L’AGCM, con delibera (qui il testo completo) assunta nel corso dell’Adunanza del 9 marzo scorso, ha comminato alle società Amazon EU Sàrl e Amazon Services Europe Sàrl una sanzione complessiva di € 300.000 (rispettivamente 80.000 ad Amazon EU e 220.000 ad Amazon Services) per la violazione degli articoli 49 e 51, comma 2, del Codice del Consumo.

Si tratta di violazioni relative agli obblighi di informazione da fornire ai consumatori nell’ambito di transazioni conclusi tramite servizi di e-commerce.

Il caso in esame - come anche chiarito dall’AGCM nella delibera - è uno dei primi casi di rilievo di applicazione della nuova disciplina introdotta dal D.lgs. 21/2014 che ha recepito la direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori e che ha modificato radicalmente il regime applicabile al cosiddetto settore “e-commerce”.

In particolare l’AGCM ha contestato alle due società del gruppo Amazon di aver omesso ovvero di aver fornito in modo non adeguato informazioni rilevanti per i consumatori nel corso del processo di acquisto: in particolare, quelle precontrattuali obbligatorie e quelle sulla garanzia legale di conformità previste dal Codice del Consumo, sia nel caso di vendita diretta da parte di Amazon sia nel caso in cui la compravendita intervenga sulla piattaforma di Amazon marketplace (e, quindi, tra il consumatore e un venditore terzo rispetto ad Amazon).

La nuova formulazione dell’art. 49 del Codice del consumo - secondo la ratio espressa dal considerando 39 della Direttiva 2011/83/UE che sottolinea che è necessario “… garantire che, nei contratti a distanza conclusi tramite siti web, il consumatore sia in grado di leggere e comprendere nella loro interezza i principali elementi del contratto prima di inoltrare l’ordine. A tal fine è opportuno che la (…) direttiva disponga che detti elementi siano visualizzati nell’immediata prossimità della conferma necessaria per l’inoltro dell’ordine (…) - ha ampliato significativamente il numero e il genere di dati da comunicare al consumatore prima della stipulazione di un contratto: in particolare, oltre alle informazioni sul diritto di recesso (ivi inclusi eventuali esclusioni), sull’effettiva identità del professionista e sulle caratteristiche dei beni e servizi venduti, è altresì previsto l’obbligo di inserire un promemoria sull’esistenza della garanzia legale di conformità per i beni.

Queste informazioni devono essere date con buona evidenza ed “in prossimità della conferma necessaria per l’inoltro dell’ordine, pertanto non sono stati ritenuti sufficienti dell’AGCM link o semplici avvisi riportati in calce alle pagine o rimandi ai termini e condizioni di vendita.

L’obiettivo, non troppo celato della norma, è quello di colmare “la “spersonalizzazione” del rapporto d’acquisto che avviene a distanza” e che ” indebolisce sensibilmente la posizione del consumatore acquirente e ne accresce ulteriormente l’asimmetria informativa rispetto al professionista”

Le contestazione dell’AGCM sono precise e dettagliate e consistono:

  • nel caso di vendita diretta, nel fatto che “Amazon fornisce in modo non immediatamente percepibile le informazioni sul diritto di recesso, sull’esistenza e sulle condizioni dell’assistenza postvendita al consumatore, dei servizi postvendita e delle garanzie commerciali e sul promemoria sull’esistenza della garanzia legale di conformità per i beni;
  • nel caso del marketplace, in carenze informative in relazione “al ruolo” (ossia di mero “intermediario”) della transazione conclusa tra il consumatore e il terzo venditore, posto che Amazon cura, spesso, direttamente la spedizione dei prodotti e il servizio di reso degli stessi. In aggiunta, e sempre con riferimento, al marketplace, Amazon “ha omesso di dare al consumatore le informazioni precontrattuali obbligatorie relative ai contatti e all’assistenza pre e post vendita garantita dai soggetti terzi” (ad esempio, il consumatore non era messo in grado di conoscere sin da subito e con facilità l’identità del terzo venditore).

Infine, va sottolineato che Amazon nel corso del procedimento aveva presentato una proposta di impegni, non accettati dall’AGCM e che prima della chiusura del procedimento Amazon stessa ha adottato e si è impegnata a modificare le pagine del proprio sito alla luce delle contestazioni dell’AGCM. Questa seconda circostanza - che non ha comunque evitato ad Amazon la sanzione - è stato tenuto in considerazione dall’AGCM in sede di quantificazione della sanzione poi applicata.