In data 17 dicembre 2014 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 186 del 15 dicembre 2014 recante “Disposizioni in materia di emersione e rientro dei capitali detenuti illecitamente all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”.

Il provvedimento introduce una procedura per la regolarizzazione delle violazioni connesse agli obblighi di monitoraggio fiscale alla quale è possibile aderire fino al 30 settembre 2015, previa presentazione di un’istanza all’Agenzia delle Entrate. La procedura prevede la possibilità di determinare in misura forfetaria le imposte dovute nel caso in cui la media delle consistenze risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta sia inferiore a 2 milioni di euro. Può aderire alla procedura di collaborazione volontaria chiunque abbia violato gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi derivanti da investimenti o attività finanziarie all’estero.

Sotto il profilo penale, la legge introduce nel nostro ordinamento il reato di autoriciclaggio, punito all’art. 648 ter.1 c.p.. In virtù della clausola di riserva espressamente contenuta nell’art. 648 bis, finora non era punibile l’autore del reato presupposto e chi aveva fornito un contributo causale – morale o materiale – alla realizzazione dell’illecito. Tale esclusione della responsabilità penale trovava fondamento nella tesi che qualifica il comportamento dell’autore che occulta i proventi dell’illecito quale naturale conseguenza dell’illecito e quindi come semplice post factum non punibile. Secondo questa impostazione, la punibilità di quelle condotte poste in essere dall’autore del reato e aventi come finalità quella del godimento dei proventi dello stesso, costituirebbe una duplicazione del trattamento sanzionatorio relativo ad un unico fatto, violando il principio del ne bis in idem sostanziale.

La nuova disposizione di cui all’art. 648 ter.1 prevede, in particolare, due diverse fattispecie di autoriciclaggio:

  1. la prima, punita con la reclusione da 2 a 8 anni e con una multa da 5.000 a 25.000 euro, punisce chiunque nella commissione o nel concorso in un delitto non colposo - per il quale sia prevista una reclusione pari o superiore a 5 anni - impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche o finanziarie, denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa;
  2. la seconda, punita con la reclusione da 1 a 4 anni e con una multa da 2.500 a 12.500 euro, è correlata alla commissione di delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione inferiore a 5 anni.

Al terzo comma è prevista una causa speciale di non punibilità nel caso in cui la fruizione del denaro, beni o altre utilità venga destinata alla mera utilizzazione o al godimento personale, mentre è prevista una circostanza aggravante se il delitto è commesso nell’esercizio di attività bancaria e finanziaria o altra attività professionale.

Si prevede, infine, la riduzione della pena alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l'individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è punibile oppure quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

La legge ha, inoltre, aggravato il trattamento sanzionatorio dei reati di ricilaggio (art. 648 bis) e di impiego di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto (art. 648 ter) aumentando la multa, in precedenza ricompresa tra 1.032 e 15.493 euro, ad un importo compreso tra 5.000 e 25.000 euro.

Con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti, la nuova legge ha modificato l’art. 25 octies del D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, introducendo il delitto autoriciclaggio nel novero dei reati presupposto della responsabilità dell’ente.

La legge entra in vigore dal 1° gennaio 2015, ossia dal quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.