Da quanto si apprende dal comunicato stampa del 20 aprile 2016, la Commissione europea (Commissione) ha notificato a Google Inc. e alla sua parent company Alphabet Inc. (Google) loStatement of Objections con cui formalizza l’avvio del procedimento nei confronti dei destinatari per un presunto abuso di posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per smartphone e degli applicativi per Android.

I mercati rilevanti sarebbero: (i) il mercato dei servizi di ricerca su Internet, in cui Google detiene una quota pari al 90% e in alcuni Stati membri anche superiore, (ii) il mercato dei sistemi operativi per smartphone, in cui, nel solo Spazio Economico Europeo, Google, con la sua versione del sistema operativo Android, detiene una quota superiore al 90%, e (iii) il mercato delle app per Android, in cui, mediante il suo Google Play Store, Big G detiene una quota superiore al 90%.

Secondo la Commissione, Google avrebbe:

  1. condizionato i principali produttori di smartphone a installare come applicativi di default (quindi con posizione di preminenza) Google Search e Google Chrome (cioè, il motore di ricerca più diffuso al mondo e il suo web browser) per poter installare sui propri dispositivi anche il Google Play Store – cioè, l’applicativo che, permettendo di scaricare e utilizzare sul dispositivo le app, abilita l’utente finale a ritrarre l’utilità attesa dall’acquisto di uno smartphone (c.d. tying contrattuale);
  2. imposto ai produttori di dispositivi mobili, desiderosi di installare loro device app proprietarie (quali, Google Play Store, Google Search etc.) di non sviluppare e/o vendere dispositivi con versioni di Android non (controllate da) Google;
  3. garantito incentivi economici ai principali produttori di dispositivi mobili e operatori di rete mobile a condizione che questi installassero sui propri device unicamente Google Search come motore di ricerca.

Questa, in sintesi, la strategia che, in parte riecheggiando il caso Microsoft, in parte il caso Intel, la Commissione sospetta avrebbe permesso a Big G di conquistare il nascente mercato del mobile al fine di preservare e rafforzare la sua posizione di dominanza nel mercato dei servizi di ricerca su Internet, con danno al consumatore, che si è visto privato della possibilità di scegliere, per l’utilizzo del proprio smartphone, tra diversi sistemi operativi e app.