Tar Puglia, sentenza n. 1204 del 6 agosto 2015

Il TAR Puglia ha recentemente stabilito che in tema di autorizzazione unica per gli impianti da fonti rinnovabili la VIA non comprende anche l’autorizzazione paesistica, che rimane atto autonomo a tutela dei beni culturali.

Ecco in sintesi i punti più salienti della sentenza che ha parzialmente accolto il ricorso di una società di produzione di energia eolica contro il diniego della Autorizzazione Unica da parte della Regione.

  1. La ricorrente sollevava la violazione dell’articolo 26 co. 4 Dlgs 152/2006 per cui il provvedimento VIA assorbirebbe ogni altra autorizzazione amministrativa. Il Tar ha ritenuto il motivo infondato, in quanto la VIA concerne solamente gli aspetti ambientali e non quelli paesaggistici, che hanno differente natura. Di conseguenza, è necessario che venga legislativamente attuata una forma di coordinamento tra le procedure di autorizzazione ambientale e quelle paesaggistiche, affinché i due procedimenti possano essere svolti unitariamente.
  2. La ricorrente lamentava inoltre che il parere del servizio assetto del territorio era stato assunto quando la conferenza dei servizi all’uopo predisposta aveva ormai concluso i lavori. Il Tribunale ha invece stabilito che i lavori non potevano ritenersi conclusi, in quanto la conferenza stessa aveva chiesto l’integrazione della documentazione predisposta dalla ricorrente. Inoltre, il ritardo dell’amministrazione nell’esprimere il parere non determina la perdita del proprio potere, avendo l’ordinamento stesso previsto per il caso l’apposita azione avverso il silenzio-inadempimento.
  3. Il Tar ha accolto il motivo della ricorrente, che lamentava la contraddittorietà e irragionevolezza della scelta del Servizio energia di negare l’Autorizzazione Unica, chiudendo anche la conferenza, per il solo motivo che il Servizio assetto del territorio aveva dato parere negativo, esternamente alla conferenza e comunque prima della sua conclusione. La valutazione circa i pareri di un’amministrazione, infatti, deve sempre essere eseguita in sede conferenziale e a seguito di confronto e contraddittorio, eventualmente anche applicando il c.d. “Dissenso qualificato” previsto all’articolo 14ter della l. 241/1990. L’amministrazione, quindi, avrebbe dovuto approfondire quanto stabilito irritualmente e rinnovare l’invito alla partecipazione alla conferenza.
  4. Il Tar non ha neppure accolto il motivo fondato sulla mancata rimessione della decisione al Consiglio dei Ministri in ragione del veto del Servizio assetto del territorio. Il Consiglio dei Ministri diviene competente, in luogo della conferenza dei servizi, solo quando l’amministrazione dissenziente intenda insistere. Solo il contrasto tra l’amministrazione preposta alla salvaguardia di un interesse sensibile e l’autorità procedente delegittima la conferenza e rende competente il CdM.
  5. Il Tar non ha inoltre condiviso il motivo circa l’incompetenza del Servizio assetto del territorio a partecipare alla conferenza. Alla conferenza dei servizi partecipano tutte le amministrazioni altrimenti competenti all’adozione dei singoli atti. Sono quindi precluse dalla partecipazione alla conferenza le strutture di un medesimo ente che rappresentino il medesimo interesse pubblico attribuito alla sua cura.
  6. Da ultimo, il Tar ha ritenuto fondato il motivo per cui il parere del servizio assetto del territorio conterrebbe valutazioni esorbitanti il potere dell’amministrazione. Infatti, in sede di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, il rapporto di compatibilità paesaggistica da verificare concerne l’impianto da realizzare e l’area di interesse paesaggistico oggetto di trasformazione, salvo che specifiche disposizioni autorizzino l’esercizio di ulteriori poteri di tutela del paesaggio, inteso in una accezione più ampia rispetto alla legislazione riguardante la gestione dei singoli vincoli paesaggistici.