Con la sentenza del gennaio 2016, pubblicata nelle scorse settimane, il Tribunale di Milano (Tribunale) si è pronunciato sulla compatibilità di un accordo di distribuzione privo di una clausola di esclusiva espressa con la vendita diretta da parte del venditore in concorrenza con il proprio fornitore.

Nella vicenda in esame, Digital Media Store (DMS) (distributore di prodotti a marchio LG, nonché attore nella controversia in esame) aveva convenuto in giudizio LG, sua controparte contrattuale nell’accordo di distribuzione, dolendosi del fatto che quest’ultima si fosse appropriata in maniera sleale della clientela della società distributrice, vendendo direttamente i prodotti LG a prezzi ribassati. Pertanto, DMS aveva chiesto il risarcimento del danno subito, da compensare con il credito rivendicato dalla controparte per le prestazioni pattuite contrattualmente (ossia è il credito rispetto al quale LG aveva domandato in via riconvenzionale l’accertamento e la condanna al pagamento da parte del distributore). A tal riguardo, nel marzo 2013, il Tribunale aveva emesso un’ordinanza che aveva ingiunto a DMS il pagamento del credito (certo, liquido ed esigibile) vantato da controparte, non essendo stato il contro – credito di cui il distributore asseriva l’esistenza ritenuto di pronta risoluzione, né fondato su prova scritta.

Il contratto di fornitura in questione prevedeva inter alia sconti e premi riconosciuti da LG al distributore, ma non conteneva alcuna clausola di distribuzione esclusiva espressa (né a favore del produttore, né del distributore); sul punto, il Tribunale ha inteso, quindi, chiarire che “..l’esclusiva non costituisce tuttavia una sorta di naturalia negotii che integr[a] in via interpretativa l’accordo che ne sia privo. Rientra infatti nella libera volontà contrattuale delle parti, in virtù dell’insindacabile valutazione dei rispettivi interessi, scegliere di prevedere un obbligo di esclusiva in capo al distributore o al produttore per un determinato settore territoriale o per determinati clienti…”. Pertanto, nel caso di specie, non vi era alcun obbligo contrattuale espresso per il quale LG non potesse vendere direttamente ai clienti finali; peraltro, la stessa LG, durante il periodo di vigenza contrattuale, aveva provveduto ad avvisare tempestivamente il distributore del fatto che avrebbe rifornito essa stessa, in via diretta, alcuni operatori della grande distribuzione (invitando, di conseguenza, il distributore ad astenersi dalla fornitura nel confronti di tali soggetti, aspetto quest’ultimo su cui DMS avrebbe potuto svolgere alcune considerazioni sotto il profilo della compatibilità con il diritto della concorrenza), senza che DMS avesse mai manifestato in qualche modo la propria intenzione di opporsi a tale decisione (al contrario, proprio nel periodo immediatamente successivo a tale comunicazione, le parti avevano stipulato il rinnovo contrattuale).

Dopo aver esaminato la questione dal punto di vista della responsabilità contrattuale, il Tribunale ha, altresì, escluso la sussistenza di profili di responsabilità di natura extracontrattuale e, in particolare, di quelli relativi alla disciplina della concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., terzo comma, che sanziona le attività contrarie ai principi di correttezza professionale effettuate in pregiudizio di altre imprese. A tal riguardo, il Tribunale, in assenza di un adeguato supporto probatorio, non ha ritenuto che il ribasso dei prezzi operato da LG avesse integrato una fattispecie di vendita sottocosto finalizzata all’esclusione dal mercato del distributore.

Pertanto, sulla base degli elementi qui sintetizzati, il Tribunale ha rigettato le domande attoree, accogliendo la domanda riconvenzionale presentata da LG, a conferma della summenzionata ordinanza emessa in corso di causa.