Con le sentenze del 9 giugno (cause C‑608/13 P, C‑616/13 P e C‑617/13 P), la Corte di Giustizia (CdG) ha respinto i ricorsi proposti da diverse società spagnole attive nel mercato del bitume da penetrazione (le Ricorrenti), confermando le decisioni della Commissione europea (la Commissione) e del Tribunale UE (il Tribunale), secondo cui le Ricorrenti avrebbero partecipato a un cartello avente ad oggetto la determinazione del prezzo del bitume con contestuale spartizione del mercato.

Tra le varie sentenze adottate dalla CdG in relazione a questa vicenda, quella emanata nei confronti di Repsol SA (Repsol) risulta quella giuridicamente più interessante.

Con il primo motivo di ricorso Repsol ha cercato di contestare la presunzione di corresponsabilità della società controllante per le condotte poste in essere dalla società controllata nella quale detiene una partecipazione totalitaria. Per quanto qui rileva, Repsol non aveva avuto nulla a che fare con i comportamenti accertati dalla Commissione. Tuttavia, parte del cartello era stata la società RPA/Rylesa, controllata al 99,99% da Repsol Petroléos, a sua volta controllata al 99,97% da Repsol. Come è noto anche ai lettori di questa Newsletter, nei casi di controllo totalitario vi è una presunzione di esercizio di influenza determinante da parte della controllante sulla controllata, con la conseguenza che in tali casi la società madre viene presuntivamente ritenuta responsabile delle condotte anticoncorrenziali poste in essere dalla figlia. Per questo motivo, a Repsol era stata ascritta la responsabilità per l’infrazione posta in essere da RPA/Rylesa. Dinanzi al Tribunale, Repsol aveva tentato di dimostrare che la controllata godesse di un’autonomia di comportamento tale da limitare alla medesima ogni scelta connessa con la partecipazione alla condotta in rilievo, rendendola così l’unica responsabile per le condotte anticoncorrenziali. Tuttavia il Tribunale, alla luce degli elementi di prova forniti, aveva ritenuto che la presunzione non fosse stata ribaltata. Infatti, nonostante Repsol avesse delegato alcuni poteri all’amministratore unico di RPA/Rylesa, aveva comunque mantenuto il potere di revocarlo. Una simile circostanza, secondo il Tribunale, dimostrava che Repsol fosse in grado di esercitare un’influenza determinante sulla controllata e che, di conseguenza, si trattava di un’unica entità economica. Tale conclusione è stata confermata dalla CdG che ha considerato completa l’analisi condotta dal Tribunale.

In secondo luogo, Repsol, la quale aveva partecipato al programma di clemenza, sosteneva che la Commissione, negandole l’immunità parziale, avrebbe interpretato in maniera erronea il punto 23, lettera b), ultimo comma della Comunicazione sulla Cooperazione del 2002 (la Comunicazione), secondo cui “…se un’impresa fornisce elementi di prova relativi a fatti in precedenza ignorati dalla Commissione che hanno un’incidenza diretta sulla gravità o la durata della presunta intesa, la Commissione non terrà conto di questi elementi nel determinare l’importo di eventuali ammende da infliggere all’impresa…”. Repsol, infatti, aveva invocato l’immunità parziale in relazione alla maggiore durata dell’infrazione a seguito di informazioni dalla stessa presentate. A suo dire, al momento della presentazione della dichiarazione, la Commissione non sarebbe stata a conoscenza della durata effettiva del cartello, nonostante di ciò se ne facesse menzione nella documentazione che la Commissione aveva ottenuto nel corso delle ispezioni. Secondo Repsol, poiché tali documenti sarebbero stati letti dai funzionari in un momento successivo rispetto alla presentazione delle informazioni alla base della richiesta di immunità parziale da parte di Repsol, l’informazione sulla durata del cartello fornita da Repsol altro non era, al momento della dichiarazione, se non un “fatto ignorato” dalla Commissione, che quindi avrebbe dovuto concederle l’immunità parziale. Di contro, la CdG, rigettando tale lamentela, ha specificato che i “fatti precedentemente ignorati” sono quelli che presentano “…oggettivamente un valore aggiunto significativo…” e che “…il possesso, da parte della Commissione, di un elemento di prova equivale alla conoscenza del suo contenuto indipendentemente dalla necessità di determinare se tale elemento sia stato effettivamente esaminato e analizzato dai suoi servizi…”.

In ultimo luogo, tutte le Ricorrenti hanno chiesto alla CdG una riduzione della sanzione in quanto il Tribunale non si sarebbe pronunciato entro un termine ragionevole. Tuttavia, nonostante fosse vero che l’intero procedimento sia durato cinque anni e nove mesi, la CdG ha ricordato di non poter né ridurre la sanzione inflitta per la partecipazione a un’infrazione grave della concorrenza, né accordare il risarcimento danni alle Ricorrenti, in quanto dovrebbe essere chiesto con apposito ricorso dinanzi al Tribunale stesso.

Con la conferma della decisione della Commissione da parte dei giudici europei, si chiude il capitolo del cartello del bitume in Spagna. Le Ricorrenti dovranno pagare le sanzioni inizialmente irrogate, per un totale di circa 165 milioni di euro.