Un’oggettiva convergenza di interessi economici tra due operatori professionali in relazione ad una pubblicità ingannevole è sì idonea a determinare l’imputabilità di una pratica commerciale scorretta a detti operatori, ma l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è comunque tenuta ad accertare l’esistenza di un comportamento doloso o quanto meno colposo del medesimo operatore, per violazione della necessaria diligenza professionale.

A ricordarlo è stato il TAR Lazio (TAR), che ha parzialmente accolto il ricorso proposto da Scuole Caggiari Srl (Caggiari), avverso il provvedimento con cui l’AGCM l’aveva riconosciuta responsabile per i messaggi pubblicitari ingannevoli veicolati sul materiale cartaceo e online di SEAT Pagine Gialle (SEAT). Più nello specifico, l’AGCM aveva riscontrato il carattere ingannevole dei messaggi pubblicitari nei quali l’istituto Dante Alighieri in Riccione – originariamente di proprietà di e gestito da Caggiari, ma successivamente da quest’ultima trasferito ad un altro operatore – veniva indebitamente presentato come scuola parificata, con possibilità di esami di idoneità e maturità in sede, anziché come scuola privata.

Al riguardo il TAR ha in primo luogo respinto l’argomentazione di Caggiari in merito all’assenza di alcun collegamento tra la stessa e l’istituto Dante Alighieri, riscontrando come la prima mantenesse comunque un interesse economico alla promozione di quest’ultimo, benché lo stesso fosse stato successivamente traferito ad un’altra società – e ciò, in considerazione del vantaggio economico che l’istituto in esame era in grado di apportare alla Caggiari, posto che presso quest’ultima dovevano in ogni caso tenersi gli esami finali.

Tuttavia, il TAR ha riscontrano come, con specifico riferimento a taluni messaggi pubblicitari veicolati tramite le Pagine Bianche di SEAT, “…non appare sufficientemente chiara [la] riconducibilità delle errate indicazioni apparse sulle Pagine Bianche ad un comportamento della ricorrente doloso o gravemente colpevole per violazione della necessaria diligenza professionale…”.

E ciò, soprattutto in considerazione del fatto che “…le risultanze istruttorie hanno evidenziato un ampio margine di errore dell’operatore pubblicitario, e che la documentazione acquisita non consente di escludere, con ragionevole certezza, che l’indebita indicazione riportata per l’istituto privato non sia stata semplicemente dovuta ad una erronea trasposizione di indicazioni invece corrette ove riferite alla società ricorrente…”. Così ragionando, il TAR ha pertanto ridotto la sanzione comminata dall’AGCM a Caggiari (pari a 100.000 euro) della metà.

In conclusione, con la sentenza in commento, il TAR ha ricordato ad un’AGCM, invero sempre più concentrata esclusivamente sul carattere oggettivamente ingannevole o comunque scorretto delle pratiche oggetto del proprio scrutinio, come l’elemento soggettivo della violazione dolosa o gravemente colposa della necessaria diligenza professionale sia elemento fondamentale ai fini dell’accertamento della responsabilità degli operatori professionali per dette pratiche.

In altre parole, la natura oggettivamente scorretta di una pratica non basta ai fini della condanna dell’operatore cui detta pratica potrebbe essere riconducibile, occorrendo altresì l’accertamento dell’effettiva responsabilità di quest’ultimo per l’imputazione della violazione.