Con tre distinti provvedimenti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato una sanzione complessivamente pari a 3.310.000 euro nei confronti di tre società assicurative – UnipolSai Assicurazioni S.p.A. (UnipolSai), UNIQA Assicurazioni (UNIQA) e HDI Assicurazioni S.p.A. (HDI) - per pratiche commerciali scorrette poste in essere nell'ambito di attività di recupero crediti. Nello specifico, la condotta ascrivibile alle imprese coinvolte (protrattasi tra il 2011 e il 2015) si sarebbe sostanziata nell'invio di atti di citazione in giudizio (con riguardo ad UnipolSai e UNIQA), nonché di ricorsi per decreto ingiuntivo (nel caso di HDI), recanti l'indicazione di un foro non competente, essendo individuato sistematicamente nel Giudice di Pace di Milano, a prescindere dalla residenza del consumatore.

In primo luogo, la lente dell'AGCM si è soffermata sulla riconducibilità delle attività di recupero crediti entro i confini delle pratiche commerciali post-vendita, motivo per cui il Codice del Consumo avrebbe dispiegato la propria operatività in riferimento al caso di specie.

Vale la pena ricordare che, antecedentemente alla chiusura del procedimento, le compagnie assicurative in parola avevano presentato impegni, rigettati dall'AGCM, in quanto riferiti a pratiche commerciali che, laddove dimostrate, avrebbero potuto essere considerate “manifestamente scorrette e gravi”. In ordine al profilo della manifesta scorrettezza, si osservi che essa si sarebbe sostanziata nell'“indebito condizionamento” esercitato sul consumatore, indotto a corrispondere l'importo richiesto al fine di evitare di affrontare un contenzioso presso un foro non corrispondente a quello della propria residenza. Tali elementi, in essenza, non avrebbero reso agevole un'eventuale comparizione in giudizio da parte del consumatore, il quale avrebbe subito, invero, un'indebita influenza, che lo avrebbe portato ad “...assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso”. Quanto alla gravità della condotta illecita in commento è stata attribuita rilevanza non soltanto alla natura della pratica commerciale scorretta, ma anche al potenziale lesivo ad essa correlato, nonché all'“ampia dimensione nazionale”.

L'AGCM si è pronunciata, inoltre, sulla responsabilità diretta posta in capo alle compagnie assicurative rispetto agli atti notificati, i quali venivano redatti da avvocati muniti di procura diretta rilasciata dal professionista: essendo le compagnie le uniche parti attrici, ne deriva logicamente come il consumatore fosse portato a ritenere che la compagnia assicurativa ne risultasse il naturale mittente. Ad aggravare il quadro appena tracciato, infine, si è unita l'assenza di un'adeguata diligenza professionale, mancando “...da parte del professionista, “il normale grado della specifica competenza ed attenzione” che ragionevolmente ci si poteva attendere, avuto riguardo alle caratteristiche dell'attività svolta…”.