A distanza di poco più di quattro mesi dal sorprendente risultato referendario permane uno scenario di incertezza trasversale, dentro e fuori il Regno Unito, nel quale si possono tuttavia ipotizzare taluni scenari e valutarne gli impatti legali e fiscali in tutti quei settori che non potranno più beneficiare delle libertà fondamentali e delle armonizzazioni riconosciute dai Trattati o da atti legislativi di diritto derivato. 

Si tratta di questioni che gran parte delle imprese italiane possono valutare non solo (e non tanto) in termini conservativi ma anche (e soprattutto) di creazione di valore e di competitività. Anche di questi temi si è discusso durante l’evento organizzato dalla Camera di Commercio Britannica in Italia tenutosi lo scorso 27 ottobre, intitolato “BREXIT & ITALY. IL POSSIBILE IMPATTO LEGALE E TRIBUTARIO DI BREXIT SUL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI TRA ITALIA E REGNO UNITO.”. 

E’ stato più volte ribadito durante il corso dell’evento il concetto ormai diffuso e pacifico che Brexit è una questione a rilevanza globale che non può essere circoscritta ai paesi appartenenti all’Unione Europea e, in quanto tale, deve essere oggetto di attenta analisi da parte degli attori istituzionali ma anche e soprattutto da parte degli imprenditori, con la necessità di una visione prospettica del fenomeno e dei possibili scenari da esso scaturenti.

Nel corso dell’evento sono stati toccati argomenti diversi e di varia natura, commerciali, fiscali e doganali, concentrandosi, inizialmente, sui possibili futuri sviluppi per la Città di Milano - considerata un polo attrattivo anche, e non solo, per via della felice posizione geografica in Europa - derivanti dalla Brexit, tali da creare un ambiente favorevole agli imprenditori, italiani o stranieri: dall’opportunità di candidarsi per la rilocalizzazione di EMA ed EBA (attualmente con sede a Londra) alla creazione della cd. “free zone” internazionale, che consentirebbe ad ogni nuova azienda che nasce o che arriva sul territorio milanese di beneficiare di una serie di agevolazioni fiscali, societarie, del mercato del lavoro e, last but not least, di una burocrazia semplificata. 

Sul fronte fiscale, si è accennato al ruolo fondamentale che potrebbero tornare ad avere i trattati internazionali per evitare le doppie imposizioni conclusi dal Regno Unito, il cui utilizzo si è affievolito in vigenza della spesso più conveniente normativa europea. E’ quindi immaginabile uno scenario in cui il governo britannico operi un aggiornamento degli accordi in “disuso”, proponendone di nuovi. A tale riguardo, una futura modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia/Regno Unito potrebbe attrarre investitori britannici, rappresentando quindi una opportunità per rafforzare la cooperazione tra Italia e Regno Unito. Non ultime, in questo senso, le misure agevolative promosse dal governo italiano volte ad una riduzione della pressione fiscale sulle imprese. Anche in tema di imposizione indiretta – ed in particolar modo nel comparto IVA e dogane – occorrerà monitorare con attenzione i potenziali effetti della Brexit al fine di trarne i vantaggi eventuali o, se del caso, ridurne al minimo gli effetti negativi.

A conclusione dell’evento si potrebbe quindi dire che è emerso una necessità di sviluppare un’economia che funzioni per tutti, dentro e fuori i confini britannici: un modello industriale improntato all’apertura verso il business con la necessità di definire al più presto un accordo di transizione in attesa della conclusione dei negoziati sulla Brexit fra Regno Unito e Unione Europea.