Con una interessante sentenza dello scorso mese di marzo, il Tribunale di Milano ha accolto le domande svolte dall’ex calciatore Ronaldo nei confronti della società con cui aveva sottoscritto nel 2007 un accordo di sponsorizzazione/testimonial per la promozione di prodotti per la crescita dei capelli.

In particolare l’ex asso brasiliano ha chiesto che il Tribunale accertasse l’inefficacia della risoluzione di diritto del contratto invocata dalla controparte a seguito di uno scandalo in cui era stato coinvolto: ossia la partecipazione ad un “festino a luci rosse in un motel di Rio de Janeiro in compagnia di tre prostitute transessuali con le quali avrebbe consumato rapporti sessuali oltre a della droga”.

Dal canto suo la società convenuta ha contestato la pretesa di Ronaldo, ribadendo che il comportamento tenuto dal giocatore costituiva una violazione degli obblighi assunti dallo stesso in qualità di “testimonial” tale da giustificare la risoluzione del contratto.

Il Tribunale di Milano – ribadendo che il contratto di sponsorizzazione è un contratto atipico – ha dato particolare rilievo, oltre al lungo lasso di tempo intercorso tra la risoluzione del contratto e la data del festino (ossia del presunto inadempimento da parte di Ronaldo), al “regolamento di interessi” che derivano dal contratto di testimonial, soprattutto quando ad esserne parte è uno sportivo e il prodotto da promuovere nulla ha a che vedere con l’attività sportiva, come nel caso in esame.

In particolare, il Giudice meneghino ha evidenziato che, nonostante nel contratto fosse stato previsto un obbligo per il testimonial di comportarsi “con correttezza e lealtà e nel rispetto di elevati principi etici, senza causare alcun danno alla sua immagine e/o reputazione”, tale obbligo doveva essere riferito ai comportamenti relativi alla vita professionale o comunque a quelli che potevano compromettere le qualità personali per cui il testimonial era stato selezionato.

Viene di fatto sancita una netta separazione tra eventi che attengono alla sfera privata del testimonial e quelli che attengono alla sfera pubblica, posto che l’aver concluso un contratto di sponsorizzazione non può comportare per il “testimonial” la rinuncia a scelte di vita che, pur essendo del tutto legittime, potrebbero provocare un offuscamento della propria immagine pubblica, come ad esempio nel caso di una relazione sentimentale non approvata dal pubblico oppure nel caso della rottura di una relazione coniugale o ancora nel caso di professione di idee “controcorrente” o di conversione ad un credo religioso “impopolare” in un certo contesto storico e sociale; tali comportamenti non possono certo considerarsi inadempimenti di obblighi nascenti dal contratto di sponsorizzazione, in quanto sono espressione del diritto di autodeterminazione del singolo e l’eventuale assunzione da parte del “testimonial”, al momento della conclusione del contratto dell’obbligazione di astenersi da condotte di tal genere sarebbe nulla e priva di effetti, perché in contrasto con i principi generali – sanciti anche nella Costituzione – in tema di diritti della personalità”.

Fermo restando che Ronaldo ha dimostrato che la notizia diffusa dai media era assolutamente infondata e anzi di essere stato vittima di un tentativo di estorsione, il Tribunale ha altresì chiarito che anche se la notizia della partecipazione di Ronaldo al festino hard fosse stata vera, ciò non avrebbe neppure astrattamente potuto configurare un inadempimento di un obbligo contrattuale assunto con la sottoscrizione del contratto di sponsorizzazione.

Alla luce della pronuncia in commento, tanto nella redazione dei contratti di sponsorizzazione quanto nell’eventuale contestazione di inadempimenti, si dovrà tenere conto del fatto che la vita privata del testimonial e i comportamenti ad essa afferenti, pertanto, difficilmente potranno costituire inadempimento agli obblighi contrattuali, se non quando si riflettano sulla vita professionale dello sponsee o siano in grado di comprometterne le qualità personali.