Lo Stato,[1] quando è chiamato a finanziare la realizzazione delle infrastrutture prioritarie per il Paese, deve selezionare, tra le diverse soluzioni, quella che presenta il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività[2], avendo come obiettivo l’ottimale allocazione (o riallocazione) delle risorse disponibili.

In quest’ottica viene in rilievo il potere dello Stato di revocare i finanziamenti concessi per quei progetti che, seppur già inseriti nelle precedenti pianificazioni, non appaiano più in grado di soddisfare il menzionato rapporto costi-benefici.

Nel quadro così delineato s’inserisce la decisione presa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in relazione al progetto denominato «Uscita a Ovest», il quale prevedeva la realizzazione - da parte della Società di Progetto risultata aggiudicataria della concessione di costruzione e gestione - di un raccordo che avrebbe dovuto collegare il porto di Ancona alla rete autostradale nazionale.

Ad ogni modo, almeno per ora, il porto di Ancona non avrà il suo raccordo autostradale. L’infrastruttura è stata infatti cassata dal MIT «in conseguenza dei rilievi riscontrati e del mancato accoglimento dalla Società concessionaria delle richieste del Ministero[3]

In sostanza, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’esito di un esame di sostenibilità finanziaria del progetto, ha revocato il contratto per la realizzazione dell’Uscita a Ovest, ritenendo che i traffici nel porto dorico non giustificassero l’investimento.[4]

Tale decisione è espressione paradigmatica della c.d. project review prevista dall’art. 202 del D.lgs. n. 50/2016.

Con essa il legislatore ha istituzionalizzato l’obiettivo della virtuosa riallocazione delle risorse disponibili, prevedendo che, nella (ri)programmazione delle infrastrutture prioritarie, un ruolo fondamentale fosse attribuito alle somme derivanti dalla revoca di finanziamenti che, dopo essere stati pianificati, non risultano più in sintonia con l’interesse pubblico.

L’art. 202 citato, in particolare, prevede che «al fine di migliorare la capacità di programmazione e riprogrammazione della spesa per la realizzazione delle infrastrutture di preminente interesse nazionale» siano istituiti due fondi[5] in cui far confluire, inter alia, le risorse derivanti dalla project review delle infrastrutture già finanziate. Lo stesso articolo 202, al comma 4, affida a successivi decreti del Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti la definizione delle modalità della revoca.

Si tratta quindi dell’inizio di una nuova era caratterizzata da una più oculata allocazione – e dalla possibile ri-allocazione per effetto della project review – delle già scarse risorse pubbliche?

Lo speriamo.

Tuttavia, sebbene l’evidente obiettivo delle disposizioni contenute nell’art. 202 del D.lgs. n. 50/2016 sia quello di superare la segmentazione delle fonti di finanziamento e riprogrammare le risorse per le infrastrutture prioritarie cassando i progetti non necessari, per valutare l’effettivo impatto che l’intervento legislativo avrà sui progetti «pendenti», bisognerà attendere che siano definite, con i decreti del MIT, le effettive modalità applicative della disposizione in analisi.

Tutto ciò anche considerato che sarà ragionevole attendersi un'attuazione prudente della project review, al fine di ridurre il prevedibile contenzioso e gli eventuali esborsi dovuti a titolo d’indennizzo per i finanziamenti che dovessero essere revocati.