IN UN POST PUBBLICATO SULL’EUROPEAN LAW BLOG, OLIVIER GARNER, DOTTORANDO DELL’EUROPEAN UNIVERSITY INSTITUTE DI FIRENZE, HA DESCRITTO QUALI POTREBBERO ESSERE GLI EFFETTI DEL GREAT REPEAL BILL – CHE DOVREBBE ABROGARE L’EUROPEAN COMMUNITIES ACT DEL 1972 (ECA) E TRASFORMARE IN LEGGE NAZIONALE TUTTE LE PREVISIONI DEL DIRITTO UE – SULLE DIRETTIVE, SUI REGOLAMENTI UE ED, IN PARTICOLARE, SUI DIRITTI ACQUISITI DAI CITTADINI DI ALTRI STATI MEMBRI DI RISIEDERE E LAVORARE NEL REGNO UNITO.

IL RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE TRAMITE STRUMENTI DI LEGISLAZIONE SECONDARIA

In base all’articolo 288 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), le direttive già implementate dal Regno Unito dovrebbero rimanere in vigore, in quanto costituiscono ormai leggi dello Stato. Il Regno Unito, però, ha spesso utilizzato la propria legislazione secondaria per recepire le direttive europee, in particolar modo, dei regolamenti adottati da Ministeri o Dipartimenti ai sensi della sezione 2(2) dell’ECA. Ciό comporta che, una volta abrogato l’ECA, i regolamenti britannici di recepimento delle direttive non avrebbero più una base legale che legittimi il loro vigore. Tale vuoto normativo dovrebbe essere però supplito dal Great Repeal Bill introducendo nuove competenze regolamentari analoghe a quelle già previste dall’ECA. Un’ulteriore problema potrebbe derivare dal fatto che, a seguito dell’abrogazione dell’ECA, i soggetti interessati non potranno più far valere l’eventuale violazione da parte del Regno Unito dei diritti derivanti dalle direttive. Invece, secondo Olivier Garner, qualora le norme UE dovessero essere ritrasposte nella legislazione nazionale in modo tale da violare la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, gli interessati potrebbero continuare a far valere i propri diritti in forza dell’Human Rights Act del 1998 e, qualora vi sia stato esaurimento dei mezzi di ricorso interni, adire la Corte di Strasburgo.

L’INCERTEZZA DEI REGOLAMENTI UE POST–ECA

Il post–ECA dei regolamenti UE è ancora meno chiaro, in quanto, nel sistema duale britannico, la loro diretta applicabilità ha trovato la propria legittimazione normativa proprio nell’ECA. Per risolvere questo problema Olivier Garner individua due possibili soluzioni. La prima consisterebbe nel “riposizionare” tutti i regolamenti europei in vigore nella legislazione statale, e adottare nuova legislazione, primaria o secondaria, che li incorpori. La seconda soluzione comporterebbe semplicemente di dichiarare direttamente applicabili nel Regno Unito i regolamenti UE. Nel caso in cui il Regno Unito decidesse di aderire allo Spazio Economico Europeo (SEE) il problema sarebbe parzialmente risolto in quanto dovrebbe incorporare le direttive e i regolamenti ricompresi nel campo di applicazione del relativo Accordo, in base al principio di omogeneità. Anche qualora il Regno Unito non aderisse al SEE, il problema potrebbe essere risolto nell’ambito degli accordi di uscita di cui all’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea.

IL DIBATTITO SUI DIRITTI QUESITI DEI CITTADINI EUROPEI

In forza delle Immigration (European Economic Area Act) Regulations del 2006 e relativi emendamenti del 2013, i cittadini europei hanno il diritto, come esplicitamente prescritto dalla sezione 7(1) dell’Immigration Act, di entrare, uscire e stabilirsi nel Regno, senza bisogno di autorizzazioni. Nel caso in cui il Regno Unito opti per la trasposizione della legislazione UE nell’ordinamento britannico, compresi quindi i regolamenti del 2006, teoricamente i cittadini europei in possesso dei requisiti potrebbero conservare il diritto di rimanere nel paese. Questo ragionamento potrebbe finanche estendersi a tutti i cittadini europei, non solo quelli già in possesso dei requisiti prima di Brexit. Questa prospettiva potrebbe, tuttavia, confliggere con l’orientamento politico fino ad ora manifestato dai sostenitori del leave e con la linea intransigente delineata dal Primo ministro Theresa May.