Con il provvedimento pubblicato sul Bollettino n. 26 dello scorso 25 luglio, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha comminato una sanzione del valore di € 640.000 nei confronti del Gruppo Green Power (Green Power), operatore nel settore delle energie rinnovabili, per aver posto in essere una serie di condotte lesive della normativa a tutela del consumatore.

Più precisamente, all’esito del procedimento, l’AGCM ha accertato che la forza vendita di Green Power – presentandosi, come già accaduto in passato, come “Enel” (o affiliata di), nonostante l’accordo di franchising con tale gruppo non fosse più in vigore dal 2014 – dapprima “agganciava” telefonicamente il potenziale cliente prospettando genericamente il rilascio della certificazione energetica o la verifica dei consumi. Successivamente, in sede di visita a domicilio, installava impianti fotovoltaici descrivendoli come a ‘costo zero’, omettendo di indicare gli oneri economici derivanti dalla sottoscrizione del finanziamento connesso all’acquisto di tali impianti. Peraltro, in assenza di specifiche comunicazioni da parte di Green Power circa l’effettivo momento di perfezionamento del contratto (circostanza confermata dallo stesso professionista), il cliente non riusciva agevolmente ad individuare con chiarezza la data da cui far decorrere i 14 giorni per l’esercizio del diritto di recesso ex art. 52, comma 2, del D. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del Consumo), favorendo così Green Power nell’attuazione di comportamenti ostruttivi all’esercizio di tale diritto, o nell’imposizione di penali a fronte della richiesta di risoluzione di un contratto in realtà mai perfezionatosi.

Dalle risultanze istruttorie è emerso, in particolare, che i teleseller collegati a Green Power e la rete di vendita di quest’ultimo utilizzassero frequentemente il nome o il logo Enel (per ingenerare fiducia nei clienti attraverso l’esibizione del brand del maggiore operatore italiano del settore), nonostante, nel gennaio 2015, il Tribunale di Roma, a seguito della denuncia di comportamenti analoghi, avesse emesso un’ordinanza cautelare con cui vietava l’utilizzo da parte di Green Power dei marchi del gruppo Enel.

Nella valutazione dell’infrazione, l’AGCM ha dovuto tenere conto di diversi elementi, tra cui la significativa asimmetria informativa che caratterizza professionista e consumatore nel settore energetico, nonché le modalità attraverso le quali il consumatore, scarsamente edotto circa la natura e lo scopo del contatto, nonché circa le caratteristiche del prodotto offerto, veniva raggiunto a domicilio, trovandosi in una “…posizione di inevitabile vulnerabilità psicologica rispetto all’incaricato della vendita…”, soprattutto riguardo alla possibilità di assumere una decisione consapevole in merito alla proposta del professionista.

A tal proposito, l’AGCM, nella decisione in commento, ha ribadito quanto già affermato in altri precedenti con riferimento a “…la necessità di offrire all’utente in modo chiaro e evidente, già fin dal primo contatto telefonico e quindi in una fase prodromica alla visita a domicilio, un quadro informativo quanto più possibile preciso ed esauriente rispetto all’intento commerciale dell’incontro, ai beni che il professionista intende vendere e all’entità dell’importo di spesa…”.

Nel caso di specie, l’AGCM ha quindi ritenuto che le summenzionate condotte – ancorché differenti - debbano essere considerate come facenti parte di un’unica strategia commerciale “…orientata ad acquisire nel corso della telefonata il consenso del consumatore ad aderire alla proposta di acquisto sulla base di informazioni omissive, parziali, ambigue e fuorvianti in merito allo scopo della successiva visita dell’agente, alla sua affiliazione e ai costi e ai benefici del fotovoltaico e delle altre apparecchiature installate da Green Power (pompe di calore e batterie)…”.

L’AGCM, quindi, ha irrogato la sanzione per un’unica pratica commerciale scorretta, pur riconoscendo la violazione da parte di Green Power sia di norme specificamente a tutela delle pratiche commerciali ingannevoli, sia di norme in materia di pratiche commerciali aggressive.