Con la sentenza del 6 Ottobre 2015 (causa C-471/14) la Corte Europea di Giustizia è tornata ad esaminare il Regolamento CE 469/2009 in materia di Certificato di Protezione Complementare (“il Regolamento”), formulando un principio interpretativo che potrà avere un impatto rilevante sul termine di durata di numerosi certificati di protezione complementari (“CPC”) concessi o ancora da concedere.

La questione

Come è noto il CPC ha la funzione di ampliare il periodo di esclusiva del brevetto, per compensare il titolare del lasso di tempo necessario ad ottenere l’ AIC su un determinato medicinale, durante il quale l’esclusiva brevettuale non può essere utilizzata.

Dunque il titolare del brevetto può chiedere la concessione di un CPC che prolunga la durata del brevetto, per una periodo di tempo – in base a quanto stabilito dall’art. 13 del Regolamento – uguale a quello intercorso tra la data del deposito della domanda di AIC e la data della prima autorizzazione di immissione in commercio nella Comunità, ridotto di cinque anni.

In relazione al tema del periodo di efficacia del CPC, alla Corte di Giustizia è stato sottoposto il seguente quesito: se ai fini della determinazione del periodo di durata del CPC, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento, si debba tenere in considerazione la data di concessione dell’AIC oppure quella in cui l’AIC viene notificata al suo titolare mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

L’interpretazione dell’art. 13 del Regolamento

Nel rispondere al quesito, la Corte ha chiarito che la formulazione letterale dell’art. 13 del Regolamento, non fornisce alcuna indicazione utile a risolvere il problema, limitandosi ad indicare che la durata del CPC è “uguale al periodo intercorso tra la data di deposito della domanda del brevetto di base e la data della prima autorizzazione di immissione in commercio nella Comunità”. Pertanto, non essendo possibile trarre alcun argomento interpretativo dalla formulazione letterale dell’art. 13 del Regolamento, ai fini dell’interpretazione della norma occorre considerare quale sia la funzione del CPC.

Poiché la finalità del CPC è quella di assicurare una protezione effettiva e sufficiente al titolare di un brevetto, la Corte è giunta alla conclusione che il calcolo della durata della protezione complementare non può essere effettuato senza prendere in considerazione la data a decorrere dalla quale il beneficiario di un CPC è effettivamente in grado di godere dell’AIC commercializzando il suo prodotto. Poiché la data in questione coincide con la data in cui il provvedimento di concessione dell’AIC viene notificato al suo titolare, la Corte ha risposto al quesito che le è stato sottoposto enucleando il seguente principio: “L’articolo 13, paragrafo 1, del regolamento n. 469/2009 dev’essere interpretato nel senso che la «data della prima autorizzazione di immissione in commercio nel[l’Unione]», ai sensi di tale disposizione, è quella della notifica della decisione di autorizzazione di immissione in commercio al suo destinatario.