I vertici dell’Unione Europea hanno ricordato alle principali compagnie aeree, tra le quali le lowcost EasyJet e Ryanair, che al fine di continuare ad operare le rotte con partenza e arrivo all’interno dell’UE dopo la Brexit, sarà necessario avere una sede in Europa e la maggioranza del capitale sociale posseduto da uno o più Stati membri o da cittadini di uno o più Stati membri, così da garantire il controllo di fatto, diretto o indiretto, sulla società.

Una parte importante dei modelli di business di alcune compagnie aeree consiste nella possibilità di operare rotte domestiche in tutti gli Stati membri e rotte intraeuropee tra Stati membri differenti da quello in cui la compagnia aerea ha la sua sede principale. Ciò potrebbe comportare la necessità di nuovi investimenti fuori dal Regno Unito per mantenere la propria quota di mercato.

Indiscrezioni di stampa riportano come imminente il comunicato ufficiale con cui EasyJet annuncerà la creazione di una società operativa con sede in uno Stato membro dell’Unione in modo da garantirsi una licenza d’esercizio europea. Mentre Ryanair, avendo sede in Irlanda, non dovrà trasferirsi, anche se è stato riportato che il 60% delle sue azioni che sono attualmente di proprietà di investitori europei si ridurrà al 40% una volta che gli azionisti del Regno Unito saranno esclusi dall’UE, rendendo essenziale riportare ad almeno il 51% la quota di capitale posseduta da soggetti europei.

Altre compagnie saranno probabilmente costrette a modificare i propri assetti al fine di mantenere la quota azionaria di proprietà europea sopra al 50%. Come nel caso di IAG, International Airlines Group, società madre della British Airways, di Iberia e di altri vettori europei la cui operatività potrebbe essere a rischio dopo la Brexit.

Se alcune imprese stanno già cercando sedi alternative e valutando le opzioni utili a garantire che le loro partecipazioni siano possedute in maggioranza da soggetti europei, altre, invece, continuano a sperare in un accordo positivo in materia aeroportuale con la Commissione nell’ambito del negoziato per la Brexit.

Il cambiamento delle strutture finanziarie ed operative delle compagnie aeree volto ad ottenere una più forte presenza sul continente, potrebbe avere notevoli conseguenze economiche negative per il Regno Unito. Inoltre, qualora queste scegliessero di gestire i propri voli domestici sul continente tramite la creazione di società con sede in Europa, si rischierebbe una riduzione del personale impiegato nel Regno Unito.

Londra potrebbe rispondere a una severa applicazione delle norme sulla limitazione delle partecipazioni straniere da parte di Bruxelles varando misure della stessa natura e impedendo ai vettori non aventi sede nel Regno Unito di effettuare le rotte domestiche. Anche se l’auspicio condiviso da tutte le parti nel settore dell’aviazione è che si raggiunga un accordo in tempi rapidi, così da limitare i possibili danni al settore.