Con una sentenza dello scorso aprile pubblicata nelle scorse settimane, il Tribunale di Milano  ha accolto le domande presentate da una società italiana attiva nella gestione di siti web e nella pubblicità online (Attrakt), condannando Google alla restituzione di alcune somme indebitamente trattenute e al risarcimento del danno nei suoi confronti.

Il contenzioso civile in esame è sorto in relazione alla duplice relazione contrattuale esistente tra Google e Attrakt:

  • da un lato, il servizio AdWords, che permetteva ad Attrakt, acquistando determinate key-word, di comparire fra i primi risultati sul motore di ricerca di Google nel momento in cui un utente avesse inserito dette parole-chiave;
  • dall’altro, ai sensi del contratto AdSense, Attrakt metteva a disposizione alcuni spazi pubblicitari all’interno delle proprie pagine web in favore di Google, la quale svolgeva attività d’intermediazione, pagando Attrakt per lo spazio allocato nel proprio sito web e contemporaneamente vendendo tali spazi agli inserzionisti; il processo di scelta degli annunci da inserire in ogni istante in base al tipo di visitatore veniva svolto esclusivamente da Google; la remunerazione dipendeva a sua volta dal numero di click e dalle visualizzazioni.

Attrakt traeva in effetti i suoi profitti proprio dalla differenza fra i compensi versati ed i ricavi ottenuti rispettivamente attraverso questi contratti, e non otteneva ricavi pubblicitari se non da Google, anche in forza dell’esclusiva prevista contrattualmente in favore di quest’ultima. A gennaio 2013, Google notificava ad Attrakt una violazione della policy di AdSense, invitando ad apportare modifiche sul proprio sito e rilevando collegamenti a siti per adulti. In base a quanto emerge dalla sentenza, nonostante le contromisure adottate da Attrakt nel termine assegnatole, dopo 3 giorni l’account AdSense di Attrakt veniva definitivamente disattivato, e Google esercitava il diritto di recesso, previsto senza necessità di preavviso e motivazione dal contratto stipulato tra le parti, asserendo di aver registrato “un’attività di click non validi”, e trattenendo le somme dovute ad Attrakt in relazione alle due ultime mensilità nell’ambito del rapporto AdSense. Solo alcuni mesi dopo, nel luglio 2013, Attrakt decideva di sciogliere anche il secondo contratto AdWords.

Il Tribunale di Milano, accogliendo nella sostanza le doglianze della parte attrice, ha in estrema sintesi, ed inter alia:

  • ravvisato come il recesso esercitato da Google, pur formalmente previsto nel contratto, fosse stato esercitato illegittimamente, in contrasto con il principio di buona fede oggettiva, con il divieto di abuso del diritto nonché con quello di abuso di dipendenza economica (ritenuto dal giudice un “estrinsecazione del principio di buona fede”). Ciò, in particolare, alla luce delle condizioni di disparità tra i soggetti e della dipendenza della parte attrice rispetto a Google, nonché della tempistica improvvisa e delle modalità con cui è avvenuta l’interruzione del rapporto (senza alcuna iniziale motivazione, e soprattutto con il trattenimento da parte di Google di somme dovute a Attrakt). Al riguardo, il giudice ha inoltre ritenuto priva di pregio la difesa della convenuta circa la natura di mero “arbitraggio” del modello di business di Attrakt, sulle cui “…pagine del sito […] atterravano gli utenti contenevano annunci Google AdSense mascherati da risultati di ricerca”: il Tribunale ha infatti ritenuto che Google fosse ben a conoscenza di tale sistema e che anzi avesse in una certa misura cooperato al suo sviluppo;
  •  ritenuto assorbita nelle precedenti qualificazioni la doglianza circa l’esistenza di un abuso di posizione dominante (i.e. una violazione della disciplina antitrust, strettamente intesa);
  • condannato, quindi, Google, al risarcimento del danno procurato a Attrakt dai suddetti comportamenti illeciti;
  • accertato, altresì, l’inadempimento contrattuale di Google rispetto all’accordo AdSense, condannandola al pagamento delle somme indebitamente trattenute al momento del recesso;
  • riconosciuto, al contempo, alcuni crediti maturati da Google nei confronti di Attrakt ai sensi del contratto AdWords, che come visto è rimasto in vigore per alcuni mesi successivamente al recesso da quello AdSense.

La sentenza, pur non contenendo particolari spunti innovativi, appare un’ulteriore, interessante testimonianza di un uso giudiziale piuttosto ampio, nell’ambito dei rapporti fra imprese, di fondamentali principi generali del nostro ordinamento, quali la buona fede ed il divieto dell’abuso del diritto (il cui rapporto, peraltro, non è chiarito). Ciò, finanche a discapito, in una certa misura, della figura dell’abuso di dipendenza economica: anche se i caratteri e la ratio a fondamento di questo istituto sono ampiamente richiamati per definire il perimetro della condotta consentita all’impresa “forte”, tale disciplina sembra vedere il proprio spazio autonomo di concreta applicazione di fatto “compresso” dall’invadenza dei predetti principi; e ciò, allo stesso tempo, finisce per svalutare l’importanza di una rigorosa definizione dei requisiti specifici della norma in questione (la cui sussistenza, peraltro, non era forse controversa nel caso di specie, che il giudice ha ritenuto al riguardo “di scuola”).

La sentenza ha carattere non definitivo, essendo stata la quantificazione del danno rinviata dopo l’esito di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) disposta dal giudice.