Lo scorso 14 aprile il TAR Lombardia con la sentenza n. 878 ha accolto il ricorso proposto da Acciai Speciali Terni S.p.a. (AST o la ricorrente) annullando per l’effetto l’art. 9 lett. b) della Delibera n. 539/2015/R/eel (Delibera n. 539) che prevede che le agevolazioni in favore delle imprese energivore in relazione ai punti di interconnessione di una Rete interna di utenza (RIU) con una rete pubblica siano applicate dall’attuale Cassa per i Servizi Energetici Ambientali (CSEA) a consuntivo con le modalità previste dall’art. 5 della Delibera n. 385/2014/R/eel (Delibera n. 385). La disposizione in parola è intervenuta ad integrare (con due nuovi commi) proprio l’articolo 2 della citata Delibera n. 385 modificando le modalità di applicazione delle agevolazioni alle imprese energivore collegate ad una RIU a partire dal 1 gennaio 2014 – quindi con effetto retroattivo – rinviando l’effettivo riconoscimento di tali agevolazioni spettanti per ciascun anno solo a seguito dell’aggiornamento dell’elenco delle imprese energivore cui la Cassa deve procedere nell’anno successivo sulla base dei dati dei consumi dell’anno precedente.

Prima di entrare nel merito della vicenda giudiziale, preme evidenziare gli elementi essenziali del meccanismo introdotto per mezzo della Delibera n. 539 e le differenze che intercorrono con la disciplina generale e che comportano un diverso trattamento per le imprese che prelevano energia elettrica da una RIU e quelle che prelevano la stessa da una rete pubblica. La disciplina generale contenuta nella Delibera n. 467/2013 prevede che le imprese energivore si vedano direttamente riconosciuti dall'impresa distributrice e dall'esercente la vendita le esenzioni dal versamento delle componenti tariffarie A e dell'AE salvo conguaglio, nell'anno successivo, a seguito dell’aggiornamento che la Cassa è chiamata ad eseguire dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia, a valle del ricevimento dei dati di consumo effettivi per l’anno precedente. Al contrario, le imprese energivore che prelevano energia tramite una RIU (come la ricorrente) inizialmente devono versare le componenti tariffarie A e dell'AE – alla stregua di un soggetto non energivoro - salvo ricevere la restituzione di quanto versato, e non dovuto in quanto, appunto, imprese a forte consumo di energia, solo dopo che la Cassa l’anno successivo ha aggiornato l’elenco delle imprese a forte consumo di energia, a valle del ricevimento dei dati di consumo effettivi per l’anno precedente. Si desume il diverso ruolo del momento dell’aggiornamento in quanto da un lato può consistere in un mero conguaglio sulle agevolazioni che sono già state godute dai soggetti, dall’altro, solo con riferimento ai soggetti che prelevano da una RIU va a rappresentare il primo momento di godimento delle agevolazioni, mediante la restituzione di quanto versato medio tempore.

In tale contesto AST, soggetto energivoro e al contempo gestore di una RIU, ha sollevato diverse censure concernenti (i) una violazione e falsa applicazione della normativa in materia di energivori, in particolare in riferimento all’art. 39 del D.L. n. 83/2012 e dell’art. 3 del D.M. 5 aprile 2013 (e dei conseguenti atti di indirizzo del MISE);  (ii) la violazione dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento e di non distorsione della concorrenza e del principio di proporzionalità; infine (iii) ha dedotto la violazione dell’art. 21 bis della legge n. 241/1990 e dell’art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale con riferimento al carattere retroattivo della norma inserita nel provvedimento impugnato.

Condividendo in pieno le tesi sostenute dalla ricorrente, il TAR Lombardia dapprima ha dimostrato l’infondatezza delle eccezioni sollevate dall’AEEGSI relative alla presunta tardività e all’inammissibilità del ricorso basate su una supposta violazione del giudicato di una precedente sentenza di cessazione della materia del contendere intervenuta tra le stesse parti in un diverso giudizio, avente ad oggetto diversi provvedimenti, a seguito dell’adozione della Delibera n. 385 che inizialmente era intervenuto proprio per eliminare un precedente meccanismo discriminatorio già introdotto dall’AEEGSI. Il giudice è intervenuto chiarendo che le previsioni contenute nell’art. 9 “…certamente integrano e innovano il contenuto della deliberazione n. 385/2014, giacché ne implementano la parte prescrittiva, chiarendo indubitabilmente le modalità di applicazione delle componenti tariffarie e soprattutto riconoscendo natura retroattiva alle stesse, a partire dal 1° gennaio 2014…” ma certamente  le stesse disposizioni “…non erano enucleabili, almeno con quella portata…” dalla stessa delibera.

Per quanto concerne il merito del ricorso il TAR, avallando gli argomenti sostenuti da AST, ha ritenuto che l’AEEGSI abbia adottato il citato art. 9 “…a prescindere da un fondamento normativo, quantomeno implicito…” e che la stessa previsione “…sembra porsi in contrasto con le previsioni di cui all’art. 39, comma 3, del decreto legge n. 83 del 2012 e al D.M. 5 aprile 2013 che avrebbero configurato la categoria delle imprese energivore soltanto attraverso parametri relativi a livelli minimi di consumo e all’incidenza del costo dell’energia sul valore dell’attività di impresa, non considerando rilevante la fonte di connessione alla rete elettrica…”. Peraltro, è stata accolta anche la censura relativa alla violazione dei principi di concorrenza e di non discriminazione tra operatori in quanto, con riferimento alla differenziazione tra imprese energivore “…basata sull’accesso diretto alla rete pubblica o al collegamento con una R.I.U. …” non sussiste alcuna valida e oggettiva ragione che possa giustificare “…un difforme trattamento fondato soltanto sulla modalità di acquisizione dell’energia utilizzata….”. Al riguardo, è stata premura del giudice chiarire che non emerge nessuna differenza rilevante tra gli operatori, neppure a livello di tempistiche per rilevare il quantitativo dell’energia prelevata dalla rete, con riguardo all’obbligo gravante indistintamente su tutte le imprese energivore di dichiarare la sussistenza delle condizioni per fruire delle relative agevolazioni, sempre mediante il meccanismo “a consuntivo”. Alla luce di tali considerazioni, il giudice ha concluso che “…in assenza di una causa normativa razionale o non arbitraria, l’Amministrazione non può introdurre regimi differenziati, pena la violazione del canone della ragionevolezza e dei principi di parità di trattamento e non discriminazione…”.

Risultano interessanti anche gli ultimi passaggi della sentenza in commento in cui è il giudice a rilevare semmai un contrasto tra la condotta adottata dall’AEEGSI e una sua precedente pronuncia cautelare (l’ordinanza n. 772/2014) con cui il giudice - nell’ambito della citata impugnativa precedente - già aveva chiarito come, seppur con riferimento a diverse agevolazioni, il differente trattamento accordato dall’Autorità tra le due categorie di soggetti non sembrasse giustificato alla luce della sola circostanza che AST preleva energia da una RIU. Il giudice, effettuando una esaustiva ricostruzione fattuale e giuridica, sottolinea come successivamente alla citata pronuncia, l’AEEGSI inizialmente ottemperando a tali principi abbia adottato la Delibera n. 385 che aveva portato alla cessazione della materia del contendere. Proprio per tali ragioni, l’aver introdotto subito dopo l’art. 9 lett. b) della Delibera n. 539/2015 si pone “…quale violazione dell’assetto di interessi che risultava cristallizzato nella predetta pronuncia, come ritenuto concordemente dalle parti in causa e dall’organo giudicante, in assenza di accadimenti o modifiche normative successivamente intervenute che avrebbero potuto giustificare una legittima rivalutazione della disciplina legata al momento in cui riconoscere le agevolazioni in favore delle imprese energivore connesse ad una R.I.U. ….”. Ed infine, ad avviso del giudice, è proprio il breve lasso di tempo intercorso tra l’adozione delle due delibere, la n. 385 e la n. 539 ad escludere qualsiasi giustificazione possibile in relazione al possibile carattere retroattivo della norma impugnata.

Auspicando che per mezzo di tale pronuncia il giudice abbia posto fine all’annosa questione in esame, non resta che attendere l’ottemperanza da parte dell’AEEGSI alla luce di tale dictum giudiziale.