Lo scorso 16 novembre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha reso noto di aver aperto due procedimenti, rispettivamente nei confronti di Telecom Italia S.p.A. (TI) e Vodafone Italia S.p.A. (Vodafone) per presunte condotte abusive della propria posizione dominante nel mercato dei servizi di invio massivo degli SMS e, in generale, nella filiera verticale dei servizi che permettono l’invio e la consegna di tali messaggi.

Giova premettere che i servizi di invio massivo di SMS (c.d. bulk SMS) consentono alle imprese (come le banche e, in generale, le grandi imprese) di inviare un consistente numero di messaggi di testo alla propria clientela per comunicazioni di carattere generale (quali ad esempio gli avvisi bancari antifrode) e che, dal punto di vista della domanda, questo servizio non è sostituibile con i servizi di comunicazione alternativi (come WhatsApp, Viber, Snapchat, ecc..) dal momento che gli SMS non hanno bisogno di una connessione dati per giungere a destinazione del ricevente e dunque garantiscono una maggiore probabilità di consegna. Tale servizio è fornito sia da operatori di rete mobile (MNO) che da operatori specializzati, c.d. "aggregatori di SMS". Questi ultimi, tuttavia, per fornire tale servizio, hanno bisogno di acquistare all'ingrosso il servizio di terminazione SMS sulla rete di un MNO che, come per i servizi vocali, si trova in una posizione dominante nel mercato dei servizi di terminazione della propria rete, essendo l’unico operatore in grado di consegnare il messaggio SMS ai propri clienti.

In tale scenario, l’AGCM ha deliberato di aprire due procedimenti distinti nei confronti di TI e Vodafone, al fine di verificare se quanto risulterebbe anche dalla segnalazione effettuata dall’operatore Ubiquity S.r.l. (società concorrente di TI e Vodafone nel mercato dei servizi oggetto di indagine) corrisponda al vero: TI e Vodafone avrebbero applicato tariffe ai clienti retail per l’invio di SMS informativi aziendali che non sarebbero risultate replicabili nel mercato a valle da parte di concorrenti altrettanto efficienti che acquistano all’ingrosso la terminazione SMS sulla rete mobile di TI e Vodafone, alla luce delle tariffe all’ingrosso di terminazione degli SMS loro applicate. Tale condotta potrebbe integrare per l’AGCM una pratica di c.d. margin squeeze (compressione dei margini) che renderebbe il margine potenziale lasciato ai concorrenti di TI e Vodafone insufficiente a coprire i loro costi specifici che devono sostenere per fornire i servizi ai clienti finali. In altri termini, l’AGCM vuole accertare se TI e Vodafone hanno detenuto la propria posizione dominante detenuta nel mercato a monte della terminazione SMS per escludere i concorrenti nel mercato a valle degli SMS c.d. bulk, mediante strategie di compressione dei margini.

I procedimenti dovranno chiudersi (salvo proroghe) entro il 30 novembre 2017.