L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), con provvedimento del 28 settembre 2012, n. 23931, ha accertato che alcune società, tra cui CAR Segnaletica Stradale S.r.l. (CAR), avevano posto in essere, nel corso del quadriennio 2004-2007, un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza, unica, complessa e continuata nel mercato nazionale delle soluzioni e dei prodotti metallici di sicurvia, mediante scambi di informazioni sensibili in seno alle riunioni tenute presso il Consorzio Manufatti Stradali Metallici (Comast). Nello specifico, mediante detto scambio di informazioni, diretto alla fissazione dei prezzi di riferimento dei prodotti in parola e delle rispettive commesse per quantità ed aree geografiche, le società erano riuscite a consolidare e mantenere inalterata la propria posizione sul mercato, a discapito degli operatori concorrenti esterni all’intesa. Tale meccanismo peraltro era rafforzato da sistemi di monitoraggio che avevano concretamente permesso alle società di adottare misure ritorsive nei confronti delle imprese che, nel corso dell'intesa, avevano adottato comportamenti devianti.

Successivamente, con sentenza resa il 7 ottobre 2013, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (TAR) ha accolto la (sola) censura della CAR relativa alla durata della propria partecipazione all’intesa (6 mesi anziché un anno) e per l’effetto dimezzato la relativa sanzione.

Con la sentenza in commento, resa l’1 giugno 2016, il Consiglio di Stato (CdS) ha respinto integralmente il ricorso proposto da CAR, confermando in toto le valutazioni del TAR e dell’AGCM.

Quanto al primo motivo di ricorso, volto a rilevare la violazione dell’art. 18 della legge n. 689/1981 in quanto l’AGCM (e poi, il TAR) non avrebbe esaminato tutti gli argomenti esposti dalla ricorrente nei suoi scritti difensivi, il CdS si limita a richiamare la consolidata giurisprudenza secondo la quale “non sussiste un obbligo in capo all’Autorità di motivare specificatamente ogni scostamento dalle osservazioni presentate oppure il mancato accoglimento delle medesime, allorché dal contesto dell’atto […] risulti che l’Amministrazione ne abbia tenuto conto” (cfr. CdS, Sez. VI, 12 ottobre 2011, n. 5519).

Con riferimento al secondo motivo, relativo all’inapplicabilità dell’art. 25, co. 3, del Regolamento n. 1/2003, il Collegio chiarisce (qualora ve ne fosse bisogno) che allorquando l’AGCM applica gli artt. 101 e/o 102 TFUE deve applicarsi la medesima disciplina della prescrizione prevista dalla citata disposizione. Ne consegue che, nel caso in esame, l’effetto interruttivo della prescrizione si è verificato con l’avvio del procedimento, in data 13 gennaio 2010.

Sul terzo motivo relativo alla violazione dell’art. 14, co. 2, della legge 689/1981, il Collegio, richiamando una consolidata giurisprudenza della stessa Sezione, nota che “l’arco di tempo [90 gg.] entro il quale l’AGCM deve provvedere alla notifica della contestazione è collegato non già alla data di commissione della violazione, ma al tempo di accertamento dell’infrazione, da intendersi in una prospettiva teleologicamente orientata e quindi non già dalla notizia del fatto sanzionabile nella sua materialità, ma all’acquisizione della piena conoscenza della condotta illecita, implicante il riscontro dell’esistenza e della consistenza dell’infrazione e dei suoi effetti” (cfr. CdS, Sez. VI, 22 luglio 2014, n. 3896). Pertanto, il fatto che l’AGCM abbia deliberato l’avvio dell’istruttoria a distanza di vari mesi dalla segnalazione della possibile infrazione non può in alcun modo essere considerato come una violazione della menzionata previsione.

Sul quarto motivo, secondo cui il provvedimento e la sentenza del TAR sarebbero viziati per il fatto di ritenere che l’adesione al Comast abbia di per sé comportato l’adesione alle pratiche illecite, il CdS rileva che in ipotesi di fattispecie complesse, come quella nel caso in esame, la partecipazione al Comast, se inserita nel quadro unitario di indizi tracciato dall’AGCM, è sufficiente a far presumere che CAR fosse parte del disegno unitario perseguito tramite l’intesa.

Infine, sul quinto ed ultimo motivo, volto ad ottenere l’integrale annullamento della sanzione in virtù della mancata attuazione dell’intesa da parte della ricorrente o almeno la riduzione della stessa, poiché la ricorrente avrebbe partecipato allo scioglimento del Comast prima dell’avvio dell’istruttoria e, comunque, avrebbe collaborato con l’Autorità nel corso di quest’ultima, il CdS osserva, da un lato, che la partecipazione al Comast è circostanza di sé sufficiente per l’irrogazione della sanzione (posto che lo scambio di informazioni perpetrato mediante detto consorzio è di per sé idoneo a falsare la concorrenza) e, dall’altro lato, che “CAR, anziché denunciare l’esistenza dell’intesa, ha invero preferito rientrarvi, [partecipando] a svariate riunioni, traendone vantaggio, e si è decisa a collaborare solo quando l’indagine era in corso e non poteva agire diversamente”.