In questo numero

1. UNIONE EUROPEA 

Commissione Europea

1.1 Batterie per auto ricaricabili: Intesa - Chiusura Istruttoria - Sanzioni (vedi provvedimento)

L'8 febbraio 2017 la Commissione Europea ha irrogato sanzioni per un totale di € 68 milioni a Campine, Eco-Bat Technologies e Recylex per un'intesa restrittiva della concorrenza nell'ambito del mercato del riciclaggio delle batterie ad accumulatore piombo-acido.

Nessuna sanzione invece è stata irrogata a Johnson Controls che, aderendo al programma di clemenza, ha permesso alla Commissione di venire a conoscenza del cartello.

In particolare, secondo la Commissione, le imprese coinvolte si sarebbero coordinate (attraverso contatti su base bilaterale, principalmente chiamate telefoniche, e-mail o messaggi di testo, ma anche incontri e riunioni) al fine di abbassare artificialmente i prezzi d'acquisto delle batterie usate, destinate al riciclaggio e al ricondizionamento in Germania, Belgio, Francia e Olanda.

1.2 Transazioni Online: Intesa - Avvio Istruttoria (vedi provvedimento)

In seguito ai risultati preliminari dell'indagine di settore sull'e-commerce (pubblicati il 15/09/2016), la Commissione Europea ha avviato tre procedimenti istruttori, rispettivamente nei mercati online dell'elettronica di consumo, dei video games e delle prenotazioni alberghiere.

In particolare, con riferimento al primo mercato, la Commissione ha ipotizzato presunte intese sui prezzi a carico di Asus, Denon & Marantz, Philips e Pioneer. Ad avviso della Commissione, infatti, le imprese indagate avrebbero imposto restrizioni sui prezzi ai loro distributori online di beni di elettronica di consumo.

Quanto al settore dei video games, l'indagine è volta a verificare se Valve Corporation e 5 software house produttrici di video games - Bandai Namco, Capcom, Focus Home, Koch Media e ZeniMax - abbiano posto in essere pratiche di geo-blocking, impedendo ai consumatori l'acquisto di contenuti digitali a seconda della loro ubicazione.

Infine, la Commissione sta indagando il settore delle prenotazioni alberghiere online al fine di accertare se gli accordi fra i principali tour operator europei (nella specie Kuoni, REWE, Thomas Cook e TUI) e gli hotel contengano clausole che comportino una discriminazione dei clienti in relazione alla loro ubicazione, impedendo loro di visualizzare la completa disponibilità di un certo hotel o di prenotare al miglior prezzo.

2. ITALIA

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

2.1 Mercato della Raccolta del Gioco Pubblico: Intesa - Avvio Istruttoria (vedi provvedimento)

Il 9 febbraio 2017 l' Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM") ha reso noto l'avvio di un'istruttoria nei confronti delle società Lottomatica Holding S.r.l., Novomatic Italia S.p.A. e la sua controllata Admiral Entertainment S.r.l. al fine di verificare se l'accordo fra Lottomatica e Admiral, relativo all’acquisizione del controllo congiunto di una nuova società denominata Big Admiral S.r.l., possa determinare il coordinamento delle rispettive strategie commerciali nel mercato a monte della produzione e commercializzazione di apparecchi, piattaforme di gioco e software di gioco AWP (c.d. new slot) e VLT (c.d. video-lotteries), nonché in quello a valle della raccolta del gioco pubblico.

Secondo l'AGCM, infatti, la newco - la cui attività dovrebbe consistere nella creazione, sviluppo e gestione di una rete di sale per la raccolta del gioco pubblico tramite apparecchi di tipo AWP e VLT - sembrerebbe configurare uno strumento idoneo a consentire a Lottomatica e Novomatic Italia di operare congiuntamente nell’attività di raccolta del gioco, rilassando i vincoli competitivi tra le due società e favorendo dunque forme di coordinamento tanto nelle attività a monte quanto in quelle a valle.

Ad avviso dell'AGCM il rischio di coordinamento tra Lottomatica e Novomatic Italia sembrerebbe riguardare, in particolare, la produzione di apparecchi, piattaforme e software di tipo VLT, la cui offerta nel mercato italiano è estremamente concentrata e Novomatic Italia e Lottomatica sono i principali operatori.

2.2. Rete in Fibra Ottica: Intesa - Avvio Istruttoria (vedi provvedimento)

Il 1 febbraio 2017 l'AGCM ha avviato un'istruttoria nei confronti di Telecom Italia S.p.A. e Fastweb S.p.A.al fine di valutare potenziali restrizioni concorrenziali derivanti dall'accordo con il quale le due parti hanno costituito una impresa comune cooperativa, assoggettata al controllo congiunto di entrambe, volta alla promozione e realizzazione di reti infrastrutturali a banda ultra-larga in modalità FTTH. Il procedimento è stato avviato in seguito alle segnalazioni ricevute dai concorrenti Wind Telecomunicazioni S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A., nonché da Enel S.p.A., secondo cui l’operazione in oggetto potrebbe condurre a restrizioni concorrenziali con particolare riferimento ai profili legati al coordinamento orizzontale fra le due società madri nel mercato wholesale e nel mercato retail.

L'AGCM dovrà perciò valutare se tale accordo - secondo le parti volto a consentire uno sviluppo più efficiente delle infrastrutture a banda ultra-larga in modalità FTTH - che implica un rilevante coordinamento tra Fastweb e Telecom Italia (i due principali operatori verticalmente integrati operanti nel settore) in scelte strategiche relative alle reti fisse a banda larga e ultra-larga, sia idoneo a ridurre l’intensità della concorrenza sia nel mercato dei servizi di accesso all’ingrosso sia in quello della fornitura dei servizi agli utenti finali, ed eventualmente se possa beneficiare dell'esenzione ex art. 101 comma 3 TFUE.

2.3 Servizi di rassegna stampa nella provincia di Trento: Abuso di Posizione Dominante - Misure Cautelari (vedi provvedimento)

Il 7 febbraio 2017 l'AGCM ha disposto l’applicazione di misure cautelari a carico di Società Iniziative Editoriali ("SIE"), nell'ambito del procedimento volto ad accertare se la società, rifiutandosi di fornire al segnalante (Euregio) la concessione della licenza dei diritti di rassegna stampa del quotidiano L’Adige, avesse abusato della posizione dominante detenuta nel mercato della stampa quotidiana locale nella Provincia Autonoma di Trento, impedendo ad Euregio di aver accesso a un input essenziale per la fornitura dei servizi di rassegna stampa quotidiana locale nel mercato della Provincia Autonoma di Trento.

Ad avviso dell’AGCM sussistono infatti i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora, che il nostro ordinamento prescrive affinché possa essere disposta una misura cautelare. Quanto al fumus boni iuris, esso è riscontrato nella circostanza che i contenuti del quotidiano L’Adige configurano un input essenziale per la fornitura nel mercato della Provincia Autonoma di Trento dei servizi di rassegna stampa quotidiana locale; il periculum in mora invece si sostanzierebbe nell’alterazione delle dinamiche competitive nel mercato in questione, costringendo la clientela trentina a richiedere la rassegna stampa de L’Adige solo a SIE, che monopolizzerebbe quindi il mercato del servizio di rassegna stampa quotidiana locale nella Provincia di Trento.

Alla luce di questi presupposti, l’AGCM ha dunque imposto a SIE un obbligo a concedere una licenza per i diritti di rassegna stampa de L’Adige a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie al segnalante Euregio e a qualsiasi altro operatore che richieda di ottenere la medesima licenza. Secondo l’AGCM, infatti, tale misura cautelare sarebbe in grado di neutralizzare gli effetti della presunta condotta abusiva ed evitare il prodursi di un danno grave e irreparabile per la concorrenza nelle more del procedimento, senza arrecare alcun pregiudizio a SIE che verrebbe remunerata per la licenza accordata agli operatori che ne facciano richiesta e sarebbe, altresì, tutelata dal rischio di un eventuale sfruttamento abusivo dei propri contenuti editoriali da parte di soggetti ai quali l’accesso lecito all’input in questione è negato.

2.4 Operazioni a Premi: Pratica Commerciale Scorretta - Chiusura Istruttoria - Sanzioni (vedi provvedimento)

Il 10 febbraio 2017 l'AGCM ha reso nota la decisione con la quale ha irrogato a Samsung sanzioni dell'ammontare complessivo di € 3 milioni per due distinte pratiche commerciali scorrette che il professionista avrebbe perpetrato nell'ambito delle manifestazioni promozionali effettuate per la vendita dei propri prodotti.

In particolare una prima pratica, ingannevole e aggressiva, è stata riscontrata nella carenza informativa circa la natura delle manifestazioni a premi, i requisiti di partecipazione e gli effettivi adempimenti da porre in essere per ottenere il premio. In particolare, secondo l'AGCM, l'ingannevolezza della pratica deriva dalla circostanza che i messaggi pubblicitari diffusi per la promozione delle offerte evidenziavano soltanto la possibilità di ottenere un premio o un rimborso, senza adeguatamente specificare che il conseguimento di tale beneficio non era direttamente consequenziale all'acquisto di un determinato prodotto, ma subordinato a specifici adempimenti, inducendo perciò in errore il consumatore medio. L'AGCM ha rimarcato che i requisiti per la partecipazione alle operazioni a premi devono essere illustrati ai consumatori in maniera estremamente chiara e precisa, evidenziando sin dal primo contatto col consumatore procedure e condizioni di partecipazione, limitazioni alla partecipazione, caratteristiche dei premi e più in generale tutte le indicazioni idonee ad influenzarne la scelta di consumo.

La seconda pratica invece è stata riscontrata nell'aver subordinato l'ottenimento del premio/rimborso promesso alla condizione che il cliente si iscrivesse alla piattaforma Samsung People e consentisse all’utilizzo dei propri dati personali anche per finalità di marketing, in particolare di profilazione e fidelizzazione dei consumatori.

Tar Lazio

2.5 Rideterminazione della sanzione: Sentenza n° 1618/2017 (vedi provvedimento)

Il 1 febbraio 2017 il Tar Lazio ha pubblicato la sentenza con la quale ha respinto il ricorso promosso da Metalmeccanica Fracasso S.p.A. contro il provvedimento di rideterminazione della sanzione irrogata alla ricorrente nel 2012 per la partecipazione a un'intesa fra alcune imprese operanti nel mercato delle barriere di sicurezza stradale.

Il giudice ha ritenuto infondate le censure mosse dalla ricorrente al provvedimento di rideterminazione, censure che si rivolgevano fondamentalmente all'individuazione del fatturato considerato quale base di calcolo della sanzione e al mancato riconoscimento dell'incapacità contributiva.

Secondo il giudice tali censure non possono trovare accoglimento. L'AGCM, infatti, ha operato una riduzione della sanzione del 30% - nella specie un 15% per il minor apporto all'intesa e un altro 15% per il minor vantaggio in termini di effettività dei ricavi conseguiti - considerando come base di riferimento il fatturato del 2011, ultimo esercizio chiuso anteriormente all'adozione del provvedimento sanzionatorio. Invero, la sentenza del Consiglio di Stato 3291/2015, in parziale annullamento del provvedimento sanzionatorio, precisava che AGCM doveva rideterminare la sanzione partendo dagli stessi presupposti di fatto di cui al provvedimento parzialmente annullato (riconosceva dunque la legittimità del riferimento al fatturato del 2011), con la sola esclusione di quelli espressamente considerati illegittimi (i.e. apporto all'intesa e effettività dei ricavi conseguiti).

Il TAR precisa quindi che una coerente interpretazione degli orientamenti della Commissione sulla quantificazione delle sanzioni impone di interpretare l'espressione "esercizio sociale precedente" (cui si riferisce l'art. 32 per individuare il fatturato da prendere a base) come l'esercizio che precede l’adozione del provvedimento repressivo originariamente inteso, prescindendo dunque da eventuali successive vicende giurisdizionali che possano interessare il provvedimento stesso.

Infine, corretta appare al giudice anche la valutazione dell'AGCM in merito al mancato riconoscimento della mancanza di capacità contributiva, non essendo state fornite prove oggettive che l'imposizione della sanzione avrebbe pregiudicato irrimediabilmente la redditività economica dell'impresa e privato i suoi attivi di qualsiasi valore.

Consiglio di Stato

2.6 Sentenza n° 740/2017 (vedi provvedimento)

Il 20 febbraio 2017 il Consiglio di Stato ha respinto l'appello di Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa (CNS) avverso la sentenza con cui il Tar, in accoglimento parziale del suo ricorso, aveva disposto una riduzione della sanzione, confermando però l'accertamento dell'intesa contestata, vale a dire una concertazione fra le parti volta a condizionare gli esiti della gara bandita da Consip per l'affidamento dei servizi di pulizia nelle scuole.

Il Consiglio di Stato ha condiviso le conclusioni del Tar, il quale aveva respinto le censure volte a contestare la sussistenza dell'illecito anticoncorrenziale. Ad avviso del giudice di ultima istanza, infatti, correttamente l'AGCM ha ritenuto comprovata l'esistenza di una intesa restrittiva anticoncorrenziale, riconducibile da un lato alla presenza di elementi oggettivi di riscontro (es. scambi di informazioni ed accordi), dall’altro all’impossibilità di fornire spiegazioni alternative alle condotte parallele delle parti. Né a tal riguardo può avere rilevanza la circostanza dell'annullamento del provvedimento sanzionatorio nei confronti di una delle parti del procedimento: tale annullamento, secondo il Consiglio di Stato, non è sufficiente a mettere in discussione l'impianto ricostruttivo e l'accertamento dell'AGCM in merito alle condotte anticoncorrenziali poste in essere dalle altre parti, condotte che restano ferme nella loro valenza concertativa a prescindere dalla qualificazione della partecipazione di una di esse.

Quanto ai profili relativi alla quantificazione della sanzione, il Consiglio di Stato ritiene corretto assumere come valore delle vendite per determinare la base di calcolo della sanzione l'importo di aggiudicazione nel valore massimo convenzionabile previsto per ciascun lotto aggiudicato all'ATI capeggiata da CNS. Il Collegio infatti precisa che negli appalti pubblici l'ente consortile si pone come autonomo centro di imputazione di rapporti giuridici, pertanto l'importo di aggiudicazione imputabile al Consorzio non può essere limitato al solo margine di intermediazione del Consorzio stesso, ma deve estendersi a tutto il valore delle prestazioni aggiudicate al Consorzio, che stipula i relativi contratti pubblici in nome proprio, nonostante poi le singole prestazioni saranno eseguite concretamente dalle varie consorziate, così come designate in sede di offerta. Ad avviso del Collegio infatti una diversa interpretazione farebbe della figura del consorzio uno strumento di elusione dell'effettività delle sanzioni antitrust, privandole dell'efficacia deterrente.

Corte di Giustizia dell'Unione Europea

2.7 Pubblicità Comparativa: Causa C-562/15 (vedi provvedimento)

Con la sentenza in epigrafe la Corte di Giustizia ha fornito alcuni chiarimenti sul tema della pubblicità comparativa e sui requisiti che questa deve rispettare per non integrare una forma di pubblicità ingannevole.

La pronuncia trae origine dal rinvio pregiudiziale da parte della Corte di Appello di Parigi, nell'ambito di un contenzioso insorto fra due operatori della GDO, Carrefour e Intermarché, circa una pubblicità comparativa posta in essere da Carrefour e contestata da Intermarché.

La Corte, interrogata sulla liceità di una pubblicità comparativa che confronta i prezzi propri con quelli praticati da concorrenti senza specificare che i negozi delle varie insegne presi a riferimento sono diversi per tipologia / dimensioni, ha precisato che la liceità di una pubblicità comparativa deve essere valutata secondo i criteri propri dell'ordinamento europeo, poiché la direttiva 2006/114 ha compiuto un'armonizzazione completa della disciplina in questione.

In particolare, la Corte non esclude la liceità di una pubblicità di tal genere, ma specifica che il confronto dei prezzi deve essere obiettivo e non ingannevole, e che la differenza di dimensioni e tipologia degli esercizi cui sono rilevati i prezzi, se non è chiaramente specificata, può falsare l'obiettività del confronto. La Corte precisa, inoltre, che al consumatore devono essere indicate tutte le informazioni rilevanti affinché possa assumere una decisione di consumo consapevole, fra cui proprio le dimensioni dei negozi i cui prezzi sono oggetto di confronto. In mancanza di tali informazioni, infatti, non è soddisfatto il requisito dell'obiettività del confronto e la pubblicità si configura quale ingannevole.

Infine, la Corte rimanda ai giudici nazionali il compito di accertare volta per volta, in relazione ai consumatori cui è rivolta e alle indicazioni che fornisce, l'eventuale carattere ingannevole di una pubblicità comparativa, con particolare riferimento all'obiettività del confronto.