Nel contesto di un’ampia delega legislativa volta a semplificare la normativa in materia di amministrazione pubblica, il Consiglio di Stato (CdS) è stato chiamato ad esprimere il parere sullo schema di decreto legislativo recante il “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”. L’obiettivo perseguito dal testo in esame consiste nella promozione del ruolo di comuni e città metropolitane nell’individuazione di servizi di interesse economico generale (SIEG) attraverso strumenti “…che promuovano la concorrenza nel rispetto del perseguimento dell’interesse pubblico…”.

I punti di maggior rilievo del corposo parere attengono (i) alla definizione di SIEG locale; (ii) alle eccezioni alla regola dell’affidamento del servizio a terzi con procedure ad evidenza pubblica; (iii) alla proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni essenziali del servizio; e (iv) al trasporto pubblico locale:

i. Per quanto attiene alla definizione di SIEG locali, il decreto legislativo li individua sulla base di un duplice criterio:

  1. in una prospettiva prettamente oggettiva ed in linea con la normativa europea, la qualificazione di SIEG discende dalla circostanza che il servizio “…non sarebbe stato svolto senza intervento pubblico o sarebbe stato svolto a condizioni differenti in termini di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza…”;  
  2. da un punto di vista soggettivo, la nozione italiana di SIEG è arricchita da un secondo requisito, ossia si richiede che il servizio venga considerato necessario dagli enti locali competenti.

Nel complesso, tale scelta definitoria risulta in linea con quella europea. Tuttavia, giova sottolineare che la definizione dettata dal legislatore italiano, prevedendo il requisito aggiuntivo della ricognizione del servizio da parte dell’ente locale, restringe la nozione europea di SIEG poiché, favorendo la concorrenza nel mercato, limita “…le possibilità di deroga alle norme a tutela della concorrenza..”. In breve, meno attività economiche otterranno la qualifica di SIEG, meno deroghe ci saranno al diritto della concorrenza.

ii. Con specifico riferimento alle eccezioni alla regola dell’affidamento del servizio a terzi con procedure ad evidenza pubblica, il testo in analisi si rivela più restrittivo della normativa europea. Infatti, mentre la legislazione europea prevede l’esclusione del ricorso al mercato in presenza di un mero ostacolo alla missione dell’ente pubblico, lo schema di decreto ammette ciò unicamente quando il ricorso al mercato sia meno vantaggioso per gli utenti, per la collettività e per le risorse pubbliche.

iii. Il CdS ha segnalato alcune criticità relative alla proprietà delle reti, degli impianti e delle dotazioni essenziali alla produzione del servizio, sia (a) quando si trovino in mano pubblica, sia (b) quando si trovino in mano privata:

  1. lo schema di decreto, a differenza della disciplina previgente, consente a società a capitale interamente pubblico, alle quali siano stati ceduti le reti e gli impianti, di cederli a loro volta. Tuttavia, secondo il CdS tale previsione andrebbe eliminata in quanto in contrasto con la definizione restrittiva di SIEG locale accolta nel decreto e poiché esporrebbe l’erogazione dei servizi alla mutevolezza delle vicende proprietarie;
  2. con specifico riferimento all’imposizione del vincolo all’uso pubblico di reti e impianti in mano privata, il CdS specifica che tale imposizione, ponendosi come provvedimento ablatorio, dovrebbe essere accompagnata da un indennizzo da conferire al proprietario delle reti, non previsto nel decreto in esame.

iv. Il testo del decreto contiene anche una serie di previsioni legislative in materia di trasporto pubblico locale, le quali riguardano, ad esempio, la rinnovazione del parco automobilistico e l’introduzione di sistemi elettronici per il conteggio dei passeggeri. Tuttavia, secondo il CdS, tali disposizioni andrebbero eliminate in quanto perseguirebbero “…finalità estranee ad una riforma organica della materia dei servizi pubblici locali…’”, determinando uno “squilibrio sistematico” nel testo unico.

Nel complesso, il parere reso dal CdS è favorevole, a patto che vengano espunte dal testo le disposizioni che esulano dai limiti individuati nella delega legislativa.