Con la sentenza n. 3409/2016, il Consiglio di Stato (CdS) si è espresso in materia di diritto di accesso agli atti e diritto di difesa, accogliendo l’appello della società Superbeton S.p.A. (Superbeton) avverso la pronuncia del TAR Lazio (TAR).

I fatti all’origine della controversia riguardano la decisione del TAR di rigettare il ricorso di Superbeton nei confronti del provvedimento con il quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) negava l’accesso ad alcuni documenti richiesti dalla società. In particolare, Superbeton, nel corso del procedimento dell’AGCM riguardante il cartello dei produttori di calcestruzzo in Veneto, aveva richiesto l’accesso a documenti che, seppur attinenti ad aree geografiche differenti rispetto a quelle oggetto del procedimento (che riguardava i mercati “Venezia mare” e “Belluno”), avrebbero potuto essere utili per le proprie difese non solo nel procedimento in questione ma anche con riferimento al giudizio relativo alla parallela decisione dell’AGCM con la quale Superbeton era stata multata per un asserito cartello dei produttori di calcestruzzo in Friuli Venezia Giulia (vedi Newsletter 13 aprile 2015).

L’AGCM rifiutava tuttavia tale richiesta, affermando che i documenti oggetto dell’istanza non fossero relativi al procedimento per i quali erano stati richiesti, attenendo a diverse aree geografiche e che, pertanto, Superbeton non poteva trarne alcuna utilità. A seguito del ricorso da parte dell’impresa, il TAR aveva confermato la posizione dell’AGCM.

La Superbeton faceva pertanto ricorso al CdS, adducendo che il provvedimento di diniego di accesso da parte dell’AGCM era lesivo del diritto al giusto processo, non potendosi ammettere un giudizio di irrilevanza della documentazione rimesso esclusivamente alla stessa AGCM.

Il CdS, nella sentenza in commento, ha innanzitutto confermato che nella fattispecie in esame la richiesta di accesso era finalizzata ad ottenere documenti che potevano essere utili ai fini dell’esercizio del diritto di difesa nell’ambito di un procedimento applicativo di sanzioni amministrative. Citando la giurisprudenza Menarini della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il CdS ha ricordato che, data la natura sostanzialmente penale delle sanzioni inflitte nei procedimenti antitrust, “… deve essere riconosciuta all’impresa la conoscenza di tutti quegli elementi che possono essere utili per difendersi nel procedimento e nel processo …”.

Di conseguenza, il CdS ha affermato che all’AGCM non è consentito un diniego generalizzato alle richieste di accesso ai documenti necessari per l’esercizio dei diritti di difesa. Al contrario, nel caso di specie, il CdS ha rimesso “… alla prudente valutazione dell’Autorità di fornire esclusivamente quegli atti che non attengono a dati sensibili di altri imprese e che sono in grado di dimostrare l’assunto dell’estraneità dei dati stesso al procedimento sanzionatorio che riguarda l’appellante...”. Secondo il CdS, infatti, solo tramite questa attenta valutazione è possibile bilanciare gli interessi, da un lato, dell’AGCM di non rilasciare documenti ritenuti non rilevanti che coinvolgono altri operatori economici e, dall’altro, quelli dell’impresa di avere diretta conoscenza della documentazione che si trova nell’esclusiva disponibilità della parte pubblica.

Pertanto, in conclusione, il CdS ha accolto l’appello proposto da Superbeton e ha condannato l’AGCM a rilasciare, nei limiti sopracitati, la documentazione richiesta dalla società appellante.