Lo scorso 19 aprile, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha deliberato l'avvio di un’istruttoria nei confronti del Consiglio Notarile di Roma, Velletri e Civitavecchia (CND di Roma) e dell'Associazione Notariato Romano Dismissioni Immobiliari (ASNODIM), sulla base di una segnalazione pervenuta da un notaio di Roma, al fine di verificare se siffatti organismi abbiano posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza avente per oggetto e per effetto (i) la ripartizione dei servizi notarili, oltreché (ii) la fissazione dei prezzi (tariffe) per la prestazione di tali servizi in relazione alla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

Non è casuale che l'origine della vicenda in esame risalga al 2006, anno in cui il CND di Roma adottava una delibera con cui stabiliva di assegnare d'ufficio - a favore dei notai iscritti al ruolo - una serie di atti notarili inerenti alla vendita del patrimonio immobiliare pubblico, vale a dire legati al processo di privatizzazione allora in corso. In questo meccanismo di ripartizione si sarebbe inserito il ruolo svolto dall'ASNODIM, la quale avrebbe agevolato l'assegnazione degli incarichi in questione, nonché favorito il coordinamento delle relative vendite. In tale contesto si può meglio comprendere la definizione dell'ambito merceologico caratterizzante il mercato rilevante operata dall'AGCM, che lo ha individuato nell'“...erogazione dei servizi notarili consistenti nella stipula degli atti di compravendita e dei mutui ad essi collegati...”.

La condotta finita sotto la lente dell'AGCM sarebbe connotata, tuttavia, da contorni più ampi, come emerge dal provvedimento di avvio. Oltre alla delibera assunta nel 2006, il CND di Roma avrebbe siglato una serie di protocolli di intesa con gli enti proprietari degli immobili oggetto del processo di dismissione, contenenti l'indicazione delle tariffe che i notai investiti dell'incarico avrebbero dovuto praticare. Al quadro appena tracciato, secondo le ricostruzioni dell'AGCM, si sarebbe aggiunta, peraltro, la successiva attività di monitoraggio condotta dal CND di Roma, volta ad accertare l'osservanza di quanto disposto dalla delibera del 2006. Infine, in base a quanto dichiarato dal segnalante, il CND di Roma non avrebbe mancato di adoperare “...i propri poteri disciplinari al fine di censurare possibili deviazioni dal piano suddetto”.

Ora, il provvedimento in commento, dopo aver qualificato il CND di Roma e l'ASNODIM alla stregua di associazioni di imprese, in quanto ambedue dedite ad un'attività economica, evidenzia la rilevanza delle contestazioni sollevate sotto il profilo antitrust: per dirla con le parole dell'AGCM, “...il CND di Roma ha infatti limitato significativamente la libertà dei notai nell'offerta di tali prestazioni, sottraendo una parte non irrilevante delle attività notarili alla libera concorrenza…”, e, al contempo, incidendo “...sulla libertà di scelta degli acquirenti degli immobili…”. A riprova della fondatezza di tale analisi, si osserva, peraltro, come il sistema esaminato operasse altresì in virtù di decisioni assunte all'indomani dell'abolizione delle tariffe professionali.

Sulla base di questi fatti, l'AGCM ritiene di dover avviare il procedimento in commento al fine di verificare la sussistenza di un’ipotesi di violazione dell'art. 2, comma 2, della legge n. 287/90, giungendo a precisare, all'esito delle proprie valutazioni, come, nell'ambito dei processi di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, “...l'interesse generale da tutelare […] può essere perseguito mediante modalità meno restrittive della concorrenza, che dovrebbero limitarsi a garantire obiettivi di gestione efficiente delle operazioni funzionali alle dismissioni di cui trattasi…”.

L’istruttoria dovrà concludersi entro il 31 maggio 2017.