Quello del Trasporto Pubblico Locale (TPL) è un settore di assoluta rilevanza per l'economia nazionale, altamente regolamentato ma, potenzialmente, con ampi spazi per lo sviluppo della concorrenza, intesa come concorrenza “per” il mercato (gare per l'affidamento in esclusiva dei contratti di servizio) ma anche, come sarà evidenziato, come concorrenza “nel” mercato, con più gestori che operano sulle stesse tratte”.

Così esordisce l’indagine conoscitiva svolta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in ordine alle “condizioni concorrenziali nei mercati del trasporto pubblico locale”, che ha messo in luce le inefficienze e gli squilibri riscontrabili nell’erogazione e nella gestione dei servizi in esame.

L’AGCM rileva in primo luogo che se, prima facie, si potrebbe ritenere che le differenze osservabili dividano il Paese in macro-aree (in un quadro che vede le aree centro-meridionali in maggiore difficoltà), in realtà, i divari esistono all’interno delle stesse zone urbane, laddove si concentrano gli utenti che possono contare su redditi inferiori. In particolare, la diagnosi che emerge dall’indagine conoscitiva dell’AGCM si articola su un duplice piano:

  • da un lato, infatti, si è osservato come la legislazione in materia abbia posto un freno non soltanto alla concorrenza “per” il mercato (consistente nell’espletamento di procedure competitive ai fini dell’attribuzione del diritto alla gestione dei servizi), ma anche alla concorrenza “nel” mercato (che si sostanzia, essenzialmente, nello svolgimento dei servizi in parola da parte di più operatori sulle medesime tratte);
  • dall'altro lato, il rilievo operato si è incentrato sul nodo dell’esiguo ricorso a gare, a fronte della sussistenza di regimi di affidamento diretto (tipicamente nella veste dell’in-house providing), il tutto svoltosi in assenza di adeguati meccanismi di premialità volti a privilegiare (nell'accesso ai fondi) le amministrazioni facenti ricorso a procedure competitive. Peraltro, sotto tale profilo, l’AGCM evidenzia che, per scoraggiare l’uso di affidamenti diretti, è dirimente affrontare e risolvere il tema dei conflitti di interesse, riscontrabile laddove le aziende che gestiscono i servizi siano di proprietà degli enti locali.

La prognosi alle criticità evidenziate nel provvedimento, infine, si snoda attraverso quattro linee direttrici secondo cui dovrà essere orientato l’intervento legislativo auspicato dall’AGCM (realizzabile sia prendendo le mosse dalla riforma dei servizi pubblici locali in discussione in Parlamento sia in altro modo):

  • in primo luogo, sarà vitale migliorare la programmazione dei servizi in esame, non soltanto mediante una riorganizzazione del riparto di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali, ma anche attraverso la gestione della fase di progettualità almeno a livello regionale, se non sovra-regionale. Ciò significa che, al fine di contemperare due esigenze parimenti meritevoli di attenzione (l’allentamento della pressione sulla spesa pubblica, nonché la garanzia del diritto alla mobilità), sarà importante che gli enti locali perseguano le soluzioni più opportune, sulla base delle linee guida dettate dallo Stato;
  • in secondo luogo, è fondamentale che i servizi in oggetto siano erogati facendo ricorso a gare che condizionino l’affidamento del servizio alla virtuosità dell’operato degli enti coinvolti, dando adeguato risalto, al contempo, alla trasparenza della loro attività;
  • in terzo luogo, l'indagine ha evidenziato che le procedure competitive debbano essere gestite opportunamente ed efficacemente, senza trascurare l’importanza di assicurare un’ampia partecipazione. Peraltro, in merito al tema dei conflitti di interesse, si è vagliata l’opportunità di assegnare le funzioni di stazione appaltante in seno allo Stato.

Infine, la lente dell'AGCM si è soffermata sulla rilevanza di una piena concorrenza “nel” mercato, da attuarsi non solo mediante iniziative espletate nella fase di programmazione dei servizi, ma anche mediante interventi legislativi, e ciò al fine di alleggerire il ricorso alla spesa pubblica, nonché di assicurare un accesso effettivo al servizio in grado di soddisfare la domanda dell’utenza.

Nel quadro tracciato dall’indagine, emerge il ruolo-chiave giocato dall’AGCM, vigile nel contrasto delle predette criticità ed attiva sul fronte dell’advocacy, oltreché dell’enforcement in materia di intese restrittive della concorrenza ed abusi di posizione dominante.