L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) lo scorso 8 giugno ha imposto sanzioni “pesanti” ai principali operatori attivi nel mercato della distribuzione automatica e semi-automatica (c.d. vending) di alimenti e bevande e alla loro associazione di categoria CONFIDA per una presunta intesa anticoncorrenziale. Per l’AGCM, gli operatori sanzionati avrebbero posto in essere un accordo volto a mantenere alto il livello dei prezzi e a preservare la redditività delle imprese, ripartendosi il mercato e la clientela, nonché avrebbero effettuato uno scambio di informazioni sensibili per coordinare i rispettivi prezzi di vendita.

In particolare, l’AGCM ha ritenuto che tali imprese si siano ripartite il mercato e la clientela per effetto di un “patto di non belligeranza”, concretizzatosi nell’astensione reciproca dal formulare offerte ai rispettivi clienti, anche in occasione di gare d’appalto, ovvero nel presentare offerte non competitive ai clienti dei concorrenti c.d. “amici”. A tale “patto” sarebbe stato connesso un sistema di aggiustamenti “ex post” volto a compensare eventuali sottrazioni di clienti ai concorrenti “amici”, nonché a “restituire” clienti di valore equivalente (in termini di erogazioni). Inoltre, in particolar modo grazie al coinvolgimento dell’associazione di categoria CONFIDA, le stesse imprese avrebbero posto in essere uno scambio continuo e dettagliato di informazioni concorrenziali sensibili ed avrebbero coordinato i rispettivi prezzi di vendita, frenando condotte aggressive da parte del mercato in occasione di eventi esterni (come l’adeguamento all’incremento dell’aliquota IVA disposta dal D.L. 63/2013). In particolare, CONFIDA è stata ritenuta dall’AGCM un soggetto “essenziale” nell’attuazione del predetto scambio di informazioni, per l’estesa portata dei suoi interventi (circolari, comunicati stampa, incontri sul territorio), nei confronti della generalità dei gestori operanti nel mercato nazionale.

A valle della propria istruttoria l’AGCM avrebbe raccolto, a sua detta, ampia evidenza delle condotte sopra descritte, tra cui ad esempio trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercorse tra il segnalante ed il call center di un partecipante al presunto cartello (elemento da cui aveva tratto origine il procedimento), manoscritti ed appunti da cui si sarebbe desunta l’esistenza di patti di “..reciproco sostegno..” o “…gentlemen’s agreement da rispettare..”, vari scambi di email, verbali e documentazione di vario tipo che avrebbe confermato il ruolo di facilitatore dell’associazione di categoria. La presunta intesa è stata ritenuta dall’AGCM molto grave per la natura delle condotte poste in essere ed avrebbe anche prodotto effetti anticoncorrenziali, che avrebbero consentito alle imprese di mantenere le proprie quote di mercato sostanzialmente stabili ed aumentare i prezzi in maniera più che proporzionale rispetto ai costi sottostanti.

Pertanto, l’AGCM ha ritenuto di attribuire, ai fini del computo dell’importo base della sanzione, alle imprese interessate un coefficiente di gravità particolarmente elevato, pari al 20% del valore delle vendite rilevanti ed a CONFIDA un coefficiente del 15%. Inoltre, l’AGCM, in considerazione della particolare gravità, ha ritenuto di applicare un ammontare aggiuntivo (c.d. entry fee) nella misura del 15% del valore delle vendite oggetto dell’infrazione in ragione della pervasività e sistematicità dell’infrazione. Specifiche aggravanti sono state poi addebitate ad alcune imprese per aver svolto un ruolo decisivo nella promozione, organizzazione e monitoraggio delle condotte contestate, mentre ad altre imprese sono state applicate attenuanti per aver adottato programmi di compliance prima dell’invio della comunicazione delle risultanze istruttorie. Di particolare interesse risulta il fatto che l’AGCM abbia deciso di applicare il punto 34 delle proprie Linee Guida, che consente motivate deroghe all’applicazione delle medesime in considerazione di specifiche circostanze del caso concreto. In particolare, ai soggetti cui era stata riconosciuta un’aggravante in ragione del ruolo decisivo nella promozione delle condotte contestate (circostanza che non era compensata dal riconoscimento di circostanze attenuanti) non è stata applicata alcuna riduzione; i soggetti cui non era stata riconosciuta né alcuna attenuante né aggravante hanno fruito di una riduzione del 5% della sanzione calcolata (ossia come ricondotta al limite edittale); mentre i soggetti cui non era stata riconosciuta nessuna aggravante ma un’attenuante per aver adottato un programma di compliance antitrust hanno beneficiato di una riduzione della sanzione del 10%. L’AGCM ha quindi ritenuto di adeguare la sanzione finale - già al massimo edittale del 10% del fatturato, come era facilmente prevedibile trattandosi si imprese mono-prodotto per cui il meccanismo di calcolo aveva portato ad un ammontare molto superiore a tale 10% - per tenere effettivamente conto delle diverse posizioni delle parti, con particolare riguardo alle circostanze aggravanti e attenuanti loro riconosciute.

L’AGCM sembra pertanto aver finalmente preso atto della necessità di modulare la posizione delle differenti imprese sanzionate al fine di dar conto in concreto della diversa gravità delle rispettive condotte, valorizzando le aggravanti e le attenuanti riconosciute loro a valle della riconduzione dell’importo inizialmente calcolato al massimo edittale previsto dalla normativa.

Non resta che vedere se le imprese sanzionate decideranno di impugnare dinanzi al TAR il voluminoso ed articolato provvedimento dell’AGCM.