“….In base alle informazioni disponibili sono venuti meno i motivi di intervento nei confronti delle società Expedia Italy S.r.l. ed Expedia Inc. in relazione alle intese contestate in violazione dell’articolo 101 del TFUE…”.

Questa è la frase che segna l’epilogo della lunga vicenda che ha visto come protagoniste le due principali piattaforme di prenotazione di strutture alberghiere online (c.d. online travel agencies,OTA) nel mercato italiano, ossia Booking.com ed Expedia.

Nei loro confronti l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva avviato nel maggio 2014 un procedimento teso ad accertare se le clausole di parità tariffaria e di altre condizioni (c.d. Most Favoured NationMFN) imposte da tali OTA nei confronti dei propri hotelpartner costituissero o meno restrizioni anticoncorrenziali. Ciò in quanto le MFN avrebbero avuto effetti essenzialmente orizzontali, in quanto dirette a vincolare gli hotel a non offrire le proprie strutture a prezzi e condizioni migliori tramite altre OTA e, in generale, tramite qualsiasi altro canale di vendita online o offline, essendo pertanto idonee a restringere la concorrenza sia sul livello delle commissioni praticate dalle OTA agli hotel, sia sui prezzi offerti da questi ultimi.

Tuttavia, nonostante talune autorità europee, tra cui la Germania, avessero optato per un divieto assoluto di dette clausole, nell’aprile 2015 l’AGCM decideva di accettare gli impegni presentati da Booking.com (commentati nella nostra Newsletter del 27 aprile 2015), i quali, lungi dall’eliminare le clausole in esame, si limitavano a circoscriverne l’efficacia, rendendole applicabili ai soli prezzi e altre condizioni pubblicamente offerti dagli hotel attraverso i propri canali di vendita online (c.d.MFN ristretta).

L’AGCM procedeva quindi a chiudere il procedimento nei confronti della sola Booking.com senza l’accertamento di alcuna infrazione, a condizione che i suddetti impegni venissero implementati.

Diversamente, il procedimento rimaneva pendente nei confronti di Expedia, la quale, dopo numerosissime richieste di proroga motivate dall’apparente intenzione di presentare una proposta di impegni alla stregua di quanto fatto da Booking.com – proposta, questa, mai pervenuta all’AGCM – ha infine optato per una strada meno, è il caso di dire, “impegnativa”, limitandosi ad applicare direttamente le modifiche proposte da Booking.com nei propri contratti con gli hotel partner, e comunicando all’AGCM l’intenzione di applicare la medesima MFN ristretta anche nei futuri contratti.

Modifiche fattuali ed intenzioni, queste, non tradotte, tuttavia, in alcun obbligo giuridico nei confronti di Expedia, posto che l’AGCM, una volta appurata l’eliminazione da parte di Expedia delle clausole MFN nel senso spiegato sopra dai contratti in essere, nonché l’intenzione della stessa OTA di non inserire dette clausole nei contratti ancora da stipulare, si è limitata a chiudere il procedimento, senza accertare alcuna infrazione.

La "…peculiarità del caso di specie…”, come la stessa AGCM ha ammesso, si è manifestata quindi anche nell’atto conclusivo di una saga che, per vari aspetti, sia di merito, sia procedimentali, sarebbe meglio non si ripetesse. Non solo la Commissione sembrerebbe non aver preso la decisione migliore nel non aver centralizzato un caso, che per definizione, interessava più di tre Stati Membri (e che comunque avrebbe evitato la gemmazione di casi confliggenti tra le varie autorità di concorrenza della UE), ma anche i due provvedimenti adottati dall’AGCM (con l’accettazione di ambigui impegni per Booking.com e la “curiosa” decisione in rilievo in questo commento) danno adito a numerose perplessità di contenuti e di metodo.