Una decisione di un giudice nazionale che ripristina in via provvisoria una tariffa agevolata a favore di un’impresa può dar luogo ad un “nuovo” aiuto di Stato? Per la Corte di Giustizia (CdG) la risposta è, sorprendentemente, positiva.

Ed infatti, diversamente da quanto riconosciuto dal Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale), con la sentenza dello scorso 26 ottobre, la CdG ha confermato la decisione della Commissione Europea (Commissione) che aveva considerato aiuto di Stato “nuovo”, incompatibile con il mercato interno, la proroga stabilita in via provvisoria da parte del giudice civile in sede di procedimento sommario di un contratto di fornitura di energia elettrica a una tariffa agevolata (la Misura) tra l’ente pubblico per l’energia elettrica greco e il produttore di alluminio Alouminion. Il contratto originario temporaneamente prorogato era terminato nel 2006 (il Contratto) e l’effetto dell’ordinanza incriminata era stato di estenderlo fino al marzo 2008.

La vicenda aveva avuto origine nel 1992, quando la Commissione aveva autorizzato, qualificandola come aiuto di Stato compatibile con il mercato interno, la Misura disposta a favore di Alouminion, la quale avrebbe dovuto avere termine nel marzo 2006. Nel 2004 l’ente pubblico greco di energia elettrica comunicava ad Alouminion la sua intenzione di recedere dal Contratto, coerentemente con la durata della Misura approvata dalla Commissione ma tale comunicazione veniva contestata da Alouminion innanzi al giudice nazionale, il quale, con ordinanza del gennaio 2007 (Ordinanza), disponeva come misura cautelare la continuazione del contratto con l’applicazione della relativa tariffa agevolata in attesa di una decisione sul merito. Ordinanza, questa, che veniva poi annullata il successivo marzo 2008.

L’effetto dell’Ordinanza, ossia l’applicazione della tariffa tra il 2007 e il 2008, veniva tuttavia successivamente qualificato dalla Commissione come un aiuto di Stato “nuovo” e illegittimo, con conseguente obbligo di restituzione della differenza tra la tariffa standard applicata agli operatori di settore e quella di favore ad Alouminion da parte di quest’ultima.

Il Tribunale, investito della vicenda su ricorso di Alouminion, annullava la decisione della Commissione, negando la qualifica di “nuovo” aiuto di Stato operata dalla stessa con riferimento al ripristino della tariffa disposto con l’Ordinanza, sull’assunto che una proroga disposta in via provvisoria e, quindi, temporanea mediante provvedimento di un giudice non fosse idonea a determinare una modifica sostanziale rilevante dell’aiuto precedentemente autorizzato dalla Commissione.

Di diverso avviso è invece risultata la CdG, la quale, con la sentenza in commento, ha dichiarato l’erroneità delle suddette valutazioni operate dal Tribunale, rinviando a questo per una nuova analisi della vicenda in questione. Più nello specifico, la CdG ha riconosciuto come l’Ordinanza, “…ristabilendo l’applicazione della tariffa agevolata […], ha prodotto l’effetto di modificare i limiti temporali d’applicazione di detta tariffa, come erano stati convenuti nel contratto […] e, dunque, i limiti temporali del regime di aiuti come approvato dalla Commissione nella sua decisione del 23 gennaio 1992…”, concludendo nel senso di riconoscere l’Ordinanza come una “…modifica dell’aiuto esistente…”, e, pertanto, costitutiva di un aiuto di Stato “nuovo”.

Peraltro, a giudizio della CdG, la conclusione appena descritta deve ritenersi valida anche nell’ipotesi (come quella del caso in commento) in cui la proroga dell’aiuto di Stato non venga disposta da un intervento legislativo ad hoc teso a modificare il vantaggio inizialmente accordato ad un’impresa ma costituisca il risultato di provvedimento giurisdizionale, anche a carattere cautelare.

Notevole è peraltro il rilievo pratico della decisione in commento: se, infatti, anche i provvedimenti emessi dai giudici nazionali, anche nell’ambito di procedimenti sommari e cautelari vertenti sull’applicazione e interpretazione di contratti sono suscettibili di integrare un aiuto di Stato, ciò deve necessariamente aggiungersi all’insieme delle valutazioni legali operate dalle imprese al fine di stabilire se e come far valere in giudizio le proprie pretese contrattuali.