuttavia, la cattura di pirati non sempre risulta avere esiti positivi.

Recentemente, il governo francese è stato chiamato a compensare molti soggetti Somali accusati di pirateria, ed anche la Corte Danese ha pagato un rimborso a nove soggetti, per il ritardo contestato ai procedimenti legali. L’ultimo caso si riferisce al sequestro della nave cisterna TORM KANSAS il 9 novembre 2013 quando la nave era diretta da Sikka, India, a Mossel Bay, Sud Africa. Grazie alle guardie armate a bordo, l’attacco venne sventato. La nave da guerra danese ESBERN SNARE aveva scoperto una baleniera ed un barchino veloce vicino all’accaduto ed una unità speciale arrestò nove Somali il giorno successivo. I soggetti sotto accusa, che dichiaravano di essere pescatori, vennero compensati con $3,270 ciascuno per essere stai ingiustamente trattenuti per più di 13 giorni, contrariamente a quanto dettato dalla costituzione danese, che vieta il ritardo nel depositare il caso dinanzi alla corte.

Con riferimento, invece, alle compagnie di sicurezza privata, BIMCO sta attualmente svolgendo indagini riguardanti la possibilità che un ristretto gruppo di società di sicurezza privata stiano dando in affitto armi per attività anti – pirateria, il che risulterebbe illegale, oltreché contrario alle disposizioni del Guardcon.

L’associazione degli armatori ha emesso un avviso relativo al problema, ricordando ad armatori e compagnie di sicurezza che ogni operatore che affitti le armi da terze parti senza essere in possesso delle necessarie licenze e permessi potrebbe trovarsi in inadempimento della clausola 10 del Guardcon ed altre leggi internazionali. Pertanto, risulta molto importante che armatori ed operatori ed, in particolare, coloro che abbiano in essere contratti di lunga durata con compagnie fornitrici di guardie armate private, effettuino i dovuti controlli per appurare che la società prescelta operi in conformità con validi permessi e licenze, come specificato nell’articolo 10 del Guardcon.