Con sentenza dello scorso 26 ottobre la Corte di Giustizia (CdG) si è pronunciata in via pregiudiziale sull’interpretazione della direttiva n. 2005/29/CE in materia di pratiche commerciali sleali nell’ambito di un procedimento a carico della Canal Digital Danmark A/S (Canal Digital) avente ad oggetto le pratiche di commercializzazione di pacchetti di programmi televisivi mediante abbonamento messe in atto da tale società, affermando l’ingannevolezza di una pratica consistente nel suddividere il prezzo di un prodotto in più elementi e nel mettere in evidenza solo uno di essi.  

La vicenda trae origine dal procedimento in cui si imputava alla Canal Digital, società danese che fornisce ai consumatori programmi televisivi in particolare sotto forma di pacchetti ad abbonamento, di aver violato la normativa in materia di pratiche commerciali scorrette nell’ambito di una campagna pubblicitaria riguardante determinati abbonamenti: secondo il giudice danese, detta campagna era costituita da due spot televisivi e dabanner pubblicitari diffusi online in cui venivano date informazioni sui prezzi dei pacchetti tv offerti solo con riferimento al prezzo del forfait mensile, mentre le informazioni relative al prezzo dei servizi connessi (un forfaitsemestrale) venivano presentate in caratteri e dimensioni minori, nonché in posizione del tutto marginale. Il giudice danese rimetteva dunque la questione nelle mani della CdG, ritenendo che il caso di specie sollevasse questioni di interpretazione della direttiva n. 2005/29/CE anche nella misura in cui le disposizioni nazionali che l’avevano trasposta non includevano disposizioni equivalenti all’articolo 7 della direttiva in tema di omissioni ingannevoli, ma queste venivano menzionate soltanto nella relazione del progetto della legge nazionale.  

La CdG, confermando un orientamento ormai consolidato, ha in primo luogo affermato che, per essere considerata ingannevole un’omissione, occorre tener conto del contesto nel quale detta pratica si inserisce, in particolare dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato ai fini di detta pratica commerciale, delle restrizioni in termini di spazio o di tempo imposte da tale mezzo di comunicazione, nonché di qualunque misura adottata dal professionista per mettere le informazioni a disposizione del consumatore con altri mezzi. Il “passo in più” compiuto dalla CdG, invero non molto sorprendente, è che tale principio vale anche qualora tale aspetto non risulti espressamente dal tenore letterale della normativa nazionale di cui trattasi. In altri termini, la CdG ha riconosciuto l’importanza dei lavori preparatori di un atto normativo in sede interpretativa, affermando che anche se la trasposizione di una previsione di una direttiva si colloca unicamente nei lavori preparatori della legge nazionale di attuazione e non nel testo di tale legge, il giudice nazionale dovrà tenere conto anche di questi per adempiere al proprio obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale a quello europeo.  

Inoltre, la CdG ha affermato che quando un professionista ha scelto di fissare il prezzo di un abbonamento in modo tale che il consumatore debba pagare sia un forfait mensile sia un forfait semestrale, dev’essere considerata un’omissione ingannevole la pratica di mettere in particolare evidenza nella pubblicità il prezzo delforfait mensile, mentre quello del forfait semestrale è completamente omesso o è presentato in maniera meno evidente, se tale omissione induce il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, circostanza che va verificata tenendo conto dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, della natura e delle caratteristiche del prodotto nonché delle altre misure che il professionista ha effettivamente adottato al fine di mettere le informazioni rilevanti relative al prodotto a disposizione del consumatore.  

Una strada in salita dunque per le imprese, che si trovano a dover bilanciare da un lato la necessità di creare messaggi pubblicitari in grado di attrarre effettivamente l’attenzione dei consumatori sui propri prodotti, dall’altra l’obbligo di inserire un consistente numero di informazioni nei propri messaggi pubblicitari. Giungono voci dalle istituzioni europee di voler “semplificare” l’impianto normativo a vantaggio di consumatori ed imprese. Si intravedono tentativi di semplificazione anche della modulistica precontrattuale, per snellirla di molti contenuti che le imprese sono ad oggi obbligate ad inserire. Ma nel frattempo, la direzione della CdG sembra muoversi in senso conservativo: omettere o lasciare nell’ombra una componente del prezzo del prodotto pubblicizzato potrebbe costituire un’omissione ingannevole.