Con la sentenza n. 1583 del 2016 il Consiglio di Stato (CdS) ha accolto l’appello proposto dalla società Serralonga Energia s.r.l. (Serralonga) avverso la sentenza del TAR Campania (n. 1404 del 6 marzo 2014) nella parte in cui aveva rigettato la censura relativa al risarcimento danni derivante dal ritardo della Regione Campania nel rilascio di un’autorizzazione unica (AU) per la costruzione e l’esercizio di un impianto eolico.

Per meglio apprezzare la sentenza in commento, occorre ricostruire, seppur brevemente, l’origine della vicenda. Serralonga, in data 24 marzo 2006, presentava alla Regione Campania una istanza per l’ottenimento di una AU per la realizzazione di un parco eolico della potenza di 82,3 MW (costituito da 33 aerogeneratori). Stante l’inerzia dell’amministrazione, la società diffidava l’amministrazione a provvedere sull’istanza. La Regione a sua volta comunicava che il progetto sarebbe stato esaminato dalla commissione V.I.A. secondo l’ordine cronologico previsto nell’elenco dei procedimenti sospesi presso il competente settore regionale. Inizialmente la società impugnava la nota della Regione deducendone l’illegittimità per violazione dei termini perentori di conclusione del procedimento di AU previsto dall’art. 12 del D. Lgs. 387/2003 (termine pari a 90 giorni dalla richiesta) e del connesso subprocedimento di V.I.A. Il TAR adito, definendo il giudizio cautelare, rilevava l’ingiustificato ritardo, ritenendo al contempo che vi si potesse ovviare mediante la definizione del procedimento autorizzatorio. Pertanto veniva convocata la conferenza dei servizi che si concludeva con un esito negativo. La Regione, quindi, con decreto del 9 maggio 2013 negava la richiesta di rilascio dell’AU. Va chiarito anche che qualche mese prima del diniego, la Regione aveva espresso parere favorevole di compatibilità ambientale sul progetto presentato da un altro operatore, Sole Wind s.r.l., per la realizzazione nello stesso Comune di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica e che successivamente aveva rilasciato la relativa AU. A seguito di tali eventi, Serralonga con motivi aggiunti impugnava sia il decreto di diniego dell’AU, sia il provvedimento con cui veniva rilasciata l’autorizzazione all’altro operatore citato.

Con la sentenza di primo grado, il giudice di prime cure aveva rigettato la domanda risarcitoria presentata dalla società Serralonga per il ritardo subito ma, accogliendo i restanti motivi, per l’effetto aveva annullato sia il diniego definitivo di AU, sia i provvedimenti di assenso rilasciati in favore della Sole Wind s.r.l., dal momento che andava riconosciuta la priorità cronologica dell’istanza proposta da Serralonga.

Per quanto riguarda la domanda di risarcimento danni ex art. 34 del c.p.a. (codice del processo amministrativo), il TAR aveva ritenuto che la stessa non potesse trovare accoglimento in considerazione della sua estrema genericità. A detta del giudice di prime cure, non era dato comprendere se la domanda in questione fosse correlata al danno da “mero ritardo” o al danno correlato alla spettanza del bene alla vita. Il giudice aveva quindi chiarito che “…nel primo caso il ritardo non sarebbe un vizio dell’atto ma un presupposto che potrebbe determinare, in concorso con altre condizioni, una possibile forma di responsabilità risarcitoria della PA; nel secondo caso, poiché l’annullamento degli atti impugnati comporterebbe il riesercizio del potere anche di carattere tecnico discrezionale, non potrebbe esservi alcuna certezza in merito alla spettanza del bene alla vita…”.

Venendo alla sentenza in commento, con l’atto di appello Serralonga ha chiesto la riforma della sentenza del TAR limitatamente alla parte in cui è stata rigettata la domanda risarcitoria. Sul punto, il CdS chiamato a pronunciarsi ha accolto la censura di Serralonga ritenendo che la stessa avesse effettivamente richiesto solo una conversione dell’azione di annullamento (degli atti sostanzialmente interlocutori adottati dalla PA) in azione di accertamento dell’illegittimità degli stessi sub specie del ritardo nel provvedere (la c.d. mutatio libelli). Da ciò deriva l’erroneità del percorso motivazionale del giudice di prime cure, che ha qualificato la domanda alla stregua di una domanda risarcitoria, adottando una pronuncia ultra petita. Inoltre il CdS, riconoscendo il ritardo nel rilascio dell’AU, afferma che “…il termine di conclusione del procedimento va qualificato quale principio fondamentale della materia, essendo il D. Lgs. 287/03 ispirato alle regole della semplificazione amministrativa e della celerità e il sostanziale favor del legislatore comunitario e nazionale […] comporta che il margine di intervento riconosciuto alla Regione non tolleri in alcun modo irragionevoli limitazioni, anche in via di fatto, all’installazione dei generatori sul territorio regionale”.

Alla luce di tali considerazioni, il CdS accoglie l’appello di Serralonga accertando l’illegittimità del comportamento inerte tenuto dall’amministrazione regionale. Un’importante pronuncia, espressione di un orientamento molto pragmatico dei giudici amministrativi, coerente con le esigenze di semplificazione e celerità della materia in questione.