Con un’importante inversione di tendenza rispetto alla giurisprudenza e dottrina maggioritarie la Corte d’Assise di Taranto interviene sulla questione relativa all’ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo nei confronti degli Enti collettivi.

Il tema della possibilità di costituzione di parte civile del danneggiato, nel processo ex D. Lgs 231/2001, nei confronti degli Enti collettivi, costituisce da anni oggetto di dibattito, sia in dottrina che in giurisprudenza, stante la possibilità, per il danneggiato, di costituirsi parte civile nei confronti della persona fisica autrice del reato, e la mancanza di una corrispondente previsione, nel Decreto Lgs. n. 231/2001, in merito alla costituzione di parte civile.

La questione, è sembrata definitivamente risolta dopo che si sono pronunciate in senso negativo prima la Cassazione, con la decisione Cass., Sez. VI, 5 ottobre 2010, n. 22512 , e poi la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza 12 luglio 2012 n. C-79/113 .

La negazione dell’ammissibilità di costituzione della parte civile nel processo agli Enti collettivi traeva ragion d’essere, secondo i sostenitori di tale tesi, nel fatto che non sarebbe configurabile, da un punto di vista sostanziale, una ragione di risarcimento del danno in funzione dell’illecito amministrativo per la quale possa essere invocata una responsabilità diretta ed autonoma della persona giuridica, in conseguenza della quale sia possibile esercitare l’azione risarcitoria nell’ambito del procedimento a carico dell’Ente.

Secondo tale visione, oltretutto, se l’Ente non ha tecnicamente “commesso” il reato presupposto cui si collegano i danni di cui si chiede il ristoro (ed è viceversa responsabile di un diverso ed autonomo illecito non produttivo di ulteriori e diversi danni), la costituzione di parte civile non potrebbe essere ammessa in quanto l’art. 185 c.p., richiamato dagli artt. 74 e ss. c.p.p., richiede, per la costituzione di parte civile, la commissione di un reato e non di un illecito “amministrativo” che potrà, eventualmente, fondare una separata azione civile di danno innanzi al giudice civile, senza possibilità di trasferire la relativa azione nel processo penale.

Spostando tuttavia l’asse del ragionamento e con un’importante inversione di tendenza rispetto alla giurisprudenza ed alla dottrina prevalenti sopra richiamate, la Corte d’Assise di Taranto ha rilevato che “la mancanza di richiami alla parte civile all’interno del decreto sulla responsabilità amministrativa degli Enti, prevista dal D.Lgs. n. 231/2001, non equivale ad escludere la possibilità di costituirsi nei confronti dell’ente poiché, all’opposto, denota esclusivamente la mancanza di specificità della disciplina rispetto alla normativa ordinaria dettata dal codice di procedura penale” .

Questo è l’importante principio di diritto desumibile dall’ordinanza della Corte di Assise di Taranto del 4 ottobre 2016 che offre una interpretazione differente dalla giurisprudenza sinora intervenuta sia in sede di legittimità sia in ambito europeo.

Sulla base di tale principio, con l’ordinanza del 4 ottobre scorso, la Corte di Assise del Tribunale di Taranto ha quindi ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile di Legambiente anche nei confronti di Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, società coinvolte, ai sensi del D.Lgs 231/2001, nel processo Ilva per disastro ambientale con riferimento ai medesimi reati addebitati ai loro amministratori.