Lo scorso 21 aprile, l’Avvocato Generale M. Campos Sànches-Bordona (AG) ha presentato le proprie conclusioni in relazione alla causa C-189/2015, relativa alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato (CdS) in materia di oneri generali di sistema e delle relative agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia (c.d. energivori).

Prima di entrare nel merito della trattazione dei due quesiti sollevati, preme riportare brevemente i fatti relativi al procedimento dinanzi al giudice nazionale. L’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – Fondazione Santa Lucia (istituto che fornisce servizi sanitari e svolge attività di ricerca in campo medico) – proponeva ricorso al TAR Lombardia (TAR) chiedendo l’annullamento degli atti con cui le autorità italiane le avevano negato l’accesso al sistema nazionale di benefici fiscali per le imprese energivore in ragione del fatto che essa non opera nel settore manifatturiero. Al riguardo, si consideri che la normativa nazionale (art. 39 del Decreto-legge 83/2012 e i relativi decreti attuativi) prevede la definizione di imprese a forte consumo di energia, basata su condizioni e criteri connessi ai livelli minimi di consumo e all’incidenza dei costi dell’energia sul valore dell’attività dell’impresa. In aggiunta, l’AEEGSI ha adottato diverse delibere che hanno riservato la possibilità di fruire delle agevolazioni fiscali alle sole imprese manifatturiere a forte consumo di energia con esclusione delle imprese che, al pari dell’originaria ricorrente, operano in settori diversi (a prescindere dai consumi). Il TAR adito respingeva il ricorso in quanto tardivo, senza pronunciarsi nel merito. Pertanto la Fondazione Santa Lucia impugnava la sentenza di primo grado dinanzi al CdS che riteneva il ricorso ricevibile.

In tale contesto, quanto al merito, il CdS chiamato a pronunciarsi su tale controversia ha sottoposto alla Corte di Giustizia (CdG) due questioni pregiudiziali: (i) se sia effettivamente riconducibile al campo di applicazione della direttiva 2003/96/CE relativa alla tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità (Direttiva) una normativa nazionale la quale – per un verso – reca una definizione di “imprese a forte consumo di energia” compatibile con quella di tale Direttiva e che – per altro verso – riserva a tale tipologia di imprese incentivi in tema di corrispettivi a copertura degli oneri generali di sistema (e non incentivi relativi alla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità in quanto tale); e (ii) se l’ordinamento comunitario osti ad una disciplina la quale limita la possibilità di fruire delle agevolazioni in questione alle sole imprese energivore che operano nel settore manifatturiero.

In relazione alla prima questione, l’AG ritiene che gli oneri generali non possano presentare natura fiscale e quindi le relative agevolazioni non possono essere trattate alla stregua di sgravi fiscali. In primo luogo, viene chiarito che il versamento degli oneri in questione sarebbe assimilabile ad una prestazione patrimoniale obbligatoria, la cui natura fiscale dovrebbe essere esclusa anche solo per il fatto che tali somme non sono iscritte al bilancio dello Stato. Si tratta infatti di somme che vengono riscosse dai distributori e poi trasferite alla Cassa per i servizi energetici ambientali, che le destina per finalità di utilità generale. A questo punto, l’AG effettua una disamina volta a dimostrare che non sussistono i requisiti affinché gli oneri in questione vengano qualificati come imposte indirette con finalità specifiche. Queste ultime, infatti, oltre a dovere prevedere una finalità specifica, non gravano sul reddito, bensì sul consumo di un prodotto o sulla prestazione di un servizio, vengono indicate nelle fatture inviate ai consumatori e hanno caratteristiche simili alle accise armonizzate e/o all’IVA. Nel caso degli oneri generali, seppur è possibile individuare una finalità specifica, non viene soddisfatto il requisito inerente alle caratteristiche citato. Pertanto, l’AG sostiene che non si possa rinvenire la natura fiscale ma che si tratti di prestazioni patrimoniali con natura di risorsa statale, almeno per quanto riguarda la valutazione ai fini degli aiuti di Stato. Conseguentemente, neanche le relative agevolazioni potranno essere considerate alla stregua di sgravi fiscali.

Sulla seconda questione, l’AG ritiene che laddove la CdG dovesse prendere le distanze dalle proprie conclusioni e ritenere pertanto gli oneri quali misure fiscali, precisamente imposte indirette con finalità specifica, la normativa, sia europea sia italiana, consentirebbe di introdurre eventuali limitazioni circa i soggetti destinatari delle agevolazioni. Infatti, la Direttiva consente agli Stati membri di limitare il campo di applicazione del livello ridotto di tassazione dell’elettricità in funzione del suo uso, commerciale o privato, e inoltre consente di concedere sgravi fiscali per il consumo di elettricità a talune imprese energivore. La normativa italiana si attiene a tali disposizioni, dal momento che comprende la stessa definizione di impresa a forte consumo di energia contenuta nella Direttiva e, utilizzando il margine di discrezionalità esistente, accorda le agevolazioni fiscali alle sole imprese che operano nel settore manifatturiero. Su tali basi l’AG conclude che “…l’esclusione dai vantaggi fiscali delle imprese di altri settori non è vietata in alcun modo dalla direttiva […]; essa non può essere considerata discriminatoria laddove distingue, in base a categorie generali, talune imprese dalle altre, in funzione di elementi oggettivi predeterminati, quale la loro appartenenza ad uno specifico settore di attività economica che, ad avviso del legislatore richiede misure speciali…”.

Il ragionamento dell’AG non appare lineare: se, da un lato, sembra non voler entrare nel merito della questione, limitandosi ad una interpretazione letterale della Direttiva, dall’altro non è in grado di chiarire in alcun modo la ragionevolezza di una norma agevolatrice che, per identificare i beneficiari, dovrebbe essere basata sul quantum dei consumi, mentre invece introduce altre distinzioni. Sarà interessante valutare la posizione che la CdG assumerà sulle questioni in commento.