Un’azione di contrasto ai comportamenti ritenuti anticoncorrenziali sostanzialmente rafforzata; un’impennata nell’ammontare delle sanzioni irrogate che non passa inosservata; ed un particolare rilievo dato all’economia digitale, ritenuta l’ “ossatura dell’economia del XXI secolo”. Queste sono tre direttrici che emergono dalla consueta relazione annuale (Relazione) che è stata presentata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) lo scorso 15 giugno 2016.

In numeri, l’azione di enforcement dell’AGCM si è estrinsecata in 19 procedimenti istruttori per intese, 4 per abuso di posizione dominante, 9 c.d. Fasi II per le operazioni di concentrazione (57 sono state invece le ipotesi in cui l’AGCM ha autorizzato le operazioni in Fase I). Sono state imposte sanzioni per 433 milioni di euro in campo antitrust e per oltre 71 milioni di euro in materia di tutela del consumatore, con un aumento rispettivamente del 63% e del 137% rispetto al precedente periodo di riferimento. Inoltre, numerose sono state le iniziative rientranti nell’alveo dei poteri di advocacy dell’AGCM, che ha rilasciato 25 pareri emessi ai sensi dell’articolo 21-bis, in cui nel 60% dei casi le amministrazioni si sono adeguate al parere espresso dall’AGCM, mentre gli altri pareri rilasciati sono stati 87, contro 21 segnalazioni dirette a organi politici e amministrativi per la rimozione di regolazioni anticoncorrenziali.

Guardando oltre ai dati strettamente numerici, l’attività istituzionale dell’AGCM è stata caratterizzata da una rigorosa politica sanzionatoria, in linea di continuità e coerenza con quanto già espresso dall’AGCM in merito ai propri precedenti obiettivi di policy.

Gli importi che sono stati erogati a titolo sanzionatorio confermano la determinazione dell’AGCM a perseguire con particolare severità le infrazioni alle regole di concorrenza. Il dato che emerge con maggior nettezza riguarda le ipotesi di collusione in occasione di gare pubbliche che, in linea con un trend già emerso da alcuni anni, ha costituito l’oggetto di ben 8 istruttorie ed ha interessato gli ambiti merceologici più vari (dai servizi pubblici locali, ai servizi sanitari, ai contratti di forniture, ai servizi strumentali). Tra i casi di maggior portata sono stati richiamati in primis il caso Gara CONSIP – servizi di pulizia nelle scuole, che aveva accertato il coordinamento di quattro imprese del proprio comportamento in sede di partecipazione alla gara comunitaria bandita da Consip, ed ha visto l’AGCM irrogare complessivamente 110 milioni di sanzioni, ed il caso Gare RC auto per trasporto pubblico locale, che ha visto irrogare circa 29 milioni di euro complessivi alle compagnie assicurative Generali e Unipol Fondiaria per un’intesa restrittiva realizzata in occasione della partecipazione alle gare per la copertura assicurativa Rca dei mezzi di 15 aziende di trasporto pubblico locale.

Inoltre, l’analisi dei tre procedimenti istruttori conclusi in materia di abusi di posizione dominante ha fatto emergere un elemento ricorrente nella prassi decisionale dell’AGCM: il tipo di abuso che viene in rilievo ha a che fare con l’ostacolo frapposto ad un processo di apertura e ampliamento del mercato. La pluralità di tipologie di illecito valutate dall’AGCM sono state infatti tutte accomunate dal carattere escludente della condotta posta in essere dall’impresa dominante, volta ad ostacolare i processi di apertura dei mercati e ad impedire l’ingresso di operatori concorrenti.

Quanto alle operazioni di concentrazione analizzate (ben 9 procedimenti sono stati chiusi dopo un particolare approfondimento istruttorio, c.d. Fase II, di cui ben 4 hanno riguardato il settore dei media), si è assistito ad un notevole incremento di attività rispetto al passato. Al riguardo, l’AGCM ha affermato di “...aver perseguito l’obiettivo di impedire che tramite un’operazione di crescita esterna venga esercitato uno stabile e significativo potere di mercato in grado di ledere la concorrenza…”, nella consapevolezza che le operazioni di concentrazione “…possono produrre effetti positivi in termini di efficienza e di capacità innovativa delle imprese…”. Per questo, l’AGCM ha ritenuto di dover vietare un’operazione solo quando l’aumento del potere di mercato dell’impresa post-merger non possa essere disciplinato mediante misure correttive.

Inoltre, l’attività dell’AGCM si è concentrata nel settore delle telecomunicazioni, dei media e dell’e-commerce, ambito in cui l’AGCM ha ritenuto di poter concorrere a definire una cornice che favorisca l’innovazione. In tale contesto si collocano vari interventi, come ad esempio (i) la decisione di sanzionare l’asserito abuso escludente posto in essere dall’incumbent Telecom Italia che, a valle della conferma del provvedimento da parte del Consiglio di Stato, ha indotto Telecom ad avviare un processo di riorganizzazione interna di grande portata; (ii) la sanzione di 66 milioni di euro a Lega Calcio e Infront per un’asserita intesa che avrebbe interessato i diritti televisivi sul campionato di serie A per il triennio 2015-2018; (iii) l’indagine conoscitiva sulla banda ultra-larga che ha fornito spunti utilizzati dal Governo per l’elaborazione della Strategia italiana per la banda ultra-larga; nonché (iv) i procedimenti che hanno riguardato Booking.com ed Expedia con particolare riferimento alle clausole c.d. Most Favoured Nation inserite nei contratti degli operatori con gli albergatori, conclusi con impegni; ed, infine, i (v) numerosi provvedimenti in materia di tutela del consumatore con particolare riguardo ai nuovi problemi derivanti dalle piattaforme peer-to-peer ed alla tassazione, nonché agli acquisti online e alle nuove modalità di consumo e di presentazione dell’offerta.

In particolare, per indirizzare le nuove sfide introdotte da tali modelli di business, l’AGCM auspica una forma di regolazione leggera, ispirata al principio di proporzionalità, in modo da introdurre solo le regole strettamente necessarie alla tutela dei fondamentali interessi pubblici.

Non sono mancate neanche le istruttorie nei mercati “tradizionali”, e l’AGCM non ha abbassato la guardia sul controllo della concorrenza statica e sugli effetti sui prezzi: particolare attenzione è stata dedicata ai mercati regolamentati, al settore farmaceutico, come anche alle condizioni economiche dei finanziamenti, oltre che al mercato del calcestruzzo ed in ultimo al mercato del c.d. vending.

Nel complesso, la Relazione traccia una road map che appare concentrarsi sui cambiamenti strutturali derivanti dall’evoluzione dei mercati digitali e sull’innovazione “disruptive”, che ha modificato e sta modificando sostanzialmente i mercati, segnando una fase di discontinuità nella loro evoluzione. In questo contesto, l’incremento degli importi sanzionatori imposti alle imprese sembra voler far riflettere gli operatori sui propri modelli di business, affinché possano orientarsi verso la promozione di servizi innovativi ma senza andare a detrimento dell’abbattimento dei prezzi, della libertà di accesso ai servizi e delle modalità di presentazione dell’offerta chiare e trasparenti.