E’ legittima la clausola inserita nello schema tipo di accordo contrattuale tra gli erogatori privati accreditati con il servizio sanitario regionale e la regione Calabria, nella parte in cui prevede a carico degli operatori privati, l’accettazione incondizionata dei provvedimenti che hanno fissato i tetti di spesa e determinato le tariffe per le prestazioni erogate, nonché la rinuncia ai contenziosi instaurabili contro i predetti provvedimenti.

Questo è il principio contenuto nella sentenza n. 1039 del 16 maggio 2016, con il quale il T.A.R. Catanzaro, sez. I, è stato chiamato a valutare la legittimità del decreto adottato dal commissario ad acta per l’Attuazione del Piano di Rientro dai Disavanzi del Settore Sanitario della Regione Calabria, e con il quale, nell’ambito dei programmi operativi 2013/2015 per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del Servizio Sanitario regionale, è stato approvato lo schema tipo di accordo contrattuale per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e socio sanitarie per conto ed a carico del servizio sanitario regionale.

In particolare il ricorso era stato introdotto da un operatore privato, accreditato con il servizio sanitario nazionale per l’erogazione di prestazioni di assistenza ospedaliera, il quale contestava lo schema di accordo nella parte in cui all’articolo 14 (Clausola di salvaguardia) imponeva all’operatore privato:

  • l’accettazione incondizionata del contenuto e degli effetti dei provvedimenti di determinazione dei tetti di spesa, di determinazione delle tariffe e di ogni altro atto agli stessi collegato o presupposto;
  • la rinuncia espressa alle azioni/impugnazioni già intraprese avverso i predetti provvedimenti ovvero ai contenziosi instaurabili contro i provvedimenti già adottati e conoscibili;
  • la sospensione dell’accreditamento presso il servizio sanitario nazionale nel caso di mancata stipula del predetto accordo.

Il ricorrente riteneva che la predetta clausola, prevedendo una rinuncia in via preventiva del diritto di agire in giudizio e della possibilità di apporre riserve al momento della sottoscrizione dell’accordo, avrebbe determinato una violazione degli articoli 24 e 113 della Costituzione i quali sanciscono il diritto alla tutela giurisdizionale.

Il T.A.R. Catanzaro, dopo aver chiarito che le due clausole (quella relativa all’accettazione incondizionata dei tetti di spesa e delle tariffe e quella relativa alla rinuncia delle azioni), avevano introdotto una precisa disciplina contrattuale, i cui contenuti, come previsto per legge, erano in parte determinati autoritativamente mediante provvedimenti amministrativi finalizzati a definire la misura e le modalità di distribuzione delle risorse disponibili, ha precisato che: “la dichiarazione di acquiescenza e la rinuncia riguardano provvedimenti che determinano il contenuto del contratto, per cui l’inserimento di clausole del genere non è di per sé in contrasto con lo strumento contrattuale, restando pur sempre alla scelta dell’operatore quello di sottoscrivere o meno il contratto, come avviene, del resto, nell’esperienza quotidiana dei rapporti contrattuali con imprenditori, anche in settori cruciali, quali quello bancario e assicurativo“.

Pertanto, il T.A.R. Catanzaro ha ritenuto legittima la clausola di salvaguardia in quanto finalizzata ad evitare che il rispetto dei vincoli finanziari, attuato con la sottoscrizione di accordi compatibili con le risorse regionali disponibili, possa essere esposto ad iniziative in sede giurisdizionale in grado di compromettere o porre in pericolo gli obiettivi perseguiti dalla Regione.

La sentenza ha tuttavia precisato che la predetta clausola può ritenersi legittima a condizione che i suoi effetti si producano solo nei confronti di provvedimenti già adottati, in quanto l’eventuale limitazione della tutela giurisdizionale di atti non conosciuti (o non ancora adottati) si porrebbe in contrasto con norme imperative (ossia il diritto alla tutela giurisdizionale) e sarebbe, quindi, affetta da nullità ai sensi degli artt. 1418 (Cause di nullità del contratto) e 1419 (Nullità parziale) del codice civile.

La sentenza del T.A.R. Catanzaro si pone in linea con la recente pronuncia del Consiglio di Stato, sez. III, il quale con l’ordinanza n. 906 del 26 febbraio 2015, ha riconosciuto la legittimità di un’analoga previsione inserita nello schema di accordo adottato dal commissario ad acta per la realizzazione del Piano di Rientro dai Disavanzi del Settore Sanità della Regione Abruzzo, precisando che: “gli operatori privati non possono ritenersi estranei a tali vincoli e stati di necessità, che derivano da flussi di spesa che hanno determinato in passato uno stato di disavanzo eccessivo nella Regione e che riguardano l’essenziale interesse pubblico alla corretta e appropriata fornitura del primario servizio della salute alla popolazione della medesima Regione per la quale gli stessi operatori sono dichiaratamente impegnati;“.